Prevenzione cardiovascolare: una vela porta screening nelle isole
Otto mesi di ambulatorio galleggiante a bordo dell'Azuree 40 per ecocardiogrammi ed ecocolor Doppler nelle Eolie, Egadi, Pantelleria, Lampedusa e Sardegna
Otto mesi di ambulatorio galleggiante a bordo dell'Azuree 40 per ecocardiogrammi ed ecocolor Doppler nelle Eolie, Egadi, Pantelleria, Lampedusa e Sardegna
Il progetto «Una vela per il cuore» trasforma un Azuree 40 in ambulatorio galleggiante: otto mesi di navigazione tra Punta Ala e la Sardegna per offrire screening cardiovascolari gratuiti a residenti e turisti, con ecocardiogramma ed ecocolor Doppler carotideo per la fascia 40–75 anni.
Prevenzione cardiovascolare: otto mesi di navigazione trasformano una barca a vela in un ambulatorio mobile che raggiunge le isole del Tirreno.
La partenza da Punta Ala ha dato il via al progetto Una vela per il cuore, che proseguirà fino a ottobre con tappe programmate nelle Isole Eolie, Egadi, Pantelleria, Lampedusa e in varie località della Sardegna. L'obiettivo pratico è portare controlli specialistici a portata di mano: uno spazio medico temporaneo allestito sulle banchine, dove si eseguono ecocardiogramma ed ecocolor Doppler carotideo, rivolti soprattutto alle persone tra i 40 e i 75 anni, siano esse residenti o in vacanza.
A bordo dell'imbarcazione Serena, un Azuree 40 convertito in ambulatorio galleggiante, opera un'équipe composta da cardiologi, ecocardiografisti e volontari che si alternano durante le chiamate in porto. Ogni scalo diventa un hub sanitario temporaneo: gli spazi per l'accoglienza e per gli esami vengono allestiti sulle banchine o in aree del porto reperite con il supporto delle amministrazioni locali. Le visite sono calendarizzate su prenotazione per distribuire i flussi e contenere i tempi d'attesa.
Il fulcro dell'attività è il protocollo denominato Tree Screening, un percorso diagnostico che integra la valutazione del cuore con quella del sistema cerebrovascolare. Il pacchetto offerto comprende due esami principali: l'ecocardiogramma, che valuta funzione e struttura cardiaca, e l'ecocolor Doppler delle arterie carotidi, pensato per identificare placche aterosclerotiche o restringimenti del lume.
Entrambi gli esami sono eseguiti con apparecchiature portatili di ultima generazione, montate e tarate per l'uso in spazi compatti. L'ecocardiogramma rileva aspetti come la frazione di eiezione, la funzione ventricolare destra, la presenza di versamenti o alterazioni valvolari; l'ecocolor Doppler valuta la morfologia delle pareti carotidi, la presenza di flusso turbolento e l'entità delle eventuali stenosi. Quando emergono segni significativi, il paziente ottiene un referto immediato e l'indicazione per approfondimenti o per un percorso terapeutico sul territorio.
L'approccio è pensato per essere operativo sul campo: breve anamnesi, esami strumentali rapidi e consegna di una diagnosi preliminare. La privacy e la gestione delle cartelle cliniche sono organizzate con procedure digitali che permettono di trasferire i dati agli ospedali locali o ai medici di fiducia, in modo da mantenere continuità assistenziale anche dopo la partenza dell'imbarcazione.
La rotta copre il Tirreno centrale e meridionale e segue logicamente i flussi di traffico turistico e le necessità delle comunità insulari. Dopo le prime tappe il viaggio ha toccato le Eolie e le Egadi, poi Trapani, quindi verso Pantelleria e Lampedusa, con la parte finale dedicata a diverse località della Sardegna come Cagliari, Sant'Antioco, Alghero e La Maddalena.

La scelta delle isole risponde a esigenze pratiche: molte comunità insulari affrontano limiti nell'accesso a specialisti cardiologici, con tempi di attesa più lunghi e trasferimenti che richiedono collegamenti marittimi o aerei. Portare lo screening in porto significa ridurre la distanza tra cittadino e servizio, sfruttando la concentrazione stagionale di persone per massimizzare la copertura durante i mesi in cui i collegamenti e l'afflusso sono maggiori.
Il progetto è promosso da Cardioteam Foundation con il sostegno della Fondazione Sanlorenzo. La direzione scientifica è curata dal cardiochirurgo Marco Diena, che ha contribuito a progettare i percorsi di prevenzione adottati. Una rete di partner istituzionali e realtà locali facilita logistica, allestimenti e l'integrazione con i servizi sanitari presenti nelle isole.
Operare in porto richiede un disegno operativo preciso: occorrono aree per l'accoglienza, luoghi coperti per gli esami in caso di maltempo, percorsi per la privacy, e procedure per la gestione delle emergenze. L'imbarcazione dispone di strumentazione diagnostica trasportabile e del personale formato alle condizioni di lavoro in spazi ridotti; le attività vengono coordinate con i servizi di emergenza locali per garantire risposta rapida in caso di necessità.

La logistica del progetto mescola competenze cliniche e capacità nautiche. La barca funge da hub mobile ma ogni tappa richiede collaborazione: medici locali, reparti ospedalieri e autorità portuali cooperano per gestire i flussi e predisporre i collegamenti di follow-up. Le prenotazioni aiutano a programmare la giornata, mentre la raccolta dati consente di identificare criticità ricorrenti e trasmettere alle autorità sanitarie locali informazioni utili per progettare interventi mirati.
Negli aspetti pratici si curano anche la formazione dei volontari, le procedure di sterilità degli strumenti portatili e la logistica delle scorte di materiali consumabili. Gli esiti rilevati in porto vengono consegnati al paziente insieme a indicazioni chiare per i controlli successivi e, quando necessario, a raccomandazioni per la presa in carico clinica presso strutture ospedaliere.
Il progetto è alla terza edizione e ha reso evidenti alcuni elementi ripetibili: dimensionamento dell'equipaggio medico in funzione della domanda, integrazione precoce con le amministrazioni portuali per semplificare permessi e spazi, e una modulistica digitale che velocizza la gestione delle cartelle cliniche. Questi aspetti migliorano l'efficacia delle giornate di screening e la capacità di raggiungere fasce di popolazione che altrimenti rimarrebbero meno coperte.
Il viaggio si conclude a ottobre con le ultime tappe in Sardegna. La scena della partenza da Punta Ala torna così a chiudere il cerchio di una esperienza che unisce navigazione e sanità pubblica, lasciando sulle banchine delle isole una presenza medica temporanea che ha permesso di diagnosticare condizioni altrimenti non rilevate e di avviare percorsi di cura.
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