Il mestiere del Perito Navale - Le professioni del mare - Sea Jobs - NAUTICA REPORT
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Isola di Favignana - I. Egadi (TP)
Favignana è un'isola appartenente all'arcipelago delle isole Egadi, in Sicilia.   Principale isola delle Egadi, si trova a circa 7 km dalla costa occidentale della Sicilia, tra Trapani e Marsala, di fronte alle Isole de
Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 18/10/2018 07:05
Le professioni del mare - Sea Jobs / Il mestiere del Perito Navale
Il mestiere del Perito Navale

Il mestiere del Perito Navale

di Sacha Giannini


Premesse e considerazioni storiche

 

La forma segue la funzione ?

 

O viceversa ? Questo principio teorico del ‘900, ha condizionato per quasi mezzo secolo l’architettura e il modo di rappresentarsi sia in ambito terrestre che navale.

 

In questo periodo si assiste ad un vero e proprio dialogo stilistico tra questi due mondi…di Terra e di Mare . In edilizia erano spesso frequenti richiami “marini” come parapetti navali, aggetti arrotondati, oblò e salvagenti di cemento nei prospetti, mentre sulle navi di linea e da crociera, gli stessi architetti ( Gino Coppedè, Armando Brasini ) riproponevano come in terra il fasto e gli sfarzi dei più lussuosi palazzi del passato.

 

Fino al 1930 non era ancora sviluppato uno stile “nautico”. Si affermerà gradualmente la definizione di “Nave all’italiana“ con la nave “Rex” e il “Conte di Savoia” di Gustavo Pulitzer Finali e successivamente ( 1950 ) con ”l’Andrea Doria” che conquistò l’ammirazione nel mondo cambiando impostazione con un “design del futuro”, moderno ed innovativo per qualità, materiale, stile ed eleganza.

 

Si parlava appunto di Stile, fino a poco tempo fa nel nostro paese, di “stile navale” o di “stile marino” o ancora di “Stile Internazionale“.

 

Oggi la funzione ha prevalso e trasgredito sulla forma al punto che ormai le funzioni che danno forma alle barche ( specialmente da diporto ) riflettono le esigenze e le mode di una utenza sempre più nuova, che uscendo dall’esclusività dell’aristocrazia, hanno fatto saltare quei riferimenti noti di una cultura nautica classica.

 

Mettiamo ad esempio a confronto due navi a vela (entrambe oggi navigano lo stesso mare) con 100 anni di vita di differenza. Evidente, in questo caso, è lo stravolgimento concettuale, stilistico, morfologico e funzionale che accompagna e definisce il tutto. A noi rimane il giudizio di preferenza e la domanda: cosa più ci appartiene, un ricordo di un passato ( mai vissuto ) o il presente nel quale siamo parte e artefici ?
 


1916 - Goletta in acciaio “ Joseph Conrad “

2016 - Nave a vela “A” di Philippe Starck


E’ da tempo ormai in discussione il mantenimento di quei tipici e riconoscibili aspetti formali e volumetrici di un recente passato, la percezione chiara di quel tipico “spazio marino”, oggi sempre più “terrestre e urbano”.

 

Declinando lentamente quel valore compensatorio e consolatorio che avevano le barche rispetto alla vita, si sono perse le apparenti certezze di una geometria nota, rispettata e rassicurante, aprendosi così al nuovo, al diverso instabile e disarmonico, al disordinato e alla liberta degli spazi dinamici in cui l’uomo moderno vuole vivere e confrontarsi.
 


 

Le barche ci appaiono, si mostrano e quindi ci parlano con propri codici ognuno dei quali attraverso la storia e la sua evoluzione ci trasmettono una serie di messaggi e quindi informazioni funzionali, stilistiche e strutturali.

 

In passato la circolarità di tre principi regolatori (Utilitas, come utilità nella funzione - Firmitas, come solidità nella statica e nei materiali – Venustas, come bellezza ed estetica) ha garantito e assicurato che una barca fosse degna di appartenere al mondo elitario guidandone la conformazione basata essenzialmente sull’armonia delle parti.

 

Subentra oggi l’indeterminatezza, la leggerezza, la trasformabilità, l’immaterialità, la multimedialità, la sensorialità, l’elettronica, la vetroresina e lo sbandamento…in tutti i sensi!!
 


Oculus - Schopfer Yachts (Usa)


“Blackcat” - Malcolm McKeon

“Archinaute” - KA Studio



BMW Oracle

 Imoca Safran


Di riflesso assistiamo ad una produzione di massa a prezzi oggi accessibili, la conquista e lo strapotere nell’industria nautica della vetroresina stampata e …controstampata, la produzione di serie, il fascino di una moda e di un target sociale di un’utenza nuova che spesso arriva ad acquistare, impreparata, bellissime barche di serie usate o nuove di grandi dimensioni ( 12 – 15 mt ) per la crociera in famiglia, con baglio massimo a poppa, pozzetti e volumi giganti, doppia timoneria e con l’indispensabile requisito della vivibilità e comodità !
 


Dufour 410 GL

 Hanse 548



Hanse 675

Advanced A80


Questo mutamento, dai primi anni 70 ad oggi, è sempre più presente e ha visto consolidarsi nel tempo la nascita e la trasformazione di nuovi e vecchi mestieri, legati alle esigenze di un mercato che fino a un secolo fa era impensabile immaginarne lo sviluppo.

 

Si vedono sempre più spesso “case galleggianti” balconati con grandi vetrate a nastro, scafi e tughe informi come semplici blocchi naviganti con accessi poppieri palladiani, ringhiere al posto di battagliole e tanto altro materiale insolito da lavoro per noi architetti e periti navali. In molti casi ci ritroviamo un linguaggio con soluzioni prese in prestito e trasferite dall’edilizia e adattate al mare, spesso e volentieri coerenti e spesso incoerenti.

 

Si è affermata oggi in maniera sempre più decisa una figura professionale, fino a poco tempo fa ritenuta marginale, superflua o di nicchia, quella del Perito Navale del diporto.

 

Un consulente di parte per le perizie tecnico estimative di imbarcazioni da diporto nelle procedure di compravendita privata ( pre-acquisto ), assicurative e sinistri. Un professionista oggi , un mestiere ieri con una storia che ha più di cinque secoli alle spalle , certo con scopi e obbiettivi diversi da quelli attuali.
 


 

 

Cronologia storica della figura del Perito Navale (Surveyor)
 


 

1546. Nasceva in Inghilterra l’ufficio del dipartimento “Surveyor and rigger of the navy” ( ribattezzato nel 1860 Controller of the navy ).

 

In pratica i primi periti navali ufficiali della storia. Benjamin Gonson (1525-1577 circa) fu il primo Surveyor della Royal Navy.

 

Si occupavano principalmente di tenere i libri delle riparazioni, manutenzioni e allestimenti per le navi da guerra costruite in ogni Royal Dockyard del paese e valutarne lo stato d’uso.

 

1623. Anno della fondazione del primo Istituto Nautico italiano che ebbe sede presso il Collegio di San Giuseppe a Chiaia a Napoli, dedicato esclusivamente alle discipline nautiche. In seguito sorsero le scuole nautiche anche a Marsiglia nel 1728 e a Le Havre poco tempo dopo, nel 1749 ne venne aperta una ad Amburgo, poi a Trieste nel 1754 e solo alla fine del ‘700 ne sorsero anche in Inghilterra.

 

1760. Il ministro Bernardo Tanucci introdusse, per venire incontro alla necessità di formare le maestranze, la sezione per le costruzioni navali e per tecnici professionali in ambito nautico.

 

1828. Nasceva ad Anversa il ''Bureau de Renseignements pour les assurances maritimes'' ( ''Ufficio d’Informazioni per le assicurazioni marittime'' ), il quale si proponeva di informare gli assicuratori dei premi correnti sulle varie piazze commerciali e fornire nello stesso tempo ''una descrizione dettagliata delle buone e cattive qualità delle navi che frequentavano i porti principali dei Paesi Bassi''.

 

1839. Non c’era ancora l’Italia unita, i traffici erano cospicui per l’epoca, i cantieri numerosi e di buon livello tecnico e l’industria dell’armamento era dinamica ed intraprendente. Si nominarono quindi ben presto nei porti di Genova, Napoli, Ancona, Trieste, dei capitani-esperti che lasciarono poi il posto a veri Periti “esperti in costruzioni navali e capaci di giudicare, nel corso delle visite, lo stato di una nave, o di sorvegliare con competenza la riparazione di un’avaria”. I consigli e l’assistenza di questi periti erano molto apprezzati dagli Armatori.

 

1850. A quell’epoca i progressi della tecnica delle costruzioni navali dovuti all’introduzione del ferro ed in seguito dell’acciaio, e allo sviluppo della propulsione a vapore, sconvolsero le basi delle informazioni raccolte ed i metodi adottati per stabilire la quotazione e le perizie navali.

 

1861. Nasceva a Genova il Registro Italiano Navale.

 

1871. A Napoli ci fu una grande esposizione marittima ed il Bureau Veritas ( prima Bureau de Renseignements pour les assurances maritimes, poi Registro di Classificazione ), vi partecipò mostrando in modo assai chiaro a mezzo di modelli di scafo di epoche diverse, di quanto le regole di costruzione dettate e applicate in certi cantieri, avessero migliorato la solidità e la razionalità delle strutture.

 

1934. Art 32 del regio decreto 20 settembre 1934, n. 2011, vengono compilati i primi ruoli dei periti e degli esperti e il ruolo dei mediatori.

 

1954. Con decreto ministeriale viene definito un elenco delle categorie e sub categorie per i periti ed esperti, compresi le attività marittime e in particolare le perizie nautiche.

 

Arch. Sacha Giannini
architetto@sachagiannini.it
338 4402633

 

Leggi anche:

La perizia navale: perchè e quando conviene farla

La perizia navale: quanto costa ?

Fonte: Nautica Report
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