Razzi nautici scaduti: come smaltirli in sicurezza
La Spezia lancia “In mare salvano, a terra no”: campagna regionale per evitare conferimenti impropri e rischi in filiera
La Spezia lancia “In mare salvano, a terra no”: campagna regionale per evitare conferimenti impropri e rischi in filiera
Una campagna promossa da Acam Ambiente, Capitaneria di Porto della Spezia e CoGePir informa su restituzione ai rivenditori autorizzati o consegna nei depositi convenzionati; mai nei rifiuti urbani.
Razzi nautici scaduti buttati in sacchi dell'indifferenziata: è questa l'immagine che ha spinto la nuova campagna ligure "In mare salvano, a terra no". L'iniziativa, promossa da Acam Ambiente, dalla Capitaneria di Porto della Spezia e dal CoGePir, mette al centro la gestione corretta dei segnali pirotecnici di soccorso e il percorso operativo che deve seguire chi li detiene quando sono a fine vita.
I razzi di segnalazione e le boette fumogene usate in ambito nautico contengono ancora componenti pirotecnici anche dopo la scadenza: questo significa che, se maltrattati o smaltiti insieme ai rifiuti domestici, possono innescare incendi, esplosioni o rilasciare residui contaminanti. Il rischio non è teorico: gli operatori dei servizi di raccolta e i tecnici degli impianti di trattamento sono esposti a pericoli reali quando il conferimento avviene in modo improprio. È una questione di sicurezza personale oltre che di tutela ambientale.
La campagna ricorda che i segnali pirotecnici scaduti non vanno nei cassonetti né consegnati ai normali Centri di Raccolta comunali. Le due procedure pratiche possibili sono chiare:
Queste opzioni garantiscono che il dispositivo entri nella filiera di gestione prevista, con operazioni di deposito e smaltimento eseguite da personale e strutture attrezzate. Per il diportista, il controllo della data di scadenza a bordo e la sostituzione preventiva prima della stagione nautica sono pratiche semplici che evitano problemi successivi.
Il DM n. 32 del 22 febbraio 2026 ha riconosciuto il ruolo del CoGePir come sistema nazionale per la gestione dei rifiuti pirotecnici. Il funzionamento del consorzio si basa su un contributo ambientale che finanzia la gestione del fine vita per i prodotti immessi regolarmente sul mercato. Restano fuori da questo meccanismo gli articoli importati o commercializzati da operatori non iscritti al sistema: questi dispositivi non hanno accantonamenti per lo smaltimento e generano i cosiddetti "rifiuti orfani", che non possono essere ritirati né dal rivenditore né dalle strutture convenzionate, lasciando il detentore con responsabilità e rischi gestionali.
La soluzione passa anche dalla tracciabilità a monte: produttori e importatori devono essere operativi all'interno del sistema consortile, così da assicurare gli accantonamenti necessari al ritiro e alla gestione finale dei dispositivi.

La comunicazione non resterà confinata al web. Materiali informativi saranno distribuiti direttamente nei porti turistici, nei rimessaggi, nei cantieri e nei punti vendita specializzati. L'intento è informare sia i rivenditori sia i diportisti, oltre agli operatori della filiera, per eliminare dubbi pratici su dove e quando consegnare i dispositivi scaduti.
Nei punti vendita specializzati sarà possibile ottenere indicazioni pratiche sui depositi convenzionati e sulle modalità di restituzione, mentre le attività di outreach nei porti serviranno a intercettare chi rimette a posto l'imbarcazione prima della stagione o effettua manutenzione prolungata.
Il contrasto ai conferimenti impropri passa anche attraverso controlli mirati sulle origini dei prodotti pirotecnici e sulla loro legittima immissione sul mercato. Verifiche efficaci evitano l'ingresso di articoli non coperti da contributo consortile e limitano la formazione di rifiuti orfani. Allo stesso tempo, procedure chiare di ritiro e informazioni accessibili semplificano il comportamento corretto per il diportista.
La sfida aperta riguarda l'estensione della rete di depositi convenzionati e l'implementazione di strumenti di tracciabilità che colleghino l'acquisto alla gestione del fine vita. Un sistema più capillare ridurrebbe la probabilità che dispositivi scaduti restino abbandonati o finiscano in rifiuti non idonei.
Per chi naviga la regola pratica è netta: i razzi nautici scaduti non vanno nel sacco dei rifiuti, ma seguono il percorso del ritorno al mercato attraverso rivenditori autorizzati o depositi convenzionati. È una responsabilità individuale che si integra con controlli commerciali e con la gestione finanziaria prevista dal Consorzio; resta la domanda pratica per il futuro: quanta più capillarità di raccolta servirà davvero per azzerare i conferimenti impropri e mettere al sicuro operatori e cittadini?
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