ETS: Assarmatori chiede revisione a Bruxelles
Il presidente Stefano Messina solleva il nodo della tassazione orizzontale che penalizza collegamenti insulari, Autostrade del Mare e transhipment
Il presidente Stefano Messina solleva il nodo della tassazione orizzontale che penalizza collegamenti insulari, Autostrade del Mare e transhipment
Assarmatori chiede una revisione sostanziale dell'ETS europeo: la tassa sulle emissioni, così com'è, grava in modo permanente sulla competitività delle rotte insulari, delle Autostrade del Mare e del transhipment, senza garantire ritorni in investimenti per la decarbonizzazione del settore.
La questione sollevata da Assarmatori è chiara e urgente: l'ETS applicato al trasporto marittimo sta cambiando la geografia economica delle rotte europee. Il presidente Stefano Messina ha raccontato in Aula a Palazzo Berlaymont come l'attuale impostazione fiscale finisca per pesare in modo non uniforme su collegamenti vitali — dalle tratte che uniscono isole e continente alle Autostrade del Mare, fino alle attività di transhipment che fanno da snodo per i traffici globali.
Il tema è tecnico, ma gli effetti sono immediatamente tangibili: costi che si cristallizzano su ogni traversata, frequenze che si comprimono, decisioni di investimento che cambiano priorità. Per alcune rotte non esistono alternative terrestri; per altre, la concorrenza globale è dietro l'angolo. Questo spiega la tensione registrata durante la missione annuale del Consiglio Direttivo a Bruxelles.
L'applicazione uniforme della tassa non guarda alle specificità operative. Su rotte a corto raggio, dove i margini sono sottili, ogni aggravio si trasferisce rapidamente sul servizio: meno partenze, biglietti più cari, o la necessità di rivedere investimenti programmati. Nei nodi di transhipment, invece, la capacità di spostare merci verso hub fuori dall'Europa rende il rischio di perdita di traffico concreto e immediato.
Un caso concreto: mentre uno shock energetico può provocare costi temporanei, l'ETS inserisce un costo ricorrente che accompagna ogni viaggio. Questo elemento strutturale modifica l'orizzonte economico di armatori e terminalisti, ridisegnando flussi e scala degli interventi necessari per la transizione.
Il messaggio portato a Bruxelles non è generico. Sono state avanzate istanze precise, pensate per ridurre gli impatti non intenzionali del regime e per far sì che il gettito finanziario sostenga la decarbonizzazione, invece di bloccarla. Tra i punti al centro del dialogo:
Queste richieste sono state presentate direttamente al Vicepresidente Esecutivo della Commissione, Raffaele Fitto, e discusse con funzionari della DG MOVE e della DG CLIMA. L'obiettivo: evitare piccoli ritocchi che lascino inalterate le distorsioni esistenti e costruire invece strumenti operativi che riconoscano profili diversi di rischio e di necessità.

La missione ha alternato incontri ad alto livello e tavoli tecnici: dal ricevimento alla Residenza dell'Ambasciatore d'Italia a confronti con rappresentanti militari, diplomatici e funzionari del Servizio Europeo per l'Azione Esterna. Sul piatto sono finiti non solo aspetti fiscali, ma anche elementi di sicurezza marittima legati a operazioni come Aspides e Atalanta, e la necessità di coordinare risposte a problemi trasversali.
Il dialogo con Europarlamentari e con i policy maker ha posto l'accento su scadenze e criteri: quando e come applicare le nuove regole, come attribuire i costi in modo trasparente, e quali indicatori utilizzare per misurare l'efficacia dei meccanismi compensativi. Non è un tema di burocrazia fine a sé stessa: riguarda la tenuta di collegamenti che servono comunità e mercati.
Se non arriveranno correttivi concreti, gli effetti saranno di vasta portata. Oltre all'aumento dei prezzi, si possono profilare trasferimenti di traffico verso hub extraeuropei, minori frequenze su rotte insulari con impatti evidenti su mobilità e turismo, e una riduzione degli investimenti in tecnologie pulite per la difficoltà di ottenere ritorni adeguati rispetto al nuovo onere fiscale.
L'istanza avanzata da Assarmatori è netta: trasformare gettito fiscale in incentivi che accelerino la transizione. Tariffe ambientali pensate per finanziare l'adozione di tecnologie a basse emissioni, infrastrutture portuali per bunker alternativi e programmi di sostegno per la modernizzazione della flotta sono elementi che, combinati, possono mantenere competitività e sostenere la decarbonizzazione.
La scadenza di luglio segna una finestra decisionale per la Commissione: si tratta di scegliere tra mantenere un approccio uniforme o introdurre strumenti che riconoscano la complessità tecnica e la rilevanza strategica di alcune rotte. La posta in gioco non è teorica: riguarda la connettività territoriale e la capacità dell'Europa di rimanere attrattiva per traffici e investimenti.
Alla chiusura della missione sono state valutate proposte legislative con un calendario possibile per tradurre le preoccupazioni emerse in interventi concreti. Il tempo per passare dalle parole ai provvedimenti è limitato; la partita ora prosegue a Bruxelles con l'obiettivo di trovare soluzioni operative che non erodano la capacità di connettere isole, porti e mercati.
Fonte: https://www.europa.eu
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