Idrovolanti Trieste: il ritorno dopo 90 anni
Rievocazione della linea Trieste–Torino: Cessna 206 e 172 ripercorrono la rotta del 1926, mostra storica e proposta di idrosuperficie a Pavia
Rievocazione della linea Trieste–Torino: Cessna 206 e 172 ripercorrono la rotta del 1926, mostra storica e proposta di idrosuperficie a Pavia
Trieste ha ospitato la rievocazione del 90° anniversario della linea aerea commerciale Trieste–Torino: due idrovolanti moderni (Cessna 206 e 172) hanno effettuato scali a Pavia e Trieste, con annulli filatelici, mostra storica sulla SISA e la proposta dell'Aero Club di Como per una idrosuperficie sul Ticino.
1 aprile 1926: partirono i primi idrovolanti commerciali italiani. Oggi, a novant'anni di distanza, la rotta tra Idrovolanti Trieste e Torino è tornata concreta sulle acque del golfo e sulle rive del Po, con un gesto visibile e riconoscibile: l'appoggio sull'acqua davanti a Piazza Unità che ha richiamato curiosità e memoria.
Il richiamo non era solo simbolico. Due velivoli moderni — un Cessna 206 e un Cessna 172 dell'Aero Club di Como — hanno percorso la tratta storica con scalo a Pavia, esattamente com'era previsto nei programmi del 1926. La distanza coperta è stata di 574 chilometri. La scena dell'ammaraggio davanti al lungomare è rimasta impressa, non tanto per la teatralità, quanto per la semplicità dell'operazione: un velivolo che tocca l'acqua e diventa parte della città.
La giornata ha seguito il modello della prima linea commerciale avviata dalla S.I.S.A.</b., con partenze alternate e uno scalo tecnico a Pavia per il cambio passeggeri e il trattamento della posta. Il Cessna 206, capace di ospitare fino a cinque persone, è stato ormeggiato prima davanti alla sede della Guardia Costiera e poi alla base della Lega Navale, dove è rimasto visibile fino al calare della luce.
Accanto alle manovre c'erano attività che guardavano al passato con strumenti concreti: una mostra fotografica composta da sessanta immagini d'epoca, modellini in scala dei velivoli e proiezioni di filmati realizzati in volo. Il Club Esperia 1919 di Como ha curato un annullo filatelico commemorativo; buste e cartoline sono state imbarcate e timbrate nelle varie tappe, riproducendo la prassi postale della linea originale.
Gli spazi espositivi hanno alternato pannelli storici e oggetti che spiegano come funzionava allora una linea commerciale su acqua: macchine fotografiche d'epoca, mappe delle rotte e testi che mettono in relazione porto, aviazione e turismo. I visitatori hanno potuto avvicinarsi ai velivoli e vedere dal vivo strumenti e procedure, in un dialogo costante fra tecnica e memoria.
Tra gli ospiti figuravano rappresentanti della Lega Navale, dell'Associazione di Cultura Aeronautica “Mare–Cielo Gianni Widmer” e docenti e allievi delle sezioni aeronautiche dell'Istituto Nautico di Trieste. Il presidente nazionale della Lega Navale, Romano Sauro, ha partecipato alle celebrazioni insieme ad altri protagonisti locali.
L'ammaraggio resta la fase più delicata. I piloti lo hanno descritto con poche parole: «ogni ammaraggio è diverso dall'altro». La superficie d'acqua si comporta come una pista che muta a seconda del vento, della marezza e delle correnti, e la valutazione delle condizioni è sempre caso per caso. Nel corso delle manovre il Cessna 206 ha sfruttato condizioni favorevoli per scendere, venire trainato e trovare posto ai pontili come fosse un natante.
La normativa vigente equipara parte delle operazioni degli idrovolanti al trattamento dei gommoni e dei piccoli natanti per quanto riguarda il traino in acqua. Questo elemento amministrativo snellisce alcune procedure, ma non elimina la necessità di coordinamento stretto tra autorità portuali, Capitaneria e enti locali: servono boe, segnalazioni temporanee e assistenza per il traino e l'ormeggio.
Requisiti tecnici emersi durante le operazioni: perimetrazione dell'area di manovra con boe; segnalazione di divieto di navigazione temporaneo; assistenza al traino e all'ormeggio; controllo meteo e punti di emergenza.
Equipaggio e capacità: i velivoli coinvolti hanno equipaggi misti, con piloti dell'Aero Club e la partecipazione di un allievo dell'ultimo anno dell'Istituto Nautico per attività dimostrative e formative a bordo.

Le procedure a terra e in acqua sono state provate più volte, con esercizi di ormeggio e simulazioni di piccoli incidenti gestiti in sicurezza. Il lavoro dietro le quinte — autorizzazioni, coordinamento tra enti, pianificazione delle rotte — è parte integrante del racconto, anche quando l'immagine rimane quella di un idrovolante fermo davanti alla costa.
La rievocazione ha riportato l'attenzione sulla catena produttiva che collegava i cantieri navali triestini alla produzione aeronautica. I fratelli Cosulich e il Cantiere Navale Triestino (CA.N.T.) figurano nella mostra come nodi di una filiera che, agli inizi del Novecento, metteva in gioco capacità industriali e visioni di collegamento tra città.
Nel 1923 le Officine Aeronautiche di Monfalcone costruirono i CANT 10 ter, i velivoli che segnarono la linea commerciale iniziale; la rassegna alla Lega Navale ha ricostruito quella filiera con immagini d'archivio e modellini che raccontano i processi di progettazione e posa in acqua. Chi ha visitato la mostra ha trovato materiali tecnici e testimonianze che spiegano come si passava dall'idea al mare.
Sul fronte operativo la rievocazione ha riportato in discussione l'uso turistico contemporaneo degli idrovolanti: ipotesi di collegamenti dal Golfo di Trieste verso l'Istria e la Dalmazia e la proposta — portata dall'Aero Club di Como — di creare un'idrosuperficie a Pavia. L'idea prevede un perimetro in acqua delimitato da boe e regole che consentono ammaraggi in giorni prestabiliti senza intralciare la navigazione ordinaria.
La proposta ha ricevuto riscontri istituzionali: il sindaco di Pavia e il presidente del Club Vogatori l'hanno giudicata «fattibile» e disponibili a considerare interventi a basso impatto ambientale. È emerso un tema ricorrente: come coniugare turismo di nicchia, protezione degli habitat e l'uso funzionale degli spazi d'acqua urbani.
La rievocazione ha messo in scena più livelli: la tecnica del volo sull'acqua, la memoria industriale della SISA e dei CANT, e la proposta operativa di riuso contemporaneo di spazi d'acqua. I prossimi passi riguardano pratiche amministrative e progetti tecnici per formalizzare eventuali idrosuperfici e verificare la compatibilità delle rotte turistiche prospettate.
La storia non si è chiusa con il rientro dei velivoli: resta sul tavolo la ridefinizione del rapporto tra città, porto e cielo. La rievocazione ha riaperto un capitolo che ora richiede scelte tecniche e decisioni politiche; il passo successivo è il lavoro, concreto, negli uffici e nei cantieri.
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