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La rivoluzione della ''Nonna''

La rivoluzione della ''Nonna''

Di Fabrizio Fattori

“Granma” era infatti il nome dell’imbarcazione con la quale un gruppo di rivoluzionari (expedicionarios del yate Granma) capeggiati da Fidel Castro attuarono il primo passo verso la realizzazione del sogno di liberare Cuba dal dittatore Fulgencio Batista.

 

Lo yacht, poco più lungo di 19 metri, avuto in dono da un espatriato cubano, venne sottoposto ad approfonditi lavori al fine di poter accogliere e trasportare circa ottanta rivoluzionari dotati di armi e munizioni, ampliare lo stoccaggio di acqua, cibo, carburante  e consentire una velocità di crociera che avrebbe permesso di raggiungere Cuba in poco più di tre giorni.
 


 

L'operazione "Granma" - Foto da progetto cubainformAzione

 

L’organizzazione del viaggio avvenne tra mille difficoltà rappresentate non solo dalla polizia  messicana (Castro ed altri vennero imprigionati per tre settimane per possesso illegale di armi) ma anche dalle spie inviate da Batista e dall’ostilità dei cubani presenti in Messico. In quei giorni Castro incontrò Ernesto Guevara che prese parte alla spedizione come medico.

 

La nave così appesantita e sovraffollata non rappresentava il massimo dell’efficienza e della sicurezza tenendo presente, inoltre, che la radio di bordo poteva solo ricevere messaggi.  Partirono il 25 Novembre 1956 dal porto messicano di Tuxpan per approdare, il 2 dicembre, poco distanti dalla Playa Las Coloradas luogo diverso dalla meta programmata  di Niquero dove erano in attesa altri rivoluzionari dotati di mezzi di trasporto ed armi.  
 

  
 

Il ricordo a Cuba della famosa imbarcazione

 

La buona sorte protesse i naviganti da una tempesta equatoriale che li ridusse  a naufraghi stentatamente sopravvissuti, costretti a resistere ad onde alte parecchi metri  e duramente provati dal mal di mare , dalla fame e dalla sete. In queste precarie condizioni e avendo mancato il luogo dell’incontro, furono facilmente intercettati e costretti a nascondersi nelle paludose foreste di mangrovie della costa.

 

L’impresa sembrava essere sull’orlo del fallimento ma con ostinazione i pochi (20 su 82) sopravvissuti agli scontri a fuoco con i militari di Batista, ai tradimenti alle fucilazioni e alle diserzioni,  riuscirono a raggiungere, il 18 dicembre, la Sierra Maestra dove trovarono sicuro rifugio. Qui, Castro suo fratello Raul e Guevara, capirono che la rivoluzione doveva essere sostenuta da un movimento d’opinione internazionale e affidarono al giornalista americano Herbert Matthews, prontamente fatto arrivare nella Sierra, il compito di enfatizzare l’impresa.

 

Tra menzogne e mezze verità il racconto suscitò entusiasmo in tutto il mondo rendendo popolare gli avvenimenti e soprattutto convogliando rivoluzionari, patrioti, avventurieri oltreché mezzi, armi, farmaci e denaro  che resero possibile, insieme ad altre contingenze, la sconfitta e la fuga di Batista il primo gennaio 1959. Lo yacht “GRANMA” fa oggi bella mostra nel museo della rivoluzione all’Avana.

 

Fabrizio Fattori

 

Foto di copertina da Cuba 1952-1959
 

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“Granma” era il nome della barca, primo passo dei rivoluzionari, per liberare Cuba da Batista
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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 20/09/2020 07:20

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