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Il Sangue della Medusa

Il Sangue della Medusa

di Fabrizio Fattori

L’uomo ha da secoli attribuito a dei materiali, necessariamente rari e dal difficile reperimento, un valore che stigmatizzi il potere di chi ne possieda e ne utilizzi, attribuendo loro ulteriori valenze magiche.

 

Oro, argento, diamanti, seta, perle, pietre preziose, giada, ambra, porfido, e… corallo.

 

Pescato, da millenni, nelle acque mediterranee dell’Italia della Tunisia e dell’Algeria, o nelle acque del Mar Rosso e del Pacifico, il corallo, il cui colore è legato al mito del sangue di Medusa, una delle Gorgoni, alimenta la ricerca di riconoscimento e di ambizione dei potenti della terra che ne bramano il possesso anche per l’alto valore apotropaico attribuitogli da leggende e credenze popolari.

 

Pescato con reti ancorate a strutture a croce di San Andrea o direttamente da singoli esperti “corallari”, che a rischio della vita ne traggono sempre modeste quantità rispetto alla domanda, divenuta nel tempo globale.

 

Questa delicata materia è posta nelle mani di esperti artigiani che sono in grado di trasformarla in gioielli e splendidi manufatti cesellati e che hanno dato vita a luoghi di eccellenza ancora oggi famosi nel mondo, come ad esempio Torre del Greco che concentra, da secoli, un’attività artigianale di alto livello.

 

Città come Genova, Livorno, Napoli Marsiglia e Barcellona hanno tratto ricchezza da tale commercio per secoli, spesso scambiandone, alla pari, modeste quantità di semilavorati  con diamanti indiani o oro.

 

La “febbre rossa” ha a lungo animato uno dei filoni commerciali più redditizi richiedendo specifiche leggi di controllo dell’estrazione come il “Codice Corallino” del 1789 promosso da Ferdinando IV di Borbone, o la “Compagna Reale del Corallo” con specifiche indicazioni protocollari sull’estrazione e la lavorazione in area napoletana.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina Foto di Loubens77 da Pixabay 

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Fonte: parks.it e Nautica Report
Titolo del: 29/07/2021 07:40

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