M.A.R.E. per la salute del Mediterraneo: tappa a Salerno
Il catamarano Caprera e 10 settimane di monitoraggio: risultati preliminari sulle coste campane mostrano metalli sotto la media del Tirreno e assenza di apporti recenti di DDT
Il catamarano Caprera e 10 settimane di monitoraggio: risultati preliminari sulle coste campane mostrano metalli sotto la media del Tirreno e assenza di apporti recenti di DDT
Marina d'Arechi ha ospitato la tappa salernitana della quinta edizione di M.A.R.E. Il catamarano Caprera conduce una missione di 10 settimane (16 maggio–22 luglio) dedicata al monitoraggio di inquinamento, rumore, biodiversità e cambiamento climatico. I dati campani segnalano concentrazioni di cromo, cadmio, mercurio, manganese, ferro, zinco e piombo in linea o inferiori alla media tirrenica; moderato arricchimento di rame e cobalto; PCB a livelli intermedi; DDT riconducibile a contaminazioni storiche.
M.A.R.E. approda a Marina d'Arechi con una missione che arriva proprio nel bel mezzo di una scommessa operativa: tenere in mare, per dieci settimane, una piattaforma di rilevamento itinerante capace di raccogliere dati confrontabili nel tempo. La partenza è avvenuta il 16 maggio dalla base della Marina Militare di La Maddalena; a bordo, il catamarano Caprera è stato allestito come laboratorio galleggiante per prelievi, misure acustiche e attività di divulgazione rivolte ai porti toccati dalla rotta.
La tappa a Salerno mette in luce un elemento pratico: il monitoraggio non è solo analisi, è una catena logistica che avvicina scienziati, operatori portuali e cittadini. A Marina d'Arechi i risultati preliminari delle campagne campane sono stati presentati pubblicamente, con spiegazioni tecniche e spazi di confronto per capire come orientare interventi locali senza perdere vista la variabilità naturale stagionale.
Il protocollo del progetto ruota attorno a quattro macroaree: inquinamento ambientale, inquinamento acustico, biodiversità marina e cambiamento climatico. Ogni area prevede metodi specifici di campionamento: carotaggi sul sedimento, gabbiamenti per la fauna bentonica, registrazioni idroacustiche e misure termiche e salinità. A turno, i team delle università e dei centri di ricerca salgono a bordo del Caprera per turni di più giorni, alternando raccolta campioni a analisi preliminari sul campo.
La missione programmata tra il 16 maggio e il 22 luglio è inserita nella più ampia strategia quadrenniale 2026–2029, pensata per garantire continuità e comparabilità dei dati. Questo approccio permette di confrontare misure stagionali e annuali, riducendo il rischio di interpretazioni affrettate basate su campionamenti isolati.
La coordinatrice scientifica a bordo, Martina Pè, ha illustrato i principali dati raccolti lungo le coste campane. I campioni analizzati indicano concentrazioni di cromo, cadmio, mercurio, manganese, ferro, zinco e piombo in linea o inferiori rispetto alla media del Tirreno, una fotografia che suggerisce minore pressione da sorgenti industriali diffuse nelle aree monitorate.
Un elemento che merita attenzione è il moderato arricchimento di rame e cobalto. Le ispezioni condotte a bordo e le osservazioni in porto indirizzano verso cause locali: attività portuali, apporti fluviali e processi biologici costieri che possono concentrare questi metalli in specifiche nicchie. Questi segnali non definiscono un quadro definitivo; servono campionamenti mirati per delimitare aree interessate e capire se il fenomeno è stagionale o persistente.
I livelli di PCB rilevati sono intermedi rispetto al campione tirrenico complessivo: più bassi rispetto a hotspot noti ma non trascurabili. Il dato suggerisce la necessità di sorveglianza prolungata per valutare trend nel tempo e per individuare eventuali sorgenti puntuali o diffuse.

Per il DDT, le analisi identificano un profilo che punta verso contaminazioni storiche piuttosto che apporti recenti. Si tratta di residui che persistono nei sedimenti e che continuano a essere rintracciabili nelle campagne, specialmente in aree con ridotta dispersione idrodinamica.
All'incontro ha partecipato una rappresentanza ampia: istituzioni locali, centri di ricerca, operatori portuali e referenti di progetti formativi. Il dialogo ha ruotato attorno all'uso operativo dei dati: dalla pianificazione di interventi di bonifica alla definizione di protocolli per ridurre gli apporti da traffico portuale.
Il presidente di Marina d'Arechi, Agostino Gallozzi, ha sottolineato il ruolo dei porti turistici come piattaforme per trasferire conoscenza. Ha proposto di inserire buone pratiche ambientali nei percorsi formativi per le patenti nautiche, così da trasformare ogni navigante in un osservatore più consapevole delle condizioni del mare.

Nel quadriennio 2026–2029 il progetto intende consolidare un dataset che sia utile a ricerca e gestione. I dati raccolti servono ad alimentare decisioni operative di porti e amministrazioni costiere: dal controllo dei sedimenti agli interventi su scarichi e dragaggi, fino a linee guida per mitigare impatti acustici sulle specie marine.
La trasparenza nella condivisione è parte integrante dell'attività: divulgazione, formazione e coinvolgimento della comunità locale sono strumenti pensati per aumentare la capacità di risposta alle pressioni antropiche e naturali che cambiano il Mediterraneo. Sul Caprera si sviluppano tesi e report, mentre a terra si organizzano incontri con studenti e operatori per trasferire competenze pratiche.
Il lavoro proseguirà fino al 22 luglio, data in cui la missione farà ritorno alla base. Nel frattempo, analisi in corso e campionamenti aggiuntivi cercheranno di definire con maggiore dettaglio la dispersione dei metalli e il comportamento dei PCB nei diversi tratti costieri monitorati, con particolare attenzione a rame e cobalto.
La tappa salernitana mette insieme strumenti e sensazioni: si ascolta il rumore delle pompe dei laboratori, si percepisce il metallo freddo degli strumenti e si sfiora la trama ruvida delle reti. È uno spazio concreto dove la ricerca incontra la pratica quotidiana della gestione costiera, e dove ogni misura raccolta racconta qualcosa di preciso sullo stato del mare.
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