Punta Palascìa o Capo d'Otranto (LE)
Il punto più orientale d'Italia
Il punto più orientale d'Italia
« I pescatori del tratto di mare tra la Torre del Serpe e la Palascìa raccontano che in certe giornate, quando le nuvole in cielo sono gonfie di pioggia e il sole le illumina come fossero vele, sulla superficie dell'acqua si può scorgere un brillio: i riflessi dorati di qualcosa di simile a una tromba »
(Roberto Cotroneo, E nemmeno un rimpianto, Mondadori, 2011)
La Punta Palascìa, comunemente Capo d'Otranto, è il punto più orientale d'Italia. La punta si trova nel territorio comunale di Otranto, città pugliese del Salento in provincia di Lecce, a 40° 7' di latitudine nord e 18° 31' di longitudine est. Il faro ivi collocato, recentemente ristrutturato, è uno dei cinque fari del Mar Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea.
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Punta Palascìa - Il faro - Da www.ambienteambienti.com
Costituisce spesso meta di turisti e curiosi, anche grazie alla tradizione che, annualmente, ogni notte di San Silvestro richiama una moltitudine di persone in attesa dell'alba del capodanno ai piedi del faro, trattandosi della prima alba del nuovo anno in Italia.
Secondo le convenzioni nautiche questo luogo è il punto di separazione tra il Mar Ionio ed il Mar Adriatico.
Il luogo è anche sede della stazione meteorologica di Otranto-Punta Palascia, ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale, attualmente di tipo automatico DCP.
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Punta Palascìa - Il punto più orientale d'Italia
Curiosità
Non appena ci si incammina nel percorso verso il faro, viene persa qualsiasi connessione telefonica con le compagnie telefoniche italiane. Tutta la rete telefonica nella zona del faro fa riferimento alla rete della Grecia.
Progetti unilaterali delle autorità militari
La Marina Militare Italiana, nel 2006, ha presentato al Comune di Otranto, per conoscenza e senza richiedere pareri o autorizzazioni, un progetto di ampliamento della base militare già presente sulla scogliera di Punta Palascìa.

Il faro di Punta Palascìa
Il progetto originario prevedeva una costruzione destinata ad alloggi per la Marina, due torri di cemento alte 11 metri una e 7 metri l'altra, un grande parcheggio per i mezzi della Marina e la ristrutturazione di un edificio già esistente.
Il faro di Punta Palascìa
Ben presto è partita una mobilitazione popolare e si è costituito il comitato di coordinamento "Giù le mani da Punta Palascìa", con numerose associazioni e comitati cittadini locali, che organizza iniziative di sensibilizzazione e informazione e vigila sullo stato dei lavori, già iniziati per ciò che riguarda la ristrutturazione dell'esistente.
Il comitato rivendica il fatto che Punta Palascìa appartiene al Parco Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase (istituito dalla Regione Puglia nel 2006), e sarà presto incluso nel costituendo Parco Marino.

Il faro di Punta Palascìa all'alba -
Si tratterebbe, dunque, di un sito di interesse paesaggistico ai sensi dell'art. 142 del Decreto n. 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. La zona inoltre è classificata come Sito di importanza comunitaria (SIC), secondo la denominazione “Costa Otranto – S. Maria di Leuca”.
Durante l'autunno del 2007 sono avvenuti diversi incontri tra le autorità locali (Comune di Otranto, Provincia di Lecce, Regione Puglia), le associazioni ambientaliste e i ministeri competenti, al fine di dirimere la questione. Al novembre 2007, nonostante il dialogo avviato tra questi interlocutori, si registra una proposta di modifica dell'intervento avanzata dal Ministero della Difesa, che tuttavia non risulta ancora compatibile con le istanze manifestate dalla comunità e dalle istituzioni locali.

Punta Palscìa - Il faro - Foto da www.irclecce.it
Il 26 febbraio 2008 è intervenuta la Regione Puglia (tramite l'Ufficio Parchi dell'Assessorato Regionale all'Ecologia), dichiarando che l'intervento è "incompatibile con le leggi della Regione", e che è in particolare in contrasto con l'art. 4 della legge regionale 30/06[1].
Il 29 settembre 2011 il TAR della Puglia, sezione di Lecce, depositava una sentenza di accoglimento del ricorso delle associazioni ambientaliste.
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