Canoni demaniali: Tar Lazio annulla adeguamento ISTAT 2023
Seconda vittoria per Assomarinas: annullati i decreti 2023–2025, l'aumento del 25% non può essere applicato retroattivamente
Seconda vittoria per Assomarinas: annullati i decreti 2023–2025, l'aumento del 25% non può essere applicato retroattivamente
Il TAR Lazio ha annullato i decreti ministeriali che avevano introdotto un incremento del 25% dei canoni demaniali per gli anni 2023, 2024 e 2025 ritenendo illegittima la metodologia che ha portato al nuovo indice ISTAT; l'indice potrà essere applicato solo dal 2026 e i concessionari che hanno versato maggiorazioni avranno diritto alla restituzione.
Canoni demaniali, 25% in ballo per tre annualità: la questione è tecnica ma ha effetti concreti sui cassetti dei concessionari. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha annullato i decreti ministeriali che avevano introdotto il nuovo adeguamento ISTAT per gli anni 2023–2025, pronunciandosi sul ricorso promosso da Assomarinas e curato dall'avvocato Rodolfo Barsi. Il nodo non è più aperto: l'indice contestato non può avere efficacia retroattiva.
La sentenza stabilisce un confine temporale netto: l'applicazione del nuovo parametro è preclusa per il triennio 2023–2025 e potrà scattare soltanto dal 2026. Nel provvedimento il TAR ha censurato la metodologia impiegata per ricavare l'indice ISTAT, ritenendola difforme dai criteri previsti per la determinazione della base di calcolo dei canoni.
Il decreto che aveva inciso con un incremento medio del 25% sui canoni demaniali per il 2023–2025 è stato dichiarato illegittimo per quel periodo. Sul piano pratico, i concessionari che hanno già corrisposto importi maggiorati ottengono ora la possibilità di ottenere la restituzione delle somme versate in eccesso. La pronuncia respinge ogni pretesa di recupero retroattivo da parte dell'Amministrazione sui tre anni interessati e fissa il 2026 come punto di partenza valido per l'applicazione dell'indice.
Questo esito modifica la pianificazione finanziaria di chi gestisce gli approdi: importi che erano stati contabilizzati come spesa potrebbero tornare disponibili, ma la loro effettiva restituzione dipenderà da atti amministrativi e procedimenti che ancora devono essere avviati e definiti.
Al centro della controversia c'è la procedura con cui è stato costruito l'indice ISTAT utilizzato per ricalcolare i canoni. Il TAR ha evidenziato difformità rispetto ai parametri normativi, contestando la mediazione e il trattamento dei dati alla base dell'indice. Non si tratta di valutare solo il numero finale: la correttezza formale del procedimento e la coerenza metodologica sono state considerate essenziali per interventi che incidono su contratti di concessione demaniale.
La sentenza richiama una regola operativa pratica: ogni nuovo parametro deve poggiare su criteri tecnici chiaramente documentati e comunicati, così da evitare effetti retroattivi che alterino rapporti economici già consolidati. Questo orientamento tecnico-giuridico avrà riflessi sulle prossime modalità di calcolo e sulle eventuali revisioni che l'Amministrazione dovrà predisporre.
I concessionari turistici avranno la possibilità di chiedere la restituzione delle maggiorazioni pagate per gli anni 2023–2025. Operativamente si aprono almeno due filoni: il riconteggio delle somme effettivamente versate in eccedenza e la quantificazione degli interessi dovuti, se previsti. Per molti gestori questo significa rimettere mano a registri e documenti contabili, recuperare ricevute e ordinativi di pagamento e predisporre istanze formali rivolte all'amministrazione concedente.
Sul fronte delle amministrazioni concedenti la sentenza impone la predisposizione di atti di rimborso o di procedure di compensazione. La fase esecutiva richiederà tempi e risorse: saranno necessari provvedimenti amministrativi, verifiche contabili e, in alcuni casi, nuovi bandi o delibere che traducano il principio giuridico in procedure pratiche.
La pronuncia del 30 giugno 2026 segna la seconda affermazione di Assomarinas sul tema e consolida un orientamento che vincola il modo in cui le amministrazioni fissano gli adeguamenti. Il giudice ha messo in luce che non è sufficiente un mero aggiornamento numerico: la base statistica e la metodologia devono essere formali e trasparenti. L'effetto immediato è obbligare l'Amministrazione a rivedere i propri atti e a ricalibrare il processo decisionale che precede ogni aggiornamento tariffario.
Il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio, ha sottolineato come la sentenza restituisca certezza giuridica ai concessionari. Sul piano pratico, il Ministero è chiamato a riformulare eventuali atti futuri tenendo conto delle osservazioni metodologiche enunciate dal giudice.
Con la decorrenza dell'indice rimandata al 2026, le imprese del turismo nautico guadagnano tempo per rivedere piani economici e investimenti. L'effetto immediato sulle tariffe viene attenuato e le imprese possono gestire l'impatto in modo più graduale. Per le amministrazioni la sentenza aumenta il livello di attenzione nella definizione degli indicatori e nella loro comunicazione agli stakeholder.
Rimangono profili operativi da risolvere nella fase esecutiva: modalità di rimborso, calcolo degli interessi, tempi amministrativi. Sarà cruciale osservare come le amministrazioni interpreteranno le indicazioni del TAR quando predisporranno i provvedimenti necessari per attuare la decisione. Il dettaglio tecnico contestato — la natura dell'indice ISTAT e il metodo di mediazione adottato — torna così a condizionare ogni futura revisione dei canoni demaniali, trasformando un elemento che sembrava solo statistico in una leva di politica economica per i porti turistici.
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