Oceani di ghiaccio, mari d'oro: mostra al Galata
Mostra fotografica di Fabio Accorrà e Andrea Izzotti: 16 immagini tra Groenlandia e oceano, incontri e contributi scientifici dall'11 settembre al 18 ottobre
Mostra fotografica di Fabio Accorrà e Andrea Izzotti: 16 immagini tra Groenlandia e oceano, incontri e contributi scientifici dall'11 settembre al 18 ottobre
Dal 11 settembre al 18 ottobre il Galata Museo del Mare ospita la mostra "Oceani di ghiaccio, mari d'oro" di Fabio Accorrà e Andrea Izzotti: 16 fotografie che mettono in dialogo paesaggi artici e oceani di balene. Inaugurazione l'11 settembre con incontro pubblico su Groenlandia e Artico alla presenza di Marco Ansaldo e Leonardo Parigi. Contenuti multimediali e contributi di biologi ambientali affiancano il percorso; dodici immagini entreranno nel calendario 2027 della Fondazione Il Porto dei piccoli.
Le prime luci tagliano il profilo delle lastre di ghiaccio nelle fotografie esposte; il rumore lontano del porto entra dall'ingresso. È questa la scena che apre "Oceani di ghiaccio, mari d'oro", la mostra fotografica di Fabio Accorrà e Andrea Izzotti che inaugura l'11 settembre al Galata Museo del Mare. Le immagini non sono solo viste: si sentono. Il gelo restituisce il proprio ritmo attraverso contrasti di luce e superfici levigate dal vento.
L'appuntamento inizia alle ore 17.00 con l'incontro pubblico intitolato "Groenlandia, Oceani, Artico", guidato da Marco Ansaldo, presidente del Mu.MA. Interviene Leonardo Parigi, direttore dell'Osservatorio Artico e coautore del volume "Groenlandia, Nuuk. Chi vuole rompere il ghiaccio". Alla fine dell'incontro, alle 18.00, si aprono le sale della Galleria delle Esposizioni per la visita della mostra; l'ingresso è libero fino a esaurimento posti. L'inaugurazione combina parole e immagini: prima la discussione, poi la possibilità di osservare da vicino gli scatti con i pannelli esplicativi che accompagnano ogni opera.
Lo sguardo curatoriale mette in relazione due mondi che appaiono distinti ma comunicano tra loro: le masse di ghiaccio con le loro superfici cesellate e il mare come spazio vivo, percorso da grandi cetacei. Sedici fotografie portano in scena il ghiaccio come materia fisica — cristalli, fenditure, spine di luce — e il mare come ambiente dinamico, con superfici increspate e colonne d'acqua solcate dai movimenti di balene e delfini. Le immagini chiedono allo spettatore di lavorare sulla scala: guardare da vicino per leggere le texture, guardare da lontano per cogliere il movimento generale.
Oltre alla fotografia, il percorso integra materiali multimediali e contributi di biologi ambientali. Sono presenti video che documentano comportamenti dei mammiferi marini e schede che descrivono processi ecologici osservati sul campo. I pannelli illustrativi forniscono dati sulle condizioni ambientali cui le immagini si riferiscono e spiegano le tecniche di ripresa adottate dagli autori. Il progetto rivolge una particolare attenzione al pubblico giovane: i contenuti didattici sono pensati per trasformare la curiosità in conoscenza, invitando a capire come la luce, la temperatura e le correnti plasmano quei paesaggi.
La scelta di affiancare scienza e immagine sottrae le fotografie al puro godimento estetico: diventano strumenti di osservazione. Le didascalie non si limitano a descrivere l'inquadratura; indicano latitudine, stagione e condizioni atmosferiche, fornendo contesto senza appesantire la fruizione. Così la mostra funziona anche come dispositivo divulgativo, capace di avviare conversazioni tra visitatori e ricercatori.
Fabio Accorrà, genovese, firma reportage in regioni come Lapponia, Islanda e Groenlandia; nella mostra propone immagini che mettono in risalto la materia del ghiaccio: superfici, crepacci, dettagli microscopici che diventano quasi sculture. Le sue fotografie raccontano la resistenza del paesaggio alle variazioni di luce e temperatura, e mostrano la complessità delle superfici ghiacciate, dove ogni piega trattiene memorie climatiche.

Andrea Izzotti, anch'egli genovese, arriva con un ampio percorso editoriale e un interesse marcato per i cetacei. Le sue immagini privilegiano l'incontro tra paesaggio e fauna: sequenze al tramonto, profili di balene che emergono come segnali su uno sfondo denso di atmosfera. Izzotti racconta il mare come ambiente mobile, dove la luce del giorno modifica in continuazione la percezione del gesto animale.
La mostra è promossa dal Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni. Dodici delle fotografie saranno utilizzate per il calendario ufficiale 2027 della Fondazione Il Porto dei piccoli, consolidando il legame tra esperienza espositiva e iniziative educative sul territorio. Il progetto dialoga con scuole e famiglie: percorsi guidati e materiali di supporto sono concepiti per facilitare l'accesso dei più giovani ai temi ambientali e per stimolare attività laboratoriali a valle della visita.

La presenza di realtà impegnate nella divulgazione e di figure della ricerca trasforma il museo in punto di incontro tra cittadinanza e comunità scientifica. La mostra diventa così spazio di scambio, dove l'osservazione visiva si intreccia con dati e testimonianze, e dove il pubblico può confrontarsi con chi indaga direttamente i cambiamenti in atto nell'Artico.
L'incontro dell'11 settembre affronta questioni pratiche che riguardano l'Artico e la Groenlandia: rotte marittime, sfruttamento delle risorse e trasformazioni infrastrutturali. Le riflessioni partono da osservazioni sul campo e da pubblicazioni recenti e puntano a restituire la complessità delle trasformazioni in corso. Il confronto tra immagini e analisi geopolitiche permette di leggere lo spazio artico in modo multifocale: estetica, scienza e politica si sovrappongono senza che una cancelli l'altra.
La discussione inaugura un percorso che proseguirà durante il periodo espositivo attraverso moduli di approfondimento e incontri dedicati ai temi dell'educazione ambientale.

Per dare un minimo di scala: dodici immagini del ciclo entreranno nel calendario 2027 della Fondazione Il Porto dei piccoli. Non è cosa frequente che una mostra offra una presenza così consistente in un progetto editoriale dedicato all'infanzia, un segnale della volontà di trasferire contenuti visivi e scientifici oltre le sale espositive.
La mostra resta visitabile fino al 18 ottobre negli orari di apertura del museo ed è inclusa nel biglietto di ingresso. Chi esce dalla Galleria porta con sé due elementi tangibili: un'immagine impressa nella memoria e la traccia di dati e osservazioni che permettono di misurare, seppure in modo parziale, la portata delle trasformazioni climatiche e ambientali. A chiudere, un raffronto rapido: alcune delle superfici ritratte mostrano segni di mutamento che, rispetto a scatti esposti in passato, appaiono più marcati e frequenti; la fotografia continua a essere uno strumento insostituibile per documentare quel cambiamento.
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