ISA GTO 70ft: 22 metri in carbonio fino a 55 nodi
Il nuovo open di ISA Yachts monta due MAN V12 su trasmissione Arneson e riporta la sigla GTO nella gamma del cantiere di Ancona, con linee e interni firmati Galeazzi Design
Il nuovo open di ISA Yachts monta due MAN V12 su trasmissione Arneson e riporta la sigla GTO nella gamma del cantiere di Ancona, con linee e interni firmati Galeazzi Design
Lo sport ISA 120ft e il GTO 100 hanno legato il nome di ISA Yachts a propulsioni spinte e carene veloci, ben prima che il cantiere anconetano impostasse il progetto da 100 metri destinato a diventare la sua nuova ammiraglia. Il 29 ottobre 2026, ad Ancona, quella linea riparte con l'ISA GTO 70ft: 22 metri, due MAN V12 da 1.800 cavalli ciascuno, 50 nodi di velocità massima.
Con la motorizzazione opzionale da 2.000 cavalli per lato la soglia sale a 55 nodi. Il brand fa parte di Palumbo Superyachts, il gruppo che riunisce anche Columbus, Mondomarine ed Extra. L'obiettivo indicato dal cantiere è uno solo: trasformare la potenza in controllo. Ed è lì che si concentra il lavoro progettuale.
Installare più di 3.600 cavalli complessivi su uno scafo di 70 piedi significa affrontare tre questioni insieme. La prima è il peso: ogni chilo in più si paga in accelerazione, in consumi e in reattività. La seconda è la carena, che oltre i 40 nodi deve restare prevedibile, senza reazioni brusche quando l'onda si fa corta. La terza riguarda chi sta al timone, che a quelle andature dispone di pochi secondi per leggere i dati e decidere.
Sono problemi noti a chiunque abbia progettato open veloci. La differenza sta nel modo di risolverli su uno yacht che, sottocoperta, deve comunque ospitare sei persone in tre cabine e un equipaggio dedicato. Non una barca da gara spogliata di tutto, ma uno scafo da crociera che non rinuncia alle prestazioni. Per questo la partita si gioca su fronti distinti, e il GTO 70ft li affronta uno alla volta: carena, materiali, trasmissione.
La carena planante è stata sviluppata internamente dal team di ingegneria navale di ISA Yachts, attraverso studi approfonditi di fluidodinamica computazionale (CFD). I parametri su cui si è lavorato sono tre: stabilità, efficienza e precisione di controllo alle velocità più elevate. Tradotto in mare, una barca che mantenga assetto e direzionalità quando la superficie bagnata si riduce al minimo e lo scafo lavora quasi interamente sulla parte poppiera.
Sul fronte del peso la risposta è la fibra di carbonio, impiegata in modo esteso sia nello scafo sia nella sovrastruttura. Il dislocamento resta contenuto e colloca il modello nella fascia degli ultra-light high-performance yachts. Meno massa da spostare significa risposta più pronta alla manetta, accelerazioni più nette e un comportamento più reattivo in accostata e in uscita dall'onda.
Il CFD lavora sulla carena, il carbonio sulla bilancia: due strumenti che vanno nella stessa direzione, cioè uno scafo che pesa poco e scivola bene sull'acqua, anche quando la velocità sale oltre quella di una normale crociera.

La trasmissione scelta è ASD Arneson con eliche di superficie, soluzione da tempo associata alle unità molto veloci. Con le pale che lavorano a pelo d'acqua si riducono le appendici immerse e la relativa resistenza, mentre i piedi orientabili consentono di regolare spinta e assetto in navigazione.
La configurazione di base prevede due MAN V12 da 1.800 cv. La versione con motori da 2.000 cv aggiunge 400 cavalli complessivi e cinque nodi di punta, portando il GTO 70ft a 55 nodi. I numeri essenziali del progetto:
Al timone, la plancia integra sistemi di navigazione e monitoraggio pensati per una lettura immediata dei parametri. A 50 nodi la barca percorre quasi 26 metri al secondo: la chiarezza di uno schermo, a quella velocità, diventa una questione di sicurezza prima ancora che di comfort.
Esterni e interni portano la firma di Galeazzi Design. Il profilo è basso, con superfici tese e continue che corrono lungo l'asse longitudinale e allungano visivamente lo scafo anche a barca ferma. Scafo e tuga sono verniciati in Ice Blue Metallic, una tinta che riprende alcuni tratti riconoscibili della produzione ISA.
A poppa trova posto un transformer multifunzione che integra passerella e scala bagno: un unico elemento che cambia configurazione in base all'uso, dall'imbarco in banchina alla discesa in acqua durante una sosta in rada.

Sottocoperta la logica resta la stessa: materiali leggeri e performanti, lavorati secondo la tradizione artigianale italiana. La palette alterna beige e bianco, con rivestimenti e giroletti in pelle Nabuk che offrono al tatto una superficie morbida e opaca, in contrasto con il carattere marcatamente tecnico del resto della barca. È un passaggio netto: fuori l'aspetto di una macchina da velocità, dentro ambienti sobri e luminosi.
Tre cabine ospiti, tutte con bagno privato. L'armatoriale è a prua, la doppia con letti gemelli a centro barca, la VIP verso poppa. La distribuzione occupa l'intera lunghezza dello scafo e assegna a ciascun ospite uno spazio separato dagli altri, così che sei persone possano convivere a bordo senza sovrapporsi.
L'equipaggio, fino a due persone, dispone di una cabina indipendente. La galley è sottocoperta e completamente separata dalla zona ospiti: chi lavora a bordo si muove senza attraversare gli spazi dell'armatore, e la cucina resta fuori dalla vista durante la permanenza in rada o in navigazione.
Sulla scheda tecnica, alla fine, restano poche sigle: MAN V12, ASD, CFD, Ice Blue Metallic. E un numero che riporta dritto al GTO 100 e allo sport ISA 120ft: 55.
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