Blue Economy Veneto: Venezia guida la crescita
Il Rapporto del Mare mette in luce il balzo del valore aggiunto e dell'occupazione, con Venezia terza provincia italiana per imprese blu
Il Rapporto del Mare mette in luce il balzo del valore aggiunto e dell'occupazione, con Venezia terza provincia italiana per imprese blu
Il Veneto registra un aumento del valore aggiunto della Blue Economy del +30,5% e dell'occupazione del +20,2% nel biennio 2023/2022; Venezia conta 9.572 imprese blu ed è terza in Italia per numero assoluto di aziende del settore. Il moltiplicatore regionale è 2,1, con una filiera che genera 19,3 miliardi di euro.
Tra pochi anni si parlerà del 2024 come dell'anno in cui la Blue Economy Veneto ha cambiato passo: non tanto per un singolo progetto, quanto per la somma di effetti che hanno spostato risorse, lavoro e attenzione dal litorale all'intero tessuto produttivo regionale.
I dati emersi al Salone Nautico di Venezia dal XIII Rapporto del Mare, con il lavoro dell'Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare e del Centro Studi Tagliacarne, delineano una geografia economica che mette il mare al centro di catene produttive larghe e articolate. Milano o Genova non c'entrano: qui il valore si genera a cavallo tra porto, cantieri e territorio.
Il conteggio nazionale parla chiaro: la filiera dell'economia del mare genera miliardi e occupazione. In Italia il valore aggiunto diretto segna una cifra a due cifre di miliardi; il dato tecnico che più salta all'occhio è il moltiplicatore economico: ogni euro speso nella Blue Economy produce un effetto a catena che si traduce in economia aggiuntiva. Nel Nord-Est questo effetto è ancora più accentuato, con valori che riflettono un forte legame tra costa e industria dell'entroterra.
In Veneto quel moltiplicatore vale 2,1. Tradotto: i 6,2 miliardi di valore aggiunto diretto si moltiplicano in circa 13,1 miliardi di indotto, per una ricchezza complessiva di 19,3 miliardi, pari al 10,9% del PIL regionale. È una misura che spiega perché interventi mirati su porto, logistica e formazione possono avere impatti superiori al semplice investimento iniziale.
Il cuore della Blue Economy regionale pulsa nelle province di Venezia e Rovigo, con 40 comuni costieri che, pur ospitando una minoranza della popolazione veneta, producono una quota significativa della ricchezza regionale. I numeri del 2023-2024 testimoniano una compressione demografica ma un ampliamento economico: ricchezza concentrata, impatto sparso.
I dati del Rapporto segnalano un valore aggiunto diretto di 6,2 miliardi di euro e una crescita del +30,5% sul biennio 2023/2022. L'occupazione tocca i 79.897 addetti, con un aumento del +20,2%, mentre le imprese registrate sono 14.293, con una flessione contenuta del -1,8% rispetto all'anno precedente. Numeri che fanno della Blue Economy una leva non solo stagionale ma di sistema.
La struttura della filiera veneta mette in cima il turismo nautico: i servizi di alloggio e ristorazione pesano per il 45,9% del valore aggiunto regionale. Dietro, a distanza significativa, ci sono movimentazione di merci e passeggeri (18,5%) e cantieristica (13,4%).
Questa distribuzione spiega due aspetti distinti: da un lato si crea occupazione stagionale e una domanda concentrata nei mesi estivi; dall'altro emergono catene industriali legate alla produzione, alla manutenzione e alla logistica che richiedono competenze e investimenti stabili nel tempo.
La provincia di Venezia figura al terzo posto in Italia per numero assoluto di imprese blu (9.572), con il 15,4% del valore aggiunto provinciale attribuibile alla Blue Economy. Anche l'occupazione e la quota di imprese marittime sulla totalità provinciale segnano percentuali rilevanti, riflettendo un sistema urbano e portuale che trascina domanda di servizi e manifattura.
Rovigo è invece interessante per la densità: la quota di imprese blu sul totale provinciale si mantiene elevata e mette in evidenza una vocazione produttiva meno dipendente dal turismo stagionale ma più orientata alla logistica, all'agroindustria e alle filiere di supporto al trasporto marittimo.
Non tutti i segnali vanno nella stessa direzione. Le imprese giovanili diminuiscono del -10,7% e rappresentano l'8,1% del totale, mentre le imprese femminili scendono del -4,1% a una quota del 18,4%. Questi dati fotografano una difficoltà nel ricambio generazionale e nella piena inclusione, questioni che chiedono politiche di incentivazione, accesso al credito e percorsi formativi mirati.
Al contrario, l'internazionalizzazione procede: le imprese guidate da cittadini stranieri crescono del +25,4% e arrivano a rappresentare il 10,1% del settore, offrendo una spinta alla diversificazione e alla capacità di risposta sui mercati esteri.
Dinamiche giovanili: -10,7% sul periodo; presenza complessiva 8,1%.
Parità di genere: imprenditrici 18,4%, tendenza negativa -4,1%.
Internazionalizzazione: imprese straniere +25,4%, quota 10,1%.
La bilancia commerciale della Blue Economy veneta chiude il periodo con un saldo negativo di 990,6 milioni. La filiera ittica pesa sul risultato: export per 150 milioni contro import per 1.151 milioni, un disavanzo di 1.000,8 milioni. La cantieristica, invece, mostra un piccolo surplus di 10,2 milioni (export 26 milioni, import 15 milioni).
Lo squilibrio della pesca e dei prodotti ittici indica un nodo strutturale che passa per filiere più corte, logistica efficiente e tracciabilità; senza interventi mirati la dipendenza dalle importazioni continuerà a comprimere il saldo commerciale regionale.
Il Rapporto del Mare è stato illustrato durante l'evento organizzato da Camera di Commercio, Azienda Speciale Informare e Assonautica Italiana. Nei prossimi mesi i dati saranno al centro di incontri istituzionali e verranno portati al Ministero per la Transizione Ecologica e alla cassa di confronto del Blue Forum: tappe concrete in cui si decideranno misure su infrastrutture, internazionalizzazione e formazione professionale nel settore marittimo.
Se questi passaggi porteranno a decisioni operative, la sfida che resta è trasformare l'espansione numerica in occupazione di qualità e in governance territoriale: non solo crescere, ma farlo in modo sostenibile e distribuito sul territorio.
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