''All'arrembaggio!'' L'abbordaggio nei secoli
L'epilogo della battaglia tra due navi
L'epilogo della battaglia tra due navi
Nella storia millenaria delle battaglie navali si abbordava una nave per combattere da ponte a ponte, e catturare o eventualmente affondare il vascello nemico.
In tempi antichi le navi, tipicamente triremi, avevano sulla prua una struttura rinforzata detta rostro, col quale potevano sfondare la fiancata della nave nemica, e quindi (essendo sconosciuto l'uso dei compartimenti stagni) causarne l'affondamento.
Qualora tale manovra non fosse andata a buon fine, l'alternativa era cercare di assaltare, armi in pugno, l'altra trireme ormai vicina.
.jpg)
Modello di trireme con rostro - Da www.libreriainternazionaleilmare.blogspot.com
I Romani (valorosi e abili soldati, ma meno che mediocri marinai di fronte ai Cartaginesi) decisero le sorti e la vittoria definitiva della loro Patria mediante l'abbordaggio; con questa tattica, trasformavano le piattaforme delle navi, saldamente unite mediante i corvi, in un ristretto e stabile campo di battaglia. In tal modo non era necessario manovrare in maniera accurata per scontrare la nave nemica nel bordo, ma era sufficiente riuscire ad affiancarla.
Esempio classico di battaglia vinta tramite l'abbordaggio è quella data da Gaio Duilio ai Cartaginesi presso le isole Lipari. Devono ritenersi ordigni di abbordaggio le cime munite di falce con cui le navi di Bruto ebbero ragione di quelle dei Britanni, nella campagna di Cesare nelle Gallie.
Nel Medioevo
Durante il Medioevo, le galere più che la tecnica del rostro sfruttarono ampiamente l'abbordaggio, malgrado l'invenzione delle armi da fuoco.
.jpg)
La battaglia di Lepanto - Immagine da studiotablinum.com
Con l'adozione della navigazione a vela, scomparve del tutto il rostro, in quanto il bompresso sporgeva ampiamente oltre la sagoma della prua.
Nei vascelli, nelle fregate, nelle corvette a vela, si tenevano pronti i plotoni d'arrembaggio. Al comando dato, dalle manovre, dalle batterie, dai vari servizi di bordo, accorrevano gli uomini designati a correre all'arrembaggio o a respingere quello nemico.
La manovra di abbordaggio era di solito la mossa conclusiva dello scontro tra due unità navali. Infatti inizialmente le navi si fronteggiavano col fuoco dei cannoni e solo dopo aver ridotto la possibilità di manovra dell'imbarcazione nemica, magari distruggendo le velature e gli alberi che le sostenevano, ci si affiancava ad essa, ricorrendo anche, come ausilio, a cime con appositi rampini con le quali agganciare l'altra nave.

Battaglia tra cannoniere
Un'altra tecnica consisteva nel far impigliare il bompresso nel sartiame della nave da abbordare ed usarlo poi come un ponte. Similmente, nella guerra da corsa, in cui uno degli scopi del corsaro era anche l'arricchimento personale, l'abbordaggio era pratica molto diffusa in quanto permetteva di entrare in possesso della nave predata integra e di poterla quindi derubare delle merci trasportate.
Con l'avvento della navigazione a vapore, la guerra moderna, il siluro e lo sviluppo di cannoni di grosso calibro e a lunga gittata, la guerra sui mari è totalmente cambiata e, poiché viene spesso combattuta tra unità a notevole distanza l'una dall'altra, l'abbordaggio non vi ha quasi più alcun ruolo.
Nei combattimenti navali del XX secolo è estremamente improbabile che due unità possano venire all'abbordaggio.Il fatto può verificarsi specialmente nei combattimenti notturni del naviglio leggero. Ne abbiamo un esempio nel periodo della Grande Guerra, quando due cacciatorpediniere inglesi, l'HMS Swift e l'HMS Broke, in una notte del dicembre 1917, incontrando nei pressi dello stretto di Dover una squadriglia di cacciatorpediniere tedeschi che compiva una scorreria, vi posero lo scompiglio, affondando due unità con una manovra di abbordaggio, in cui i marinai di ambo i lati combatterono con rivoltelle e armi bianche.
.jpg)
The Dover patrol:HMS Swift e HMS Broke, 1917 - By www.maritimeoriginals.com
L'abbordaggio oggi
Oggigiorno si verificano ancora sporadici episodi di abbordaggio, soprattutto durante atti di pirateria: ad esempio in zone ben precise lungo le coste africane e asiatiche, su rotte commerciali dove ancora si pratica la pirateria; oppure in tutti quei casi in cui occorra effettuare operazioni di polizia marittima.
In entrambi i casi, però, solitamente l'abbordaggio della nave ostile o predata, al contrario dei tempi passati, viene effettuato mediante piccole unità leggere e veloci (motoscafi e gommoni) e in generale con imbarcazioni con un dislocamento molto minore di quello delle unità da abbordare, che sono per lo più navi prive di armamento.
Ti Potrebbe Interessare Anche
Sergio Davì, l’uomo degli oceani: la nuova sfida verso l’Argentina
Navigatore d’altura, skipper professionista e gommonauta estremo, Sergio Davì è uno dei pochi uomini al mondo ad aver attraversato...
New York arrivando dal mare. Ricordi di un giovane ufficiale della Marina Mercantile...
Ci sono città che si visitano e città alle quali si arriva. Per me New York appartiene alla seconda categoria. Vi arrivavo dal mare, dopo...
Il mare della comunità
Il porto conosce due giornate diverse, ogni anno. Non le distingue il calendario, ma il respiro dell’aria e il modo in cui la città...
Regata oceanica: 18 miglia in 9 ore nella notte offshore
03:10 UTC. 27 nodi da Ovest. Prua 112°. J2 e un terzarolo in randa. Il log segna 18,4 nodi medi sull’ultima ora. 0,8 miglia recuperate sul battistrada,...
Nave Italia: Via col Vento porta 12 giovani a bordo dal 16 giugno
Nave Italia salpa dal porto di Brindisi il 16 giugno con a bordo dodici giovani per una navigazione pensata come intervento educativo e riabilitativo:...
Idrovolanti Trieste: il ritorno dopo 90 anni
1 aprile 1926: partirono i primi idrovolanti commerciali italiani. Oggi, a novant'anni di distanza, la rotta tra Idrovolanti Trieste e Torino è...
Storie di mare/ Suez non è solo un Canale, è memoria. Anche italiana
Ho seguito con particolare interesse l’incontro dedicato al Canale di Suez organizzato dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di...
AIL & ARIA: vela, memoria e rinascita in mare
La bussola originale del 1935 giace sul tavolo come se avesse appena smesso di battere; il metallo è scurito, i numeri consumati, la lancetta punta...
Ocean Globe Race 2027: il ritorno al mondo senza autopiloti
Niente GPS, niente autopiloti: nel 2027 l’Ocean Globe Race torna a misurare il coraggio umano contro l’immenso degli oceani, restando fedele...