La vitamina ''C'' e il suo contributo all'esplorazione geografica - Scienza, Natura e Ambiente - NAUTICA REPORT
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Isola San Francesco del Deserto (VE)
San Francesco del Deserto è un'isola della Laguna Veneta, con un'estensione di circa 4 ettari, situata tra Sant'Erasmo e Burano. Ospita un convento di frati minori, originariamente fondato dallo stesso San Francesco.  
Fonte: wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 25/09/2018 06:50
Scienza, Natura e Ambiente / La vitamina ''C'' e il suo contributo all'esplorazione geografica
La vitamina ''C'' e il suo contributo all'esplorazione geografica

La vitamina ''C'' e il suo contributo all'esplorazione geografica

di Fabrizio Fattori

Mano a mano che la navigazione costiera dava spazio a viaggi più impegnativi in termini di miglia percorse e di tempo di permanenza in mare, un grave pericolo iniziò a minacciare i marinai fiaccandone la resistenza fisica fino a condurli alla morte a termine di una penosa agonia: lo scorbuto.

 

La parola sembra essere di origine vichinga a testimonianza di quanto antica fosse l’evidenza di tale patologia, anche se la prima descrizione dettagliata è da mettere in relazione alle crociate del XIII° sec.

 

Questa malattia dovuta all’assenza nella dieta di vitamina C o Acido Ascorbico avrebbe potuto metter fine all’epoca delle esplorazioni geografiche e alle conseguenti scoperte. Tenendo conto di resoconti di viaggio, giornali di bordo e altre innumerevoli narrazioni è possibile stimare lo scorbuto come causa primaria di morte in mare per molti secoli, arrivando a colpire fino al 50/60% degli uomini a bordo.
 


 

Lo scorbuto: il male dei marinai da Penisola Italica

 

Ad esempio quasi tutto l’equipaggio che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo iniziata nel 1519 e terminata nel 1522 perì per questa mancanza e lo stesso Magellano morì in uno scontro con i nativi nel tentativo di reperire prodotti freschi su un'isola delle Filippine.

 

Paradossalmente la causa di questa patologia era abbastanza conosciuta. Si sapeva che i cinesi portavano sulle loro navi zenzero in vasi. Gli olandesi adottarono succo di agrumi in bottiglia da somministrare, in piccole dosi, agli equipaggi con effetti probatori. Altri, navigando più a nord, utilizzarono succo di aghi di abete rosso come suggerito dalle popolazioni locali di Terranova. La certezza piena di questi effetti terapeutici si ebbe solo verso la metà del settecento. Un medico di bordo, imbarcato sulla Salisbury sottopose l’equipaggio, diviso in gruppi, ad integrazioni alimentari a base dei più svariati alimenti, compresi arance e limoni.

 

Fu facile constatare che solo coloro che avevano avuto quest’ultima integrazione rimasero sani e forti a lungo. Malgrado ciò passarono alcuni decenni ancora prima che l’ammiragliato inglese rendesse obbligatoria l’introduzione di questi alimenti nella dieta giornaliera di ogni singolo marinaio. Ci fu anche il caso della Compagnia delle Indie Orientali che ne limitò volutamente l’uso per garantirsi un miglior controllo sugli equipaggi.

 

Questo ritardo accadde, più o meno volutamente, per la impossibilità di trasportare grandi quantità di agrumi, di succhi o di verdure fresche, tutte destinate a deperire in breve tempo, e soprattutto a sottrarre spazio prezioso a più lucrosi carichi. Anche le abitudini alimentari dei marinai impedivano che una volta sbarcati nei vari porti di attracco ricorressero ad integrare la loro dieta con quanto di efficace, ma si limitavano a mangiare carne e pane fresco, burro, birra… cioè quanto più o meno mangiavano a bordo. E questo, diversamente dagli ufficiali che per censo erano abituati ad apprezzare alimenti vegetali, riuscendo così a difendersi maggiormente.

 

James Cook è ancora oggi ricordato come uno dei più determinati capitani di nave nella lotta allo scorbuto. Al suo regime alimentare fatto di crauti acidi, succhi di vegetali, e frutta fresca reperita negli approdi alle più diverse latitudini, aggiunse un livello di igiene degli ambienti e personale che consentì ai suoi equipaggi di essere sempre in ottima forma e permise alle sue esplorazioni di essere sempre coronate da successo.

 

Intorno alla primo quarto del 900 il biochimico ungherese Szent-Gyorgyi, dopo aver superato difficoltà e frustrazioni, riuscì ad isolare l’acido ascorbico dalla paprika, dimostrando la sua natura essere in tutto e per tutto simile alla vitamina C. Oggi vengono prodotte tonnellate di acido ascorbico sintetico ponendo termine, tra l’altro, in maniera rapida ed efficace a una delle patologie più gravi dei marinai di tutti i tempi.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina Albert Szent-Györgyi de Nagyrápolt (Budapest, 16 settembre 1893 – Woods Hole, 22 ottobre 1986) è stato uno scienziato ungherese naturalizzato statunitense, vincitore del Premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1937. ] A lui viene attribuita la scoperta della vitamina C e delle componenti e reazioni del ciclo di Krebs. Foto da Trentino Cultura

 

Leggi anche: Profumo di mare: il finocchio marino

 

Fonte: Nautica Report
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