RISQ 3.2: leader del Mediterraneo chiedono prontezza
Durante Posidonia 2026 i vertici dell'armamento chiedono formazione pratica, allineamento ship‑shore e controllo precoce per evitare reattività nelle ispezioni
Durante Posidonia 2026 i vertici dell'armamento chiedono formazione pratica, allineamento ship‑shore e controllo precoce per evitare reattività nelle ispezioni
Leader nautici dell'Est Mediterraneo hanno chiesto a Posidonia 2026 maggiore collaborazione, training pratico e procedure operative coerenti per rispondere ai requisiti di RISQ 3.2, privilegiando dimostrazione di controllo precoce piuttosto che reazione a rilievi.
13 agosto 2026. Al centro del dibattito a Posidonia 2026 c'è RISQ 3.2: non solo un aggiornamento delle checklist ispettive, ma una trasformazione che impone controllo operativo, comprensione dell'equipaggio e coerenza nelle procedure.
La discussione, promossa da SQLearn e Mintra in collaborazione con RightShip, ha riunito rappresentanti di armatori, operatori tecnici, associazioni di settore e specialisti delle ispezioni. L'obiettivo dichiarato è stato chiaro: passare da una cultura della conformità formale a una capacità dimostrabile di gestione dei rischi a bordo.
RISQ 3.2 sposta il baricentro delle ispezioni dalla mera presenza di documentazione alla qualità dell'esecuzione operativa. Le valutazioni guardano ora alla comprensione del personale, al giudizio pratico nelle attività critiche e alla applicazione costante delle procedure, non più solo ai manuali aggiornati.
Questo significa che gli armatori devono essere in grado di mostrare controllo prima che arrivi l'ispettore: evidenze reali, ripetibili e raccolte nel corso dell'operatività, non interventi improvvisati in vista di un controllo. In sostanza, la prova richiesta è operativa e continua, non episodica.
I partecipanti hanno tracciato tre direttrici concrete, ciascuna con implicazioni pratiche visibili a bordo e a terra.
Dietro queste richieste c'è un elemento ricorrente: l'empowerment dell'equipaggio. La formazione deve consolidare abilità decisionali e comportamenti sotto stress operativo, rendendo gli equipaggi autonoma scelta di azione e responsabilità documentata.
Le procedure scritte non bastano. Metaxia Psalti, COO di Neda Maritime Agency e vice‑chair di INTERCARGO, ha rimarcato la distanza tra ciò che i documenti dicono e ciò che succede effettivamente sul ponte. Serve familiarizzazione, esercitazioni ripetute e controllo sul campo che confermino l'applicazione reale delle procedure.

Nel confronto sono emerse pratiche operative ripetibili: simulazioni con scenari realistici, debrief dopo ogni evoluzione critica, checklist dinamiche aggiornate a seguito di osservazioni reali. Gli strumenti digitali per l'apprendimento e la gestione della competenza sono stati indicati come elementi abilitanti: piattaforme che mappano procedure, propongono scenari e tracciano progressione consentono di passare da formazione basata su frequenza a formazione basata su risultati misurabili.
Il peso dei dati: registrare performance operative quotidiane, eventi e near miss crea un archivio che dimostra la solidità di un sistema di controllo. Non basta dire “abbiamo addestrato”, bisogna mostrare come e con quale esito.
Il panel ha messo in fila i comparti dove i rilievi tendono a ripetersi: navigazione, ormeggio, manutenzione e accesso in spazi confinati. In ciascuno di questi ambiti, la norma richiede evidenze che il personale sappia prendere decisioni corrette e applicare controlli critici in condizioni operative reali.
Per esempio, in manovra di ormeggio non è più sufficiente la procedura sul manuale: serve dimostrare che l'equipaggio riconosce i segnali di rischio, applica le tecniche previste e registra le azioni eseguite. Lo stesso principio vale per l'accesso in spazi confinati: prove di competenza e registrazioni con tempistiche e responsabilità chiare.
La discussione ha ricomposto ruoli e priorità operative. Kostis Antonopoulos, Associate Director Eastern Mediterranean di RightShip, ha richiamato l'attenzione sul fatto che proprietari e manager devono dimostrare prontezza strutturata: controllo precoce, coerenza delle azioni e focalizzazione sui controlli ad alto rischio riducono oneri e incertezza commerciale.
Dal lato dei provider formativi, la proposta è di progettare percorsi che integrino learning digitale e attività pratiche con metriche condivise di competenza. Queste metriche dovrebbero essere comprensibili sia a bordo che a terra, così da trasformare valutazioni soggettive in evidenze oggettive per le ispezioni.

Sono emerse due resistenze principali: una cultura gerarchica che reprime la segnalazione e una scarsa integrazione tra i team a terra e quelli a bordo. Panagiotis Nikiteas, DPA/CSO/HSQE Manager di Maran Dry Management e chair del Dry Bulk Centre of Excellence, ha sottolineato che senza fiducia reciproca e chiarezza nei ruoli la catena decisionale resta fragile.
Per superare queste barriere servono interventi organizzativi concreti: ridefinizione dei flussi comunicativi, spazi per il feedback operativo e formazione sul comportamento che affianchi la preparazione tecnica. Le soluzioni tecniche vanno calibrate su processi che permettano all'equipaggio di usare gli strumenti senza aumentare il carico amministrativo.
La sessione ha evidenziato che misurare competenze e fiducia operativa richiede strumenti semplici da usare, indicatori chiari e responsabilità condivise tra ship e shore.
Il confronto a Posidonia 2026 ha lasciato aperti interrogativi pratici: come standardizzare metriche di competenza tra operatori diversi? Come tradurre evidenze di controllo in strumenti oggettivi e condivisi con le parti terze che effettuano le ispezioni? La prossima fase operativa dipenderà da investimenti mirati in tecnologie e formazione e dalla capacità del settore di strutturare percorsi di dimostrazione ripetibili.
Il fatto: RISQ 3.2 non mette in discussione solo cosa c'è nei manuali. Esige che, sotto stress operativo, l'equipaggio agisca con giudizio misurabile e coerenza documentata.
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