Mangusta Gran Sport 54 Nana III arriva all'Argentario
Quarta unità della serie, 54 metri e quasi 30 nodi di punta. Il cruiser veloce firmato da Alberto Mancini è entrato a Porto Santo Stefano
Quarta unità della serie, 54 metri e quasi 30 nodi di punta. Il cruiser veloce firmato da Alberto Mancini è entrato a Porto Santo Stefano
Vetrate scure, quasi senza interruzioni, stese su una sovrastruttura in alluminio che senza di loro apparirebbe piuttosto profonda. Guardando Nana III all'ormeggio a Porto Santo Stefano, la prima cosa che colpisce non è la lunghezza. È il modo in cui il vetro alleggerisce i volumi. Sotto quelle superfici c'è il quarto Mangusta Gran Sport 54, super yacht open di 54 metri consegnato nel 2026 e appena arrivato all'Argentario.
In banchina se ne sono accorti subito. Artemare Club ha fotografato la barca appena entrata in porto, l'ha inserita nel proprio Archivio Storico Yachting e ha diffuso le immagini ai media. Il comandante Daniele Busetto, chiamato a raccontarla, ha scelto una definizione asciutta: un vero cruiser veloce. Due parole che, a guardarla da vicino, tengono insieme quasi tutto quello che c'è da dire.
Il numero conta. Nana III è la quarta unità del Gran Sport 54 uscita dal cantiere italiano Mangusta: la barca appartiene a una serie già avviata, non a un esercizio isolato. Quattro scafi dello stesso modello vogliono dire una piattaforma replicata, un progetto navale che ha già retto più consegne. Per un armatore, scegliere il quarto esemplare di un modello significa anche salire su una barca le cui soluzioni sono già passate dalle unità precedenti.
Mangusta ha costruito la propria identità attorno all'open di grandi dimensioni: scafi lunghi e bassi, pensati per la vita all'aperto e per i trasferimenti rapidi. Con la linea Gran Sport quell'impostazione si sposta verso la crociera. La vivibilità a bordo pesa quanto le prestazioni, e il progetto deve tenerne conto in ogni scelta.
Il profilo descritto da Busetto lo mostra bene. La prua è lunga e abbastanza piena, più attenta al volume che a una linea d'ingresso affilata da corsa. La tuga corre quasi rettilinea verso poppa, senza gradini marcati né rotture improvvise. Il risultato è una silhouette tesa, tutta orizzontale. Racconta una barca fatta per coprire distanze, non soltanto per restare all'ancora in rada.
I ruoli sono divisi con nettezza. Design degli interni e styling esterno portano la firma di Alberto Mancini; l'architettura navale resta in capo a Mangusta. È una formula diffusa tra i super yacht italiani: al designer l'immagine e gli spazi, al cantiere carena, pesi e prestazioni.
Il lavoro di Mancini si legge soprattutto sulla sovrastruttura. Un open di 54 metri deve ospitare volumi abitativi considerevoli, e quei volumi finiscono per forza in altezza. Così la sovrastruttura in alluminio risulta profonda. Le grandi vetrate scure la spezzano, ne riducono la massa percepita e riportano l'occhio sulla linea orizzontale della tuga.
Il nodo è antico quanto la progettazione di yacht: guadagnare spazio dentro senza che la barca appaia alta o sbilanciata. Mancini non lo scioglie con artifici di forma, ma con il colore e la continuità del vetro. Vista dall'esterno, Nana III resta compatta nonostante le dimensioni.

C'è anche una ragione tecnica. L'alluminio delle parti alte alleggerisce ciò che sta sopra la coperta e aiuta a contenere il baricentro: su una barca destinata a velocità sostenute, questo si traduce direttamente nel comportamento in mare.
La velocità massima di Nana III sfiora i 30 nodi. Preso da solo, il dato dice poco; va letto in rapporto alla taglia. Su uno scafo di 54 metri, avvicinare quella soglia significa trasferire armatore e ospiti da un ancoraggio all'altro in tempi che le unità dislocanti della stessa lunghezza non possono offrire.
Da qui la definizione del comandante. Nana III non nasce per inseguire record: è una piattaforma che si sposta rapidamente lungo la costa e, una volta arrivata, mette a disposizione gli spazi di uno yacht da crociera. Anche il nome della linea, Gran Sport, gioca su questo doppio registro.
Basta guardare la carta. Tra l'Argentario, il Giglio e Giannutri la differenza si misura in ore guadagnate: le isole dell'arcipelago toscano sono a breve distanza dal promontorio, e con quasi 30 nodi a disposizione ogni trasferimento diventa una tratta breve. Per chi naviga con ospiti a bordo cambia il modo stesso di organizzare la giornata. Meno ore in navigazione, più tempo all'ancora.
A bordo trovano posto fino a 12 ospiti, assistiti da 9 membri dell'equipaggio. Tre persone di servizio ogni quattro ospiti. È un rapporto che restituisce la scala operativa della barca: coperta, sala macchine e servizio interno richiedono ciascuno personale dedicato. Nove persone su 54 metri non sono un vezzo, ma una necessità di gestione.
Al comando c'è Daniele Busetto, la stessa voce che ha accompagnato la presentazione dello yacht al suo arrivo. Le sue osservazioni sul profilo — la prua, la tuga, le vetrate — non sono quelle di un osservatore in banchina. Sono di chi la barca la conduce ogni giorno.

I dati essenziali:
Porto Santo Stefano è da tempo uno degli approdi di riferimento per lo yachting nel Tirreno. Sul promontorio dell'Argentario, in provincia di Grosseto, ogni estate transitano unità di ogni dimensione, dalle barche d'epoca ai grandi motoryacht. È proprio questa varietà a dare peso al lavoro di Artemare Club, che con il suo Archivio Storico Yachting registra i passaggi delle imbarcazioni e ne conserva la memoria per immagini.
Nana III entra in quell'archivio nel suo primo anno di vita. Il club le ha riservato il saluto del galateo marinaresco: mari calmi e venti favorevoli.
Per il registro, una sigla e un numero bastano: Gran Sport 54, scafo quattro.
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