Si alzano le temperature globali e tremano le popolazioni delle isole più remote, si preoccupano quelle costiere e inizia lo sterminio da cambiamento di alcune specie animali. A iniziare dai granchi dell'Artico, lo 'snow crab' e del granchio reale. E' il granchio delle nevi che secondo i biologici dell’Alaska ha visto una riduzione del 90% dal 2018 al 2021.
Una strage provocata dal troppo caldo che si registra nel mare di Bering, dove vivono questi crostacei vivono. L’ambiente si sta modificando ad una velocità impressionante con i ghiacciai che si stanno sciogliendo.
Vediamo cosa scrive la stampa scientifica internazionale come Live Science: “Nel 2018, circa 3 miliardi di granchi delle nevi maturi (Chionoecetes opilio) si contavano nel Mare di Bering insieme a circa cinque miliardi di granchi immaturi, secondo quanto riportato dal Seattle Times. Ma alla fine del 2021, quei numeri si aggirano rispettivamente intorno a 2,5 milioni e 6,5 milioni, una perdita di quasi otto miliardi di granchi in soli tre anni”.
Numeri più che preoccupanti. che hanno mosso il National Marine Fishing Service ha emettere un avviso ufficiale di pesca eccessiva e poi i funzionari dell'Alaska Department of Fish and Game (ADFG) hanno deciso di annullare la stagione della pesca. Una scelta drastica ma l’unica che potrebbe fermare la scomparsa di questa specie.
Il Seattle Times ha documentato lo studio dei biologi locali. Sul banco degli imputati il cambiamento climatico ma pure la pesca insostenibile.
“I granchi delle nevi prosperano nelle fredde acque settentrionali del fondale marino di Bering. Per questi granchi, la temperatura dell'acqua non è solo una questione di comfort; svolge un ruolo fondamentale nel loro ciclo di vita. Man mano che l'acqua di mare si raffredda, diventa meno salata e meno galleggiante, facendola affondare e creando - secondo i biologi della National Oceanic and Atmospheric Administration - un freddo strato d'acqua chiamato la "piscina fredda".
Evitata da molti pesci ma non dai granchi delle nevi che qui vivono in tranquillità senza predatori disposti ad avventurarsi nelle acque gelide di questo strato. Insomma crescono in pace, anzi crescevano per le ondate di caldo tra 2016 e 2018 hanno fermato la formazione degli strati ultrafreddi. Inoltre le acque più calde sempre secondo la stampa americana che ha ripreso le dichiarazioni dei biologi marini: “Si è accelerato il metabolismo dei granchi adulti che hanno così più necessità di nutrimento e muoiono di fame”.
Anche questa è una delle tante piccole ma significative storie che confermano come l’aumento delle temperature provochi un'alterazione del sistema naturale che accanto ad attività predatorie come la pesca non controllata genera perdita di biodiversità e vita marina.
Gian Basilio Nieddu
In copertina una nave per la pesca del granchio in alaska. Foto da DEPOSITPHOTOS
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