Baglietto T52: varato a La Spezia lo scafo 10261
Nona unità per la linea da 52 metri firmata Francesco Paszkowski Design: cerimonia privata il 22 ottobre, mentre il cantiere spezzino allarga la gamma con FAST50 e T60
Nona unità per la linea da 52 metri firmata Francesco Paszkowski Design: cerimonia privata il 22 ottobre, mentre il cantiere spezzino allarga la gamma con FAST50 e T60
Dieci-due-sei-uno. Cinque cifre incise nei registri di cantiere che dal 22 ottobre corrispondono a uno yacht di 52 metri in acqua nel bacino di La Spezia. Baglietto ha varato lo scafo no. 10261, nona unità della linea T52, la serie che negli ultimi anni ha portato il cantiere ligure a pesare di più nella fascia dei superyacht oltre i cinquanta metri.
Il varo del Baglietto T52 numero nove è andato in scena negli stabilimenti spezzini, con una cerimonia privata. Nessun evento pubblico, nessuna platea istituzionale: in banchina c'erano l'armatore, la famiglia, gli amici più stretti e il team di Aberton Yachts, la società che ha affiancato il cantiere lungo tutta la costruzione. Il nome dell'armatore e quello dello yacht restano riservati.
Nove unità di una stessa linea, su una lunghezza di 52 metri, non sono scontate. In un segmento dove molti armatori cercano il pezzo unico, la serialità rischia di diventare un limite. Baglietto ha scelto un'altra strada: una piattaforma comune, una firma progettuale riconoscibile e un ampio margine di personalizzazione su ogni scafo. Nove varati dicono che la formula ha trovato clienti.
Il T52 porta la firma di Francesco Paszkowski Design, che ha curato le linee esterne e il progetto degli interni, quest'ultimo sviluppato con Margherita Casprini. Non è solo coerenza estetica: affidare esterni e interni allo stesso studio riduce gli attriti tra architettura navale e allestimento, e fa dialogare fin dall'inizio le proporzioni dello scafo con la distribuzione dei volumi abitabili.
Lo studio fiorentino ha lavorato su tre parametri: linee eleganti, funzionalità degli spazi, vita a bordo. Su uno yacht di questa taglia tendono a litigare. Una sovrastruttura slanciata può costare altezze interne; una coperta pensata per l'ospitalità può appesantire il profilo. Il T52 è nato per tenerli insieme senza che uno prevalga sugli altri.
Ogni unità parte da una base condivisa ma lascia spazio all'interpretazione dell'armatore, e questo incide sul carattere finale dello yacht. Per questo nove T52 non sono nove copie: stessa lunghezza, stessa matrice stilistica, ma allestimenti e scelte d'uso che riflettono committenti con esigenze diverse.
Aberton Yachts ha avuto un ruolo operativo. Il team ha seguito il progetto per conto dell'armatore, condividendo con il cantiere le diverse fasi costruttive. Su commesse di queste dimensioni è una prassi consolidata: una struttura che rappresenta il cliente traduce le richieste in specifiche tecniche verificabili lungo tutta la costruzione.
«Il varo è sempre un momento di grande emozione, perché rappresenta il risultato tangibile del lavoro, della competenza e della passione di tutte le persone coinvolte nel progetto. Con questa nona unità, la linea T52 conferma la propria capacità di interpretare le aspettative degli armatori attraverso un'identità forte e riconoscibile, lasciando al tempo stesso spazio alla personalizzazione e all'unicità di ogni yacht», ha dichiarato Fabio Ermetto, CCO di Baglietto.
Ermetto ha insistito sul metodo: un rapporto stretto con ogni cliente e con i partner progettuali, per trasformare una visione personale in uno yacht concreto. Detto in termini di cantiere, gestire una linea di prodotto senza appiattirla.
Il varo dello scafo 10261 arriva in una fase intensa per il cantiere. All'ultimo Monaco Yacht Show Baglietto ha presentato due nuovi modelli, che indicano due direzioni di sviluppo diverse.

Da un lato il T52 continua a produrre unità e fa da base industriale. Dall'altro il cantiere costruisce verso l'alto, con un'ammiraglia più grande, e verso la prestazione, con un progetto dedicato alla velocità. Avere una linea consolidata permette di investire su progetti nuovi senza fermare la produzione, mentre le aspettative degli armatori cambiano in fretta.
Baglietto lavora su due siti: La Spezia, sede legale, amministrativa e operativa, e Carrara, sede operativa. Una doppia base che, nella cantieristica dei superyacht, consente di distribuire le lavorazioni e seguire più commesse in parallelo.
Le radici sono ottocentesche: il marchio nasce nel 1854 a Varazze per mano di Pietro Baglietto ed è uno dei nomi più antichi della cantieristica italiana. Da allora ha attraversato fasi molto diverse, dai motoscafi veloci alle unità militari, fino ai grandi yacht di oggi. Lo spostamento del baricentro produttivo a La Spezia ha coinciso con la crescita dimensionale delle costruzioni, e la linea T52 ne è una delle espressioni più nette.
Con la discesa in acqua, per lo scafo 10261 si chiude la costruzione in senso stretto e comincia il percorso verso la consegna: completamento degli allestimenti, messa a punto degli impianti, prove in banchina e poi in mare. In queste settimane la personalizzazione richiesta dall'armatore diventa visibile, cabina per cabina e ponte per ponte.
Nei registri del cantiere, intanto, la sequenza si allunga: nove T52 in acqua, un T60 come nuova ammiraglia, un FAST50 che riporta la velocità nel catalogo. E un numero, 10261, che per ora è l'unico nome di uno yacht di 52 metri.
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