Nave Italia: Via col Vento porta 12 giovani a bordo dal 16 giugno
Progetto APMARR a bordo del brigantino per un’esperienza educativa e riabilitativa tra Brindisi e Manfredonia
Progetto APMARR a bordo del brigantino per un’esperienza educativa e riabilitativa tra Brindisi e Manfredonia
Dal 16 al 20 giugno Nave Italia ospita il progetto «Via col vento» di APMARR: 12 bambini e adolescenti con patologie nefropatiche o reumatologiche dell'Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari vivranno a bordo laboratori, attività musicali e percorsi creativi per promuovere autonomia, resilienza e inclusione, condividendo la vita di bordo con l'equipaggio della Marina Militare.
Nave Italia salpa dal porto di Brindisi il 16 giugno con a bordo dodici giovani per una navigazione pensata come intervento educativo e riabilitativo: non un trasferimento, ma cinque giorni che mettono al centro la pratica quotidiana e la relazione tra pari.
Dal 16 al 20 giugno il brigantino ospiterà il progetto «Via col vento», promosso dall'APMARR — Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare — nell'ambito della Campagna 2026 della Fondazione Tender To Nave Italia ETS. A bordo saranno imbarcati dodici ragazzi seguiti dall'Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari, con diagnosi nefropatiche o reumatologiche. Il percorso unisce attività educative, laboratori espressivi e la condivisione della vita quotidiana con l'equipaggio della Marina Militare, trasformando compiti pratici in occasioni di apprendimento.
Per molti partecipanti la routine medica ha ridefinito il perimetro delle esperienze: visite, terapie, lunghi tempi di attesa. A bordo si ribalta quell'angolo di vita. I ragazzi non vengono trattati come pazienti in vacanza terapeutica, ma come membri con ruoli concreti: si impara a dare il nodo corretto, a tenere il timone, a distribuire i turni di cucina. Piccoli compiti, grandi differenze.
Le attività prevedono laboratori ludico‑espressivi, percorsi creativi e sessioni musicali studiati per stimolare abilità sociali e relazionali. L'interazione con l'equipaggio introduce una gerarchia funzionale in cui collaborazione e disciplina sono pratiche: si lavora insieme per issare una vela, si discute la strategia per manovrare in rada, si ridistribuiscono i ruoli quando il mare cambia. Non è teoria, è prova diretta.
La metodologia combina strumenti educativi e riabilitativi: la barca diventa un ambiente terapeutico che espone i partecipanti a stimoli emotivi intensi mantenendo livelli elevati di sicurezza. Il personale scientifico della Fondazione e lo staff sanitario seguono passo dopo passo le attività, annotano progressi e correggono traiettorie pedagogiche quando serve.
La capo progetto, dott.ssa Rosa Maria Balice, definisce il viaggio come un percorso che parte a terra e prosegue a bordo: la preparazione pre‑imbarco introduce regole e obiettivi; la navigazione traduce quei concetti in pratica; la ricaduta a terra consolida quanto appreso. La project manager della Fondazione, Luisa Iaria, articola l'intervento in tre fasi chiare, con strumenti di monitoraggio e valutazione pensati per raccogliere risultati misurabili.
La tappa Brindisi–Manfredonia è inserita in un calendario che fino al 31 ottobre toccherà 19 porti italiani. Nel corso della campagna sono previsti circa 300 ragazzi e 100 accompagnatori, per un totale che supera le 400 presenze: numeri che richiedono logistica puntuale, turni di equipaggio ben calibrati e protocolli sanitari consolidati.
Tra fine giugno e luglio il calendario prevede altre traversate rivolte ad adolescenti in chiusura di percorso oncologico, progetti per persone con diabete di tipo 1 e iniziative realizzate con cooperative sociali locali. Ogni tappa mantiene la stessa struttura operativa: convivenza a bordo, laboratori mirati, coincidenza tra routine di nave e obiettivi educativi.
La Fondazione Tender To Nave Italia ETS, attiva dal 2007, ha sviluppato una prassi consistente: imbarcare piccoli gruppi fragili e proporre esperienze strutturate di crescita. Dall'avvio dell'attività a oggi sono state imbarcate 7.867 persone tra passeggeri speciali, operatori e volontari e realizzati 371 progetti. Numeri che non sono metafora, ma materia prima per affinare protocolli e risorse.

Il metodo poggia su tre elementi pratici: attività condivise con l'equipaggio, percorsi educativi e riabilitativi seguiti da personale scientifico, e misure di sicurezza che permettono l'esposizione a stimoli emotivamente intensi. Il brigantino, con la bandiera della Marina Militare, diventa così piattaforma operativa replicabile su scala nazionale: una nave trasformata in aula, palestra e laboratorio contemporaneamente.
Gli esiti attesi sono concreti e misurabili: maggiore autonomia nelle azioni quotidiane, miglioramento delle abilità relazionali, incremento della fiducia nelle proprie competenze e maggiore partecipazione a reti di mutuo aiuto. Le osservazioni raccolte durante la navigazione serviranno a verificare cambiamenti nello stile di vita familiare e scolastico dopo lo sbarco.
La collaborazione con la Marina Militare fornisce il contesto tecnico necessario per gestire la vita di bordo, garantire la sicurezza delle attività e rendere operative esercitazioni che fanno parte del percorso educativo. Il rigore militare, in questo caso, è veicolo di supporto e non fine a se stesso.
La tappa Brindisi–Manfredonia affronta il bisogno di servizi che intrecciano assistenza sanitaria, intervento educativo e inclusione sociale: una risposta calibrata su piccoli gruppi, ripetibile e monitorabile, che mira a produrre risultati osservabili e riproducibili.
All'ultimo sussurro del vento tra le sartie e al rumore del mare contro lo scafo, restano sensazioni tangibili. La voce si modula per farsi udire sul ponte, le dita imparano la presa corretta sul nodo, il contatto della corda bagnata rimane sulla pelle: ricordi che si traducono in abilità pratiche e in una nuova posizione rispetto al mondo, da persona assistita a membro attivo di un equipaggio.
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