Giochi del Mediterraneo: vela italiana, cinque medaglie a Taranto
Oro e argento nell'iQFOiL maschile, doppio podio femminile e bronzo nell'ILCA 7: bilancio tecnico per la squadra azzurra under 21
Oro e argento nell'iQFOiL maschile, doppio podio femminile e bronzo nell'ILCA 7: bilancio tecnico per la squadra azzurra under 21
La squadra di vela italiana chiude i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 con cinque medaglie: oro e argento nell'iQFOiL maschile, argento e bronzo nell'iQFOiL femminile e bronzo nell'ILCA 7. Una spedizione giovane, con regate disputate in condizioni meteo difficili e utili indicazioni tecniche in vista dei prossimi appuntamenti internazionali.
Giochi del Mediterraneo, Taranto 2 settembre 2026: si apriva con giorni incerti e si chiude con un conto chiaro sul tavolo: cinque medaglie e parecchi spunti pratici per il lavoro in acqua nei mesi a venire.
Il medagliere della vela azzurra registra un oro, due argenti e due bronzi su quattro classi: iQFOiL maschile e femminile, ILCA 7 e ILCA 6. La spedizione è composta in larga parte da atleti under 21 che hanno regatato tra pause prolungate, ritardi di programma e brezze leggere ma intermittenti. Le gare non sono state una successione prevedibile: molte volte la classifica si è scritta nelle fasi di attesa e nelle micro-rotte scelte al momento giusto.
Nell'iQFOiL maschile l'oro è andato a Leonardo Tomasini (Circolo Surf Torbole), che chiude la serie con 21 punti netti. Sul secondo gradino sale Federico Allan Pilloni (Yacht Club Costa Smeralda) con 31 punti. La doppietta italiana non nasce da gesti isolati ma da un ritmo regolare: nell'ultima giornata Tomasini registra 1-2-1-4, Pilloni 2-1-4-5. Numeri che descrivono partenze consapevoli, capacità di scegliere i bordi giusti nelle oscillazioni di vento e gestione del trim quando il foil entra e esce dal volo.
Le regate maschili hanno offerto una lezione tecnica: chi è riuscito a convertire i piccoli vantaggi in spazio utile lo ha fatto spesso con manovre di precisione più che con recuperi spettacolari. Le fasi di attesa in acqua, con foil in acqua e vele tese in una corrente che cambiava direzione, hanno premiato chi è rimasto lucido nelle scelte tattiche e nella manutenzione rapida del materiale tra una prova e l'altra.
Nell'iQFOiL femminile l'argento è andato a Medea Marisa Falcioni (SEF Stamura) con 38 punti netti; il bronzo a Carola Colasanto (LUISS SSD) con 41 punti. L'oro è stato conquistato da Danai Pontifix. Falcioni e Colasanto hanno trovato vittorie di prova e recuperi decisivi nelle fasi in cui il foil lavorava a intermittenza: l'abilità nel disarmare e rimontare il foil con rapidità ha spesso fatto la differenza su percorsi dove il vento saliva e scendeva senza avvertimento.
Il lavoro sul ciclo di carico muscolare e sulla risposta dell'elastomero del foil è emerso chiaramente: le atlete che hanno limitato gli errori nelle manovre hanno potuto mantenere posizioni di testa anche quando la barca non volava stabile. Equilibrio, calma nei minuti di attesa e attenzione al bilanciamento dello scafo sono stati elementi ricorrenti nei debrief tecnici dopo ogni giornata.
La quinta medaglia per l'Italia arriva dall'ILCA 7 con il bronzo di Cesare Barabino (Yacht Club Costa Smeralda), chiuso a 60 punti netti. La medaglia è decisa per un solo punto, guadagnato negli ultimi metri dell'ultima prova: un esempio classico di come la somma di piccole scelte durante la regata determini il risultato complessivo. Antonio Pascali (Fraglia Vela Riva) resta a ridosso del podio con 61 punti, confermando la profondità della squadra nella classe.
Nell'ILCA 6 Ginevra Caracciolo di Brienza (Fiamme Oro) chiude sesta con 71 punti netti, con un crescendo finale che comprende una vittoria di prova e un secondo posto nell'ultima regata. Maria Vittoria Arseni (Fiamme Gialle) termina quattordicesima con 119 punti, al termine di una settimana fatta di alti e bassi ma utile per testare assetti e gestione della stanchezza nelle giornate calde e umide.
Taranto ha imposto un laboratorio pratico: vento leggero, oscillante e con raffiche improvvise che costringevano a cambiare approccio nel giro di pochi minuti. L'adattamento del foil — sia in termini di angolazione sia nella scelta degli elastomeri — è stato un tema ricorrente negli incontri tra tecnici e atleti. Non si è trattato solo di cavilli meccanici; spesso sono stati i dettagli delle partenze e la capacità di tenere la prua sul lato giusto della bolina a decidere le posizioni.
Le lunghe attese in mare hanno richiesto una gestione dell'energia diversa: stretching mirato, idratazione attenta e una routine per mantenere la concentrazione. Il lavoro a terra ha accompagnato quello in acqua con interventi mirati sui materiali, prove di rigging e verifiche continue sullo stato del foil dopo ogni uscita.
I tecnici hanno evidenziato punti chiave su cui lavorare: lettura della pressione locale per anticipare i bordi migliori, gestione delle raffiche medie che spesso hanno spezzato il ritmo delle prove e miglioramento della resistenza mentale nelle fasi di attesa prolungata. Le partenze rimangono un fattore decisivo: chi è stato più aggressivo e preciso nei primi metri ha potuto controllare la regata anche in seguito.
Parallelamente, è emersa la capacità di reazione dopo un errore. Più volte atleti usciti male da una prova hanno saputo azzerare il danno e ripartire con decisione nella successiva. Questa resilienza, insieme alla progressione nelle partenze, è stata indicata come uno degli aspetti più positivi della trasferta.
Atleti e staff hanno descritto la settimana con parole pragmatiche: soddisfazione per i risultati, attenzione ai dettagli da migliorare, e rammarico per alcune opportunità sprecate per pochi punti. I commenti hanno citato nomi della squadra e dello staff in acqua, sottolineando la capacità organizzativa di adattarsi ai cambiamenti di programma e la determinazione degli atleti a sfruttare ogni minuto di regata per imparare.
Il bilancio finale resta concreto: cinque medaglie, otto atleti che accumulano esperienza internazionale e una lista precisa di temi tecnici su cui lavorare nei prossimi mesi — assetto foil in vento instabile, resistenza nelle attese, tattiche specifiche per i mari interni. Sono obiettivi da tradurre in sessioni d'allenamento e test materiali prima dei prossimi appuntamenti internazionali giovanili e dei Mondiali.
La spedizione italiana lascia Taranto con sensazioni e immagini nette: il sibilo dell'acqua contro il foil nelle fasi di volo, la stoffa della vela ancora umida al tramonto, il picchiettio degli attrezzi nei box quando si controllano gli elastomeri. Dettagli materiali che ora accompagneranno i programmi di allenamento, rimasti impressi come promemoria tattile quando si penserà alle prossime regate.
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