ISA Custom 80m: varo M/Y Belita 79,82 m
Con 79,82 m e 2.220 GT ISA Yachts porta in acqua M/Y Belita, progetto Espen Øino e interni Peter Marino
Con 79,82 m e 2.220 GT ISA Yachts porta in acqua M/Y Belita, progetto Espen Øino e interni Peter Marino
ISA Yachts ha varato M/Y Belita, un 79,82 metri da 2.220 GT che diventa la nuova ammiraglia del cantiere. Linee esterne firmate da Espen Øino, interni bespoke di Peter Marino Architect, architettura navale Hydro Tec. Baglio 12,50 m, pescaggio 3,40 m, due MTU 16V 4000 M65L da 2.240 kW ciascuno, 18 nodi di punta e autonomia dichiarata di circa 7.000 mn a 10 nodi.
ISA Custom 80m entra ufficialmente in flotta: l’unità M/Y Belita è stata varata ad Ancona il 15 settembre 2026 con lunghezza fuori tutto di 79,82 metri e una stazza lorda di 2.220 GT. Il numero 2.220 non è un vezzo aritmetico: racconta la metratura interna disponibile, i volumi dedicati agli ospiti e i servizi tecnici necessari su una piattaforma di questa scala.
Le linee esterne del nuovo ISA Custom 80m sono firmate dallo studio Espen Øino International. L’asse visivo predilige un’orizzontalità marcata: ampie superfici vetrate scure collegano i ponti e spezzano il profilo, mentre la sovrastruttura compatta mantiene un equilibrio tra massa e leggerezza.
La poppa è pensata come estensione diretta del mare. Terrazze su più livelli e una piscina scenografica trasformano i ponti inferiori in prolungamenti verso l’acqua, con accessi dedicati ai tender e alle attività acquatiche. L’effetto cercato è quello di ridurre la percezione della lunghezza complessiva senza sacrificare la fruibilità degli spazi esterni.
Gli interni sono un progetto firmato Peter Marino Architect, sviluppato su misura attorno alle esigenze dell’armatore. Qui la parola «bespoke» non è mai generica: si traduce in scelte materiche, lavorazioni artigianali e soluzioni d’arredo costruite sulle sequenze di vita a bordo, dalla privacy delle cabine ospiti agli spazi di servizio nascosti ma perfettamente integrati.
Materiali selezionati e finiture su misura convivono con sistemi impiantistici complessi, gestiti con tolleranze strette in fase di costruzione. È proprio questo bilancio tra estetica e tecnica a definire l’atmosfera interna del progetto.
L’architettura navale è stata curata da Hydro Tec. Il baglio massimo è di 12,50 metri, mentre il pescaggio a pieno carico si attesta su 3,40 metri. La propulsione si basa su due MTU 16V 4000 M65L, ciascuno da 2.240 kW, che spingono lo scafo fino a una velocità massima prevista di 18 nodi e una crociera intorno ai 14 nodi.
La dichiarazione di autonomia è di circa 7.000 miglia nautiche a 10 nodi: numeri che qualificano Belita come yacht pensato per rotte di lunga percorrenza, con il profilo operativo di chi attende di viaggiare lontano dal porto base senza dipendere da scali continui per rifornimento.

M/Y Belita segue il Columbus Classic 80m M/Y Dragon come secondo 80 metri realizzato dal gruppo Palumbo. Il lavoro svolto in officina mette in evidenza pratiche ripetibili: documentazione esecutiva dettagliata, sequenze produttive consolidate e procedure di integrazione impiantistica che riducono margini di errore su scafi di grandi dimensioni.
Nel cantiere emergono elementi operativi specifici: coordinamento delle squadre di outfitting, controllo qualità puntuale in fase di installazione e gestione delle reti HVAC ed elettriche, tutti aspetti che condizionano tempi e costi in un progetto full custom. La capacità di replicare workflow efficaci è ora un asset operativo del gruppo.
ISA Yachts sta operando all’interno di un ecosistema che include i marchi Columbus, Mondomarine ed Extra. La strategia di gruppo cerca di coprire fasce diverse del mercato dei grandi yacht, alternando proposte classiche a progetti contemporanei, con competenze distribuite tra design internazionale e fornitori italiani specializzati.
Su Belita la collaborazione tra studi di progetto internazionali e fornitori locali è evidente nei dettagli: dalla carpenteria agli elementi di finitura, passando per i sistemi tecnici che devono rispettare standard internazionali e tempistiche di consegna stringenti. È una rete che richiede logistica precisa e coordinamento costante tra reparti.

Il varo rimarca la fine di una fase cruciale, ma non è la fine del percorso. L’allestimento finale e le prove in mare determineranno le performance reali: tarature dei sistemi, bilanciamento dei carichi, messa a punto dei comandi e dei consumi, oltre alla verifica del comportamento in condizioni diverse da quelle di cantiere. Queste attività richiedono una stretta collaborazione tra team di progetto, equipaggio provvisorio e tecnici dei fornitori.
Le prove in mare serviranno anche a confermare l’efficacia delle soluzioni adottate per il comfort acustico e per la gestione delle vibrazioni, aspetti che su una piattaforma di questa taglia incidono sulla vita a bordo quanto le scelte d’arredo. Seguiranno test operativi su tender e sistemi di bordo, validazioni dei percorsi di sicurezza e simulazioni di esercizio prolungato.
Il management del cantiere parla di esperienza operativa accumulata su progetti analoghi come risorsa per affrontare commesse fino a 100 metri: un patrimonio di processi e di dettagli tecnici che ora viene applicato alla produzione di unità ripetibili senza perdere la dimensione custom del progetto.
Per ora il varo di M/Y Belita mette in acqua un’unità di quasi 80 metri, 2.220 GT, con linee Espen Øino e interni Peter Marino, due MTU da 2.240 kW e un’autonomia stimata di circa 7.000 miglia. Il completamento degli allestimenti, le prove in mare e la prima stagione operativa saranno i passaggi che mostreranno fino a che punto le capacità progettuali e produttive messe in campo si tradurranno in prestazioni e affidabilità reali: sarà il mare a decidere quanto il progetto risponda alle attese che lo hanno accompagnato fino al varo.
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