Progetto M.A.R.E.: risultati e Missione 2026 presentati a Portofino
Lo Yacht Club Italiano ospita il bilancio del primo quadriennio e l’avvio della Missione 2026-2029 con il catamarano Caprera
Lo Yacht Club Italiano ospita il bilancio del primo quadriennio e l’avvio della Missione 2026-2029 con il catamarano Caprera
A Portofino sono stati presentati i risultati 2022-2025 di Progetto M.A.R.E., che ha monitorato il Mediterraneo su quattro macroaree: inquinamento ambientale, inquinamento acustico, biodiversità marina e cambiamento climatico. La Missione 2026 proseguirà le campagne a bordo del catamarano Caprera, con protocolli scientifici consolidati e coinvolgimento accademico internazionale.
Progetto M.A.R.E. è tornato al centro dell’attenzione a Portofino per rendere conto dei risultati raccolti tra il 2022 e il 2025 e per presentare la Missione 2026. L’incontro, organizzato venerdì 17 luglio allo Yacht Club Italiano, ha messo in scena la voce di ricercatori, organizzatori e stakeholder impegnati nelle campagne condotte a bordo del catamarano Caprera.
Chi era presente ha visto come una barca a vela possa funzionare da piattaforma di ricerca itinerante: laboratori temporanei, linee di campionamento e routine operative trasformano la Coperta in un campo scientifico. È una pratica che mescola disciplina marina, capacità di navigazione e procedure analitiche per creare una serie di osservazioni ripetute nel tempo.
Promosso dalla Fondazione Centro Velico Caprera ETS con One Ocean Foundation come partner scientifico, Progetto M.A.R.E. ha portato a bordo 46 ricercatori provenienti da 20 università italiane e internazionali. Le campagne hanno seguito un protocollo standardizzato: campionamento fisico-chimico, survey acustiche e osservazioni biologiche pensate per restituire dati confrontabili stagione dopo stagione.
Il protocollo si concentra su quattro ambiti di osservazione: inquinamento ambientale (microplastiche, contaminanti organici e metalli), inquinamento acustico (rumore antropico subacqueo e sue frequenze), monitoraggio della biodiversità marina (presenza di specie indicatrici, corpi di fauna e flora) e cambiamento climatico (misure di temperatura, salinità e segnali locali di acidificazione). Ogni linea di indagine è stata articolata in protocolli operativi che descrivono metodi di prelievo, frequenze di misura e standard di qualità dei dati.
Operativamente, il progetto ha privilegiato misure ripetute lungo rotte costiere del Tirreno. Le serie temporali così generate permettono confronti stagionali e interannuali: è proprio la ripetizione sistematica delle osservazioni a restituire la possibilità di distinguere trend da variabilità naturale. I dati sono stati aggregati secondo procedure che favoriscono la replicabilità, con archivi strutturati per agevolare analisi successive.
Durante le presentazioni è emersa una componente pratica spesso trascurata nei comunicati scientifici: la gestione logistica delle campagne. Pianificazione delle rotte, autorizzazioni per operare in aree protette, gestione dei campioni a bordo e protocolli per la condivisione dei dataset costituiscono parti integranti del successo operativo della missione.
La Missione 2026 è partita il 16 maggio dalla base della Marina Militare de La Maddalena e proseguirà con un programma che termina il 22 luglio con rientro a Caprera. Il catamarano Caprera è predisposto per ospitare spazi di lavoro, moduli di raccolta per sensori multiparametrici e laboratori temporanei: una configurazione che favorisce sia attività di ricerca sia percorsi di formazione a bordo.
La strategia di campionamento alterna lunghi tratti di navigazione, utili a raccogliere misure di background, a stazioni di sosta dove si effettuano prelievi puntuali dell’acqua, registrazioni idroacustiche e campagne visuali per il censimento della fauna. Lo schema operativo mantiene lo stesso set di strumenti e procedure per garantire coerenza nelle serie temporali e possibilità di confronto tra campagne diverse.
Il coinvolgimento diretto di istituzioni accademiche e centri di ricerca è centrale: team interdisciplinari a bordo integrano competenze in chimica marina, bioacustica, ecologia e oceanografia fisica. Il risultato è una lettura dei fenomeni che passa attraverso più discipline, necessaria per affrontare nodi complessi come la relazione tra rumore subacqueo e distribuzione delle specie o tra microplastiche e processi di bioaccumulo.
Una parte significativa della discussione ha riguardato l’aspetto formativo. Studenti e operatori della scuola velica sono coinvolti nelle campagne: la combinazione di didattica e ricerca crea opportunità di apprendimento pratico, sviluppando professionalità con esperienza diretta sul campo e allo stesso tempo ampliando la capacità di raccolta dati del progetto.
Le procedure di archiviazione e condivisione dei dati sono state descritte come elementi essenziali per renderli utilizzabili da attori diversi: amministrazioni locali, centri di ricerca e operatori del settore marino. Costruire dataset accessibili e comparabili nel tempo significa mettere a disposizione indicatori concreti per le scelte di gestione e mitigazione delle pressioni antropiche sugli habitat costieri.
La tappa di Portofino si colloca in un itinerario di incontri che segue la Missione 2026 lungo diverse località del Tirreno. L’intento dichiarato è trasformare osservazioni e risultati scientifici in strumenti operativi per i decisori: indicatori che possano guidare interventi puntuali su habitat fragili e valutare l’efficacia di misure di riduzione degli impatti.
Il progetto segue, dunque, un doppio binario. Da un lato la produzione continua di dati; dall’altro la costruzione di una rete di competenze e partenariati che sappiano tradurre quei dati in azioni sul territorio. Il modello mette insieme la pratica nautica della Fondazione Centro Velico Caprera con l’approccio sperimentale e analitico di One Ocean Foundation.
Alla platea sono stati ricordati motivi pratici e scientifici per mantenere e ampliare il monitoraggio del Mediterraneo: solo con serie di dati robuste si può separare il segnale dal rumore, isolare trend significativi e predisporre risposte adeguate. Il progetto colloca la raccolta sistematica di osservazioni come condizione per decisioni informate.
Il racconto del presente rimanda a episodi pionieristici di monitoraggio nel Mediterraneo: l’evoluzione non è tanto nella singola misura, quanto nella capacità di tenere traccia nel tempo. Dove una volta le campagne erano episodiche, oggi si costruiscono serie temporali dotate di coerenza metodologica. La Missione 2026 intende allungare quella catena di osservazioni, consolidando un archivio utile a ricerche future e a politiche di gestione marina.
Un raffronto rapido: dove prima le campagne erano sporadiche, ora si pone l’accento sulla continuità delle serie osservate. È una differenza di scala che cambia il modo di leggere e intervenire sul mare.
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