Fly 70 Azimut: il nuovo flybridge svelato a Cannes 2026
Anteprima mondiale per il Fly 70 di Azimut, doppia motorizzazione IPS 1350, carbonio esteso e filtro antiparticolato Azimut Silent Technology
Anteprima mondiale per il Fly 70 di Azimut, doppia motorizzazione IPS 1350, carbonio esteso e filtro antiparticolato Azimut Silent Technology
Al Cannes Yachting Festival 2026 Azimut presenta in anteprima mondiale il Fly 70, flybridge da 70 piedi progettato da Alberto Mancini (esterni) e Fabio Fantolino (interni). Costruito con Carbon Tech Generation e spinto da due Volvo IPS 1350 per raggiungere i 31 nodi, il Fly 70 introduce un filtro antiparticolato e soluzioni di silenziamento che riducono emissioni e rumorosità. Focus su pozzetto modulare, flybridge a 360° e layout Main Deck pensato per convivialità e vista mare.
Fly 70 Azimut arriva a Cannes con la calma decisione di chi sa di aver lavorato a lungo su un dettaglio: la profondità del bordo di poppa, pensata perché i piedi possano appoggiarsi senza scivolare quando la barca ondeggia lieve in rada. Il nome del modello compare subito nel dialogo con la barca: non è solo una sigla, è la misura di uno spazio abitabile studiato per restare vicino al mare.
È la presenza più imponente di Azimut al Cannes Yachting Festival 2026: il Fly 70 si presenta insieme a tre modelli manifesto del cantiere — Seadeck 9, Magellano 27M e Grande 44M — e mette in campo scelte costruittive e di layout che privilegiano la relazione tra arredo esterno e spazio di vita a bordo, pensate per chi trascorre lunghe soste in rada e cerca praticità oltre all'estetica.
Gli esterni, firmati da Alberto Mancini, giocano su volumi riconoscibili ma con nervature nuove: montanti verticali dell'hard top che scendono puliti fino alla cintura di vetri e una prua dal taglio corto, studiata per limitare gli spruzzi. L'orizzontalità del ponte superiore accentua la percezione di ampiezza visiva, soprattutto guardando verso poppa dove la vista si apre senza ostacoli.
All'interno, Fabio Fantolino costruisce ambienti con la mano di chi lavora per scenografie domestiche. Pelle scamosciata marrone, moquette cc‑Tapis e marmi come Green River e Taj Mahal compongono saloni che non urlano ricchezza ma la raccontano con understatement. Le sedute firmate da Patricia Urquiola per Andreu World non sono scelte a caso: assottigliano visivamente lo spazio, favorendo passaggi e conversazioni fluide. Il brise‑soleil in legno e bronzo spazzolato separa e al tempo stesso mette in collegamento cucina e living, lasciando filtrare luce e ombre sottili nei momenti caldi della giornata.
Il pozzetto è pensato come terrazza con funzioni mutabili. La versione Terrace Cockpit monta un parapetto trasparente che non interrompe la vista e un tavolo per otto che può diventare il centro delle serate informali; sotto la calpestabile una nicchia di stivaggio accoglie water toys e cime senza ingombrare l'area di passaggio. L'alternativa Beach Cockpit trasforma la poppa in un ribassamento che porta il bordo dell'acqua a un livello più domestico: la seduta abbassata crea un solarium a filo d'acqua, pensato per chi vuole tuffarsi direttamente senza passaggi ingombranti.
Più che un elenco di opzioni, questa doppia soluzione è una dichiarazione d'uso: la barca deve adattarsi alle giornate diverse, non il contrario. La gestione degli ingombri e dei camminamenti facilita le operazioni di servizio quando la barca è in navigazione e trasforma gli stessi elementi in komfort quando si sosta.
Il ponte superiore si divide in tre scenari: un prendisole di prua vicino alla timoneria per chi ama osservare la rotta, una dinette centrale a C con mobile bar e una terrazza di poppa libera dove posizionare arredi freestanding senza vincoli strutturali. L'hard top in vetroresina incorpora un rollbar che riprende i montanti, conferendo coerenza formale e un senso di robustezza che non sacrifica lo stile.
Il Main Deck gioca sulla continuità visiva: due divani contrapposti aprono il salone verso il mare mentre la sala da pranzo resta separata senza creare stacchi netti. Materiali e luce naturale lavorano per definire percorsi e punti di sosta: gli spostamenti diventano istintivi e la vista resta protagonista, anche quando la barca è ancorata in baie rumorose o affollate.
La costruzione utilizza ampie parti in fibra di carbonio tramite la tecnologia Carbon Tech Generation, applicata ad elementi strutturali con l'obiettivo di contenere il peso e migliorare il comportamento dinamico. La trasmissione è affidata a due Volvo IPS 1350, dichiarate per una velocità massima di 31 nodi, con un equilibrio tra accelerazione e economia in crociera pensato per l'uso familiare e per chi predilige trasferte veloci senza rinunciare al comfort di bordo.
In manovra la combinazione carbonio‑IPS tende a restituire risposte pronte e precise: la barca rimane docile negli accostamenti stretti e mantiene una traiettoria stabile durante i cambi di rotta a velocità moderata. L'uso degli spazi di stivaggio e la distribuzione dei pesi sono coerenti con questa impostazione, favorendo operazioni quotidiane meno impegnative per l'equipaggio.

Il pacchetto Azimut Silent Technology combina silenziatore, blocchi ceramici e un catalizzatore per ossidi di azoto: il filtro antiparticolato dichiara una riduzione del particolato del 95% e un abbattimento della pressione sonora superiore a 5 dBA. Si traduce in soste in rada più pulite e con meno fruscii di fondo, una differenza che si percepisce soprattutto nelle ore serali quando il rumore diventa più invasivo.
La tecnologia nasce in un laboratorio interno che porta i risultati di ricerca direttamente sugli scafi. Sul Fly 70 l'intervento non è estetico ma operativo: il sistema interviene sulla vivibilità durante la sosta, riducendo la necessità di correre ai ripari con generatori supplementari o accorgimenti fai‑da‑te.
Il ponte inferiore ospita quattro cabine, con la suite armatoriale a centro barca caratterizzata da linee oblique e dall'uso del marmo Bronze Amani. I materiali sono scelti anche per la manutenzione e la durata: le superfici che vengono toccate più spesso presentano finiture pensate per resistere all'umidità marina e al passaggio degli anni, mantenendo un aspetto raccolto e caldo.
Ogni elemento è calibrato per offrire un'interazione sensoriale coerente: i tessuti assorbono i suoni, le mani incontrano superfici temperate e i piani di appoggio non risultano freddi al primo contatto. L'illuminazione artificiale lavora con livelli morbidi per creare atmosfere diverse dal giorno alla notte.
Al Cannes Yachting Festival 2026 il Fly 70 convive con le altre novità del cantiere — Magellano 27M, Seadeck 9 e Grande 44M — ma conserva una sua cifra distintiva: è una barca che si misura sul tempo trascorso a bordo, più che sulla pura spettacolarità delle prestazioni.
Al tocco finale restano sensazioni semplici e concrete: la superficie del ponte calda al tatto al primo sole, la morbidezza della pelle delle imbottiture e il lieve sibilo dello scafo che scivola in prova. Sono dettagli che raccontano l'uso quotidiano — un archetipo di vita di bordo fatto di gesti ripetuti, silenzi condivisi e il continuo contatto con l'acqua.
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