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Titolo del: 23/04/2019 07:40
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Quel grande marinaio impiccato da Nelson

Quel grande marinaio impiccato da Nelson

di Vittorio Paliotti

Vita e morte dell'ammiraglio Francesco Caracciolo al quale Napoli ha dedicato il più famoso lungomare del mondo. La farsa del processo sulla nave "Minerva" dell'alto ufficiale inglese e la condanna a morte. Il corpo, gettato nelle acque del golfo, fu recuperato da una scialuppa e deposto sotto la baracca di un venditore di frutti di mare a Santa Lucia, il quartiere del grande combattente napoletano. I "luciani" gli dettero sepoltura nella chiesa di Santa Maria della Catena.
 

 
Ammiaglio Francesco Caracciolo

Al suo nome è intitolata la strada napoletana più celebre nel mondo, una strada che nacque da una colmata di mare e che dalla sua costruzione, risalente a una delibera comunale del 1872, è comparsa su migliaia e migliaia di cartoline illustrate. Sì, il lungomare di Napoli è intitolato a Francesco Caracciolo. Si dice via Caracciolo e si dice Napoli, con specifico riferimento alla Napoli più protesa sul mare. Non tutti però, fra coloro che spediscono e ricevono quelle cartoline, sanno chi fosse Francesco Caracciolo: un ammiraglio della Repubblica Partenopea, diciamo subito, che morì impiccato nel 1799 per volere dell'ammiraglio inglese Orazio Nelson e della sua amante Lady Hamilton, entrambi consiglieri del re Borbone.


Quella di Francesco Caracciolo, il più grande marinaio che mai Napoli abbia annoverato, discendente da nobile e antica famiglia, fu una ben strana tragedia dal momento che la sua scelta di schierarsi contro il re Borbone, Ferdinando IV, fu lì per lì poco afferrata dai napoletani più tradizionalisti. L'intera vicenda va inquadrata in quel nuovo assetto politico che, all'indomani della rivoluzione francese, andò profilandosi in gran parte dell'Europa e che portò l'armata comandata dal generale Championnet a marciare verso Napoli. Intendimento dei Francesi era, oltre a tutto, quello di "esportare" (diremmo oggi) gli ideali repubblicani.
 


 

Il generale  Championnet a Napoli


Dopo che, il 10 dicembre 1798, l'esercito napoletano fu clamorosamente sconfitto dai Francesi, la corte borbonica entrò in agitazione.
 

 
Lady Hamilton

Lady Hamilton, moglie dell'ambasciatore inglese e amante dell'ammiraglio Nelson, suggerì a re Ferdinando IV e a sua moglie Carolina di riparare in Sicilia. Così fu fatto, malgrado una delegazione comandata dal capolazzaro Sabato Buonocore implorasse il re di non abbandonare il suo popolo. Il 27 dicembre l'intera corte, con bagaglio per sessanta milioni, uscì da una porta segreta del palazzo reale e andò a imbarcarsi sulla nave Vaguard di Orazio Nelson, diretta a Palermo.

Contemporaneamente, per ordine dell'ammiraglio inglese, che la vittoria di Abukir aveva reso quanto mai arrogante, il grosso della flotta napoletana venne dato alle fiamme. Benché amareggiato, Francesco Caracciolo, considerato da tutti il miglior marinaio del Mediterraneo, uscì dal suo palazzo di via Santa Lucia e seguì con la nave Sannita i reali nella fuga in Sicilia: era legato alla dinastia da un giuramento e non voleva venirvi meno.

 

 
Nascita dell Repubblica Partenopea

Il 23 gennaio 1799 il generale Championnet entrava in Napoli e i patrioti proclamavano la Repubblica Partenopea. Composto essenzialmente da intellettuali, privo di una figura carismatica, il nuovo governo non sempre, anzi raramente, trovò il consenso del popolo minuto. Ma ecco che il 3 marzo rientra a Napoli con la sua nave Francesco Caracciolo: aveva chiesto e ottenuto, dal capo delle forze armate del regno, Giovanni Acton, il permesso di trasferirsi per breve tempo, giusto quello necessario per sbrigare alcune faccende personali, nel territorio della repubblica. E fu quel giorno stesso che la sua sorte venne segnata. Finì infatti per cedere alle insistenze dei repubblicani: "Il re ha tradito il popolo abbandonando Napoli, e tu dunque mettendoti con noi non rinneghi alcun giuramento". Divenuto ministro della marina repubblicana, Caracciolo dichiarò subito: "Iddio mi è testimonio che solo l'amore per la Patria mi induce a questo".


 

La battaglia di Procida

 

Indipendente fino al punto di rifiutarsi di adottare il calendario francese, e tuttavia fermo nella convinzione che "gli Inglesi sono ragione di ogni rovina perché sacrificano ogni diritto al loro interesse", l'ammiraglio si segnalò per una serie di azioni navali, fra le acque di Ischia a Procida, che misero in grave difficoltà la flotta inglese. L'eroismo e l'abnegazione dei repubblicani, tuttavia, risolvevano ben poco: dal Sud saliva l'armata sanfedista guidata dal cardinale Ruffo e rafforzata da moltitudini di briganti. Il 13 giugno, già alle porte di Napoli si combatteva. Caracciolo, dalla sua nave, cannoneggiava gli assalitori. La lotta divenne di ora in ora sempre più insostenibile: sostenitori della Repubblica Partenopea dovettero chiedere la resa.

 

 
Orazio Nelson

I patti firmati dal cardinale Ruffo e dai rappresentanti delle potenze straniere prevedevano la totale incolumità per Francesco Caracciolo, ritiratosi nel suo palazzo di via Santa Lucia. Ma Orazio Nelson non volle riconoscere i capitolati di resa. Il 29 giugno 1799 Caracciolo venne condotto sulla nave Minerva e qui sottoposto a una farsa di processo. La condanna fu quella dell'ergastolo, ma Nelson non si sentì abbastanza pago. Ordinò che il processo venisse ripetuto, perché la sentenza, così lui voleva ma soprattutto voleva Lady Hamilton, doveva essere di morte. Quella sera stessa, Francesco Caracciolo fu impiccato. Il suo corpo, gettato a mare con un sacchetto di zavorra legato ai piedi, s'inabissò subito.
 

Riaffiorò molti giorni dopo, esattamente il 10 luglio. Forse perché il peso della zavorra era stato insufficiente, forse per un imprevisto gioco delle correnti. Riaffiorò e andò a urtare sotto il bordo della nave che, proveniente da Palermo, riportava a Napoli Ferdinando IV e sua moglie. Il sovrano inorridì, volle che una scialuppa fosse calata in mare e che il cadavere fosse recuperato.
 


 

La tomba dell'ammiraglio Francesco Caracciolo nella chiesa di Santa Maria della Catena


La scialuppa prese terra nel porticciolo di Santa Lucia e il corpo di Caracciolo venne deposto sotto la baracca di un venditore di frutti di mare. Fu a questo punto che i "luciani", vale a dire gli abitanti del rione Santa Lucia, fedeli da sempre alla dinastia borbonica, entrarono prepotentemente in scena. Il re? La repubblica? Quante storie: Francesco Caracciolo era un marinaio come loro, abitava sulla loro strada.

 

Pietosamente i "luciani" raccolsero il corpo dell'ammiraglio e lo seppellirono nell'ipogeo della loro chiesa, quella di Santa Maria della Catena. Una chiesa che allora, non essendo ancora avvenuta la colmata di mare, era lambita dalle onde.

 

Vittorio Paliotti

 

www.lisolaweb.com
 

Fonte: Vittorio Paliotti per lisolaweb.com e Nautica Report
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ammiraglio Francesco Caracciolo, lungomare di Napoli, Ferdinando IV, generale Championnet, Lady Hamilton,
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