Ocean Globe Race 2027: il ritorno al mondo senza autopiloti
Tapio Lehtinen e Galiana guidano la quinta partecipazione, il progetto Neptune sfida limiti e la regata retrò rivive con una copertura live che rispetta lo spirito degli anni ’70
Tapio Lehtinen e Galiana guidano la quinta partecipazione, il progetto Neptune sfida limiti e la regata retrò rivive con una copertura live che rispetta lo spirito degli anni ’70
L’Ocean Globe Race torna nel 2027 con una flotta di barche d’epoca e progetti moderni che puntano tutto sull’abilità umana. Tapio Lehtinen saluta la quinta circumnavigazione a bordo di Galiana; Outlaw, Explorer, Neptune e Panacea sono tra le squadre attese. Regolamenti rigorosi, percorsi storici e una trasmissione live via OGR LIVE Window promettono una narrazione in tempo reale senza compromessi tecnologici, mantenendo intatto il fascino del giro del mondo guidato dai velisti.
Niente GPS, niente autopiloti: nel 2027 l’Ocean Globe Race torna a misurare il coraggio umano contro l’immenso degli oceani, restando fedele allo spirito della Whitbread originale. Si corre con barche d’epoca o dallo spirito storico, equipaggiate solo con strumenti classici e con una preparazione atletica e tattica al limite. La regata privilegia mani e occhi dei marinai, affidati a sestanti, carte nautiche e radiotelefonia d’emergenza a onde corte. La sfida è chiara: giro del mondo guidato interamente dall’equipaggio, senza ausili tecnologici moderni.
La prima edizione moderna, nel 2023, ha costruito una memoria forte: 220 velisti su 14 yacht di produzione classica hanno partecipato, inserendosi in un contesto di velisti esperti, molti provenienti dalla Whitbread 1973. Non era solo una prova di resistenza: era una ricostruzione viva della vela d’epoca, raccontata dall’uomo e dal mare, con una scelta netta di lasciare agli strumenti tradizionali il ruolo di guide affidabili. L’effetto è stato immediato: una regata intensa, ma soprattutto un’esperienza trasformativa per chi l’ha vissuta.
Nel 2027 la regata riparte con Tapio Lehtinen al timone di Galiana, yawl Swan 55 costruita da S&S. Galiana è una presenza nota nell’OGR: nel 2023 guidò la classifica a handicap per gran parte della traversata, poi fu ostacolata da condizioni meteorologiche avverse che complicarono la gestione del distacco. Ora la campagna prende quota: la squadra lavora per massimizzare la sinergia uomo-barca fin dall’inizio della prossima edizione.

Galiana è al centro di un rodaggio intenso: undici mesi di lavoro tra Nord Atlantico, Caraibi e Bahamas. In giugno parteciperà alla Bermuda Race; quindi attraverserà Groenlandia e Islanda per tornare a casa con ulteriori work-up in vista dell’OGR 2027. L’obiettivo è affinare manovre, resistenza in coda di bolina e gestione delle emergenze in oceano: elementi chiave quando si naviga su quasi 28.000 miglia di percorso con equipaggio interamente umano.
Oltre a Galiana, quattro scafi hanno già confermato la loro partecipazione, promettendo una competizione ancora più serrata: Outlaw, Explorer, Neptune e Panacea. Outlaw è un Baltic 55 nato per la Whitbread 1985/86, ora ristrutturato per reggere la prova moderna. Campbell Mackie guida una squadra giovane, forte di due circumnavigazioni complete e di una consolidata intesa maturata negli anni.
Explorer arriva con una formazione rinnovata, pronta a raccontare nuove pagine di vela retrò: la sua storia è legata all’ADF (Assessment and Development Fleet) del passato, ma dentro l’OGR punta a una logistica più snella e a una gestione delle risorse pensata per l’epoca contemporanea. Neptune resta una storia di valore: l’imbarcazione francese ha guidato la scorsa edizione con un progetto particolarmente toccante, legato a una causa di resilienza che ha ispirato moltissimi appassionati. La partnership con la Michael J. Fox Foundation rafforza l’impegno etico di questa impresa, aggiungendo una dimensione sociale non comune nel panorama della vela d’altura.

Panacea è un 57 piedi S&S Swan costruito nel 1981, di proprietà di Tuomo Meretniemi. Più che una barca, rappresenta un ponte tra esperienza e formazione: una crew di Sea Scouts collabora con tre università finlandesi per un progetto di studio scientifico. L’obiettivo è offrire ai giovani una piattaforma di apprendimento intenso, dove la vela funzioni anche come laboratorio per conoscere l’oceano e sviluppare lo spirito di squadra.

Meretniemi è chiaro: “Settantapercento della superficie terrestre è Oceano Aperto, ma pochi ne comprendono davvero l’impatto sulla nostra vita. Dare ai giovani l’opportunità di vivere questa visione è fondamentale. Correre nell’OGR sarà un modo per portare la realtà degli oceani a chi cresce oggi.” Panacea, dunque, non è solo una sfida sportiva: è un ponte educativo tra generazioni, una piattaforma per imparare vivendo l’oceano e lavorando insieme in team.
La logica dell’OGR resta fedele all’anima retrò, ma incorpora elementi che equilibrano tecnica e fruibilità. La classifica principale è basata sull’IRC overall, con riconoscimenti separati per i migliori di ogni tappa e una singola classifica generale. L’attenzione non è sui catamarani o sui multiscafi: l’obiettivo è misurare la capacità di navigazione autentica e la semplicità operativa. Le condizioni del Sud dell’oceano restano la sfida cruciale: venti intensi, mare formato e correnti ostiche richiedono tattica e resistenza. Per la sostenibilità, la flotta lavora con un limite di carburante di 180 litri per l’intera gara; superare la soglia comporta penalità ben definite. In ogni tappa, un membro dell’equipaggio assume il ruolo di osservatore Cetacean per registrare interazioni con la fauna locale, dettaglio che sottolinea l’impegno per la tutela ambientale in una cornice storica.
La gestione delle notizie si affida anche all’aggiornamento meteorologico settimanale, fondamentale per la sicurezza, ma basato su una lettura pratica delle previsioni tradizionali e sull’esperienza di bordo. La comunicazione si mantiene su canali tradizionali: nessun sistema di bordo moderno per segnali d’emergenza non essenziali. In pieno spirito degli anni ’70, la priorità è l’affidabilità e l’umanità dell’esperienza di navigazione.

Il percorso prevede un inizio in un porto europeo, seguito da un prologo Atlantico verso Cape Town, poi Auckland e infine Punta del Este, con l’obiettivo di chiudere il giro nell’ordine storico del 1973. Si cerca di conservare lo spettacolo del continente minimo, della vela classica e dell’interazione umana che ha contraddistinto la Whitbread originale, offrendo una logistica accessibile agli armatori privati. L’OGR resta l’unica regata che permette una circumnavigazione privata, non professionale, con mezzi di produzione o ex Whitbread: ogni equipaggio è protagonista della storia.
La dimensione umana resta la bussola dell’organizzazione. Il 2027 si profila come un capitolo ancora più intenso, con quattro barche confermate e altri interessati a unirsi. L’OGR non è un evento riservato a un’élite: è un’opportunità concreta per chi vuole misurarsi con una delle sfide più dure dell’emisfero australe.
La vera rivoluzione è la OGR LIVE Window: una finestra di streaming 24/7 che permette agli appassionati di seguire la regata senza alterare lo spirito retrò. Il sistema è di tipo upload-only, senza interazione bidirezionale, offrendo una visione continua delle tappe e dei momenti di maggiore intensità, come eventi di regata o situazioni di pericolo. In alcune fasi, sarà possibile installare una telecamera a 360 gradi per offrire agli utenti un’immersione diretta nell’oceano durante una burrasca.
Don McIntyre, fondatore e organizzatore dell’OGR, sottolinea che questa soluzione non modifica l’esperienza di bordo: resta centrale la filosofia tecnologica degli anni ’70, ma la platea degli spettatori si allarga e si arricchisce di nuove opportunità di condivisione. L’obiettivo è offrire un racconto in tempo reale, con aggiornamenti, immagini e reazioni immediate, mantenendo però al centro i marinai e le loro scelte, senza enfatizzare le macchine.

Le tappe chiave includono porti di grande richiamo turistico e velico, con una gestione scenografica che riporta l’attenzione su paesi tradizionalmente associati all’epica del mare. Portogallo, Cape Town, Auckland e Punta del Este emergono come snodi cruciali, con un contatto costante tra le barche e le comunità locali che accolgono i velisti nelle fasi di arrivo e partenza. L’organizzazione vuole preservare quel tocco europeo-nordamericano-portoghese che ha caratterizzato l’identità della gara, offrendo nel contempo un palcoscenico globale per una regata itinerante e vissuta in prima persona dai partecipanti.
La dimensione privata resta centrale: armatori privati, equipaggi ristretti e autonomia che permette anche a chi è agli inizi di avvicinarsi al giro del mondo. Panacea è un esempio di apertura ai giovani velisti, ma la regata ospita anche talenti esperti, in una miscela che rende l’OGR una palestra di crescita per tutti.
Il tema economico resta: non si tratta di una manifestazione commerciale, ma di un viaggio che conserva l’essenza dell’oceano come laboratorio di resistenza, tattica e collaborazione. L’OGR non è una gara riservata a pochi, ma un’opportunità reale per chi vuole misurarsi con una delle sfide più dure dell’emisfero australe.
La Ocean Globe Race racconta una storia fatta di vele, legni e decisioni umane, e si apre a una nuova era di condivisione e accessibilità. Il richiamo al passato serve a ricordare l’eredità del primo giro del mondo interamente crewed del 1973, ma anche a offrire strumenti utili per discutere gestione delle risorse, sicurezza e tutela ambientale in contesto di navigazione estremo. Che si tratti di Galiana, Outlaw, Explorer, Neptune o Panacea, la vela resta un’arte da imparare sugli oceani, più che su simulatori e grafici.
Il 2027 potrebbe regalare stagioni memorabili, dove la coesione della crew, la qualità della navigazione e la purezza del racconto umano saranno al centro. Le barche diventeranno luoghi di studio, di recupero e di scoperta per ogni equipaggio. E, come nel 1973, l’OGR potrebbe offrire agli spettatori una finestra sul passato per capire cosa significa affrontare l’ignoto con la determinazione di chi resta in mare giorno dopo giorno.
Le conferme ufficiali restano responsabilità dell’organizzazione e degli enti partner.
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