Barcolana 2026: Psaros33 di MSC e programma ambientale
La compagnia schiera la Psaros33 gialla e nera e porta a Trieste iniziative di educazione marina della MSC Foundation
La compagnia schiera la Psaros33 gialla e nera e porta a Trieste iniziative di educazione marina della MSC Foundation
MSC partecipa alla 58ª Barcolana con la Psaros33 da 10 metri equipaggiata con randa di 48,6 m² e spinnaker da 140 m². Lo skipper sarà Nicolas Groux; lo stand in Riva del Mandracchio presenterà i programmi educativi della MSC Foundation sviluppati insieme a Marevivo, tra cui Guardiani delle Isole e Nauticinblu.
Barcolana 2026 e uno spinnaker da 140 m²: è questa l'immagine che apre la presenza di MSC alla 58ª edizione della regata di Trieste. La Psaros33 gialla e nera, scafo storico ma aggiornato per la competizione, sarà in acqua dal 2 all'11 ottobre 2026 con l'obiettivo di misurarsi sui bordi affollati e sui corridoi di vento tipici della manifestazione.
Lo spinnaker non è solo un simbolo scenografico: cambia il modo di correre, impone scelte di assetto precise e condiziona le manovre in poppa. Correre con uno scafo datato ma ottimizzato significa procedere su due binari: mantenere il linguaggio tradizionale della vela e spremere ogni nodo di efficienza nelle regolazioni. Questa dicotomia è alla base delle scelte tecniche del team MSC.
La Psaros33 usata da MSC è lunga 10 metri (10,70 m fuori tutto) e nasce nel 1976 dal cantiere Psaros. Dati che contano: pescaggio 2,50 m, altezza d'albero 16,50 m, dislocamento 1.950 kg. La randa misura 48,6 m², il fiocco 21,4 m², il genoa 38,5 m², lo spinnaker è quello imponente da 140 m². Queste cifre non sono aridi numeri: guidano la scelta dei pesi a bordo, la distribuzione dell'equipaggio e le priorità nelle manovre.
La barca sarà condotta dallo skipper professionista Nicolas Groux. L'equipaggio è strutturato per regate rapide: Angelo Pietrantonio in qualità di trimmer della randa, Olmo Del Pozzo e Mattia Musumeci sui trimmer delle vele, Thierry Lafosse e Martin Thomle in prua e Damien Benard alle drizze. La presenza di due prodiere accelera i cambi vela e riduce i tempi morti durante le evoluzioni, un vantaggio concreto nei passaggi stretti della Barcolana.
MSC arriva a Trieste con una esperienza recente consolidata: partecipazioni nel 2018, 2019, 2023, 2024 e 2025, con piazzamenti di rilievo e il primo posto nella propria categoria nelle ultime tre edizioni. Il calendario agonistico del 2026 include anche altre regate internazionali svolte durante la stagione, fra cui il Bol d'Or, dove il team ha ottenuto piazzamenti significativi.
La scelta di Trieste non è casuale: per MSC la città funge da hub sull'Adriatico per i collegamenti fra Europa e Asia. Le navi del gruppo servono regolarmente il Trieste Marine Terminal, infrastruttura nella quale MSC ha investito per aumentare capacità e integrazione con i corridoi ferroviari verso l'entroterra europeo.
Un dato operativo immediato parla chiaro: le rotte assicurano oggi 7 scali settimanali</b verso Trieste nel Mediterraneo. Questo flusso consolida corridoi ferroviari diretti verso Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Germania settentrionale, rafforzando il ruolo della città come porta sull'Europa centrale e determinando ricadute logistiche misurabili per il traffico commerciale.
Sul fronte pubblico, MSC allestirà il proprio stand sulla Riva del Mandracchio. Qui verranno presentate le attività della MSC Foundation, che opera sul territorio italiano da oltre dieci anni con progetti di educazione marina e tutela degli ecosistemi costieri. Lo spazio in Riva fungerà da vetrina per iniziative rivolte a cittadini e istituzioni, oltre che da punto di contatto per le scuole coinvolte nei programmi formativi.
La MSC Foundation porta a Trieste una proposta educativa strutturata. In Italia, i programmi raggiungono circa 3.000 studenti ogni anno tra scuole primarie e secondarie, con interventi distribuiti su più isole e località costiere. Il peso numerico è significativo: tradotto in presenza fisica, si tratta di migliaia di ore di attività didattica e di uscite in mare che mettono gli studenti in contatto con strumentazioni e pratiche reali.
I progetti principali in evidenza sono Guardiani delle Isole, che coinvolge ragazzi di 12 isole italiane e di Milazzo, e Nauticinblu, percorso di formazione di cinque giorni esteso anche a Spagna, Portogallo e Grecia e pensato per gli studenti degli istituti nautici. Completa l'offerta la Marevivo Ocean Academy, piattaforma digitale che mette a disposizione materiali didattici per ampliare l'accesso all'educazione marina.
Portare questi programmi alla Barcolana significa sfruttare l'attrattiva della regata per far incontrare la comunità con strumenti pratici: dalla lettura delle vele alla gestione delle attrezzature di bordo, passando per dimostrazioni sul ciclo dei rifiuti marini e sulla conservazione degli habitat costieri. L'intento è far vivere agli studenti esperienze concrete, non solo contenuti teorici.

La presenza in Riva del Mandracchio unisce dunque la dimensione agonistica a quella istituzionale: uno spazio dove lo sport e la divulgazione si incontrano, offrendo alla cittadinanza momenti informativi e di contatto diretto con chi lavora quotidianamente sul mare.
La Psaros33 chiede mani attente e regolazioni puntuali. Con un dislocamento inferiore alle 2 tonnellate e un albero di 16,5 metri, l'equilibrio tra superficie velica e massa è un elemento critico. Nella Barcolana, dove i bordi sono stretti e le rotte si sovrappongono, la precisione nei trimmaggi e la rapidità nelle manovre fanno spesso la differenza tra guadagno e perdita di posizione.
Bolina e traverso: genoa e randa larghe consentono angoli di risalita buoni, ma richiedono attenzione alla distribuzione dei pesi per non accentuare il beccheggio.
Andature portanti: lo spinnaker da 140 m² è decisivo nei bordi in poppa, soprattutto con vento leggero-moderato e onde corte; la sua gestione può trasformare piccoli vantaggi in guadagni di rotta.
Manovre e prua: l'impiego di due prodiere punta a ridurre i tempi di cambio vela e a migliorare il controllo del tangone durante le virate serrate.
La performance sarà quindi frutto della lettura del vento, delle decisioni tattiche e dell'abilità nelle regolazioni fino all'ultimo istante prima della virata. Ma ci sarà anche un altro elemento: la tradizione tangibile della barca e l'usura dei materiali che raccontano storie di mare, fatica e soluzione dei problemi in piena regata.
Alla fine della Barcolana, tra odore di resina, corde bagnate che sfregano tra le dita e il metallo caldo delle bitte al tramonto, rimarrà una sensazione tattile: la pelle delle scotte appiccicata alle dita, il rumore secco delle drizze e il velluto freddo dello spinnaker piegato sull'assito. Sono sensazioni che la fondazione cerca di trasferire agli studenti: pratiche vere, materiali da toccare, memoria del mare più che nozioni astratte.
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