Underwater economy italiana: fattura 3,5 miliardi, il primo Rapporto
Il 1° Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea censisce 189 imprese, 63.458 addetti e 12.659 brevetti; focus su difesa, energia offshore, telecomunicazioni e deep sea mining
Il 1° Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea censisce 189 imprese, 63.458 addetti e 12.659 brevetti; focus su difesa, energia offshore, telecomunicazioni e deep sea mining
Il 1° Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea italiana stima un fatturato di 3,5 miliardi di euro per la 'underwater economy', individua 189 imprese attive, 63.458 addetti e 12.659 brevetti. Il documento mappa ambiti come difesa, energia offshore, posa cavi, ricerca e deep sea mining e sottolinea concentrazioni territoriali e capacità tecnologiche strategiche.
16 luglio 2026. Il valore della underwater economy italiana sale a 3,5 miliardi di euro, risultato centrale del 1° Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana presentato a Roma durante il Blue Forum 2026.
Il Rapporto offre la prima fotografia organica di un ecosistema produttivo che mette insieme attività civili e militari: dall'installazione e la manutenzione di infrastrutture offshore alla ricerca oceanografica, fino allo sfruttamento di risorse minerarie profonde. Non è una ricognizione puramente numerica; i dati tracciano linee di sviluppo e perimetri operativi che servono a orientare scelte industriali e politiche pubbliche.
La ricerca è partita da una platea di circa 1.700 imprese individuate attraverso riclassificazioni dei prodotti e strumenti di intelligenza artificiale. Verifiche successive, sia automatiche sia manuali, hanno ricondotto il gruppo alle 189 imprese effettivamente operanti nella dimensione subacquea.
Le imprese censite dichiarano complessivamente 63.458 addetti (0,34% dell'occupazione nazionale), un fatturato aggregato di 30,5 miliardi di euro (0,72% del totale nazionale) e un valore aggiunto di 7,3 miliardi (0,68% del PIL). Più nel dettaglio, il valore specifico dei prodotti e dei sistemi riconducibili all'underwater economy è cresciuto da 1,1 miliardi a 3,5 miliardi in meno di dieci anni, segnando una variazione del 216%.
Il Rapporto suddivide la dimensione subacquea in aree d'intervento concrete:
Questi ambiti mostrano come il bacino tecnologico combini competenze tradizionali di mare con ingegneria sottomarina, capacità di data management e robotica. Non è solo tecnologia: molte attività richiedono integrazioni tra operatori di diverso profilo, centri di test e piattaforme operative in cui sperimentare soluzioni in condizioni reali.
Nel patrimonio delle 189 imprese risultano 12.659 brevetti, di cui 2.840 riconducibili a tecnologie identificate come STEP (Deep Tech e Net-Zero Technologies). La concentrazione di questi asset mostra un'alta densità brevettuale: Lombardia e Lazio raccolgono oltre il 91% del totale strategico.

Sul fronte delle competenze, le aziende impiegano 25.403 laureati — circa il 40% degli addetti censiti — una quota che supera di quasi due volte la media manifatturiera nazionale. Il profilo del capitale umano è orientato verso ingegneria, robotica subacquea, oceanografia e telecomunicazioni; competenze che si riflettono nelle capacità progettuali e nella spinta all'innovazione tecnologica.
Il Rapporto nasce dal Protocollo d'intesa del 2025 tra Unioncamere, Assonautica Italiana e il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, che ha portato alla nascita dell'Osservatorio Nazionale Underwater. Il lavoro è stato costruito anche con il contributo del Centro Studi Tagliacarne e dell'Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare - OsserMare.
Sul piano normativo emerge la Legge 26 gennaio 2026, n. 9 dedicata alla dimensione subacquea, primo quadro normativo nazionale specifico, e il richiamo al Libro Bianco del MIMIT «Made in Italy 2030», che inserisce la subacquea tra le filiere strategiche. Questi riferimenti disegnano un perimetro giuridico su cui potranno essere calibrare misure di sostegno e regolazioni tecniche.
La presentazione a Roma è stata aperta da un saluto del Presidente del Senato e si è conclusa con l'intervento del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare. Hanno preso la parola rappresentanti istituzionali, vertici delle forze armate e dirigenti di enti e associazioni: tra i relatori Informare, il Polo Nazionale, il Centro Studi Tagliacarne e le associazioni di categoria.
I messaggi ufficiali hanno insistito sul ruolo dell'Italia nel Mediterraneo come nodo per cavi e infrastrutture critiche, richiamando al contempo la necessità di bilanciare sorveglianza e protezione dei fondali con la promozione di una filiera che coniughi interessi civili e di sicurezza nazionale.

Il Rapporto traccia elementi utili per politiche industriali e per orientare investimenti: conoscere la reale consistenza delle imprese, la distribuzione dei brevetti e la dotazione di capitale umano aiuta a calibrare interventi pubblici e iniziative private. Tra le necessità pratiche segnate dal documento figurano il consolidamento di capacità operative, la creazione di centri di monitoraggio e la definizione di una governance per la sicurezza delle infrastrutture sottomarine.
Si evidenziano inoltre la concentrazione geografica del patrimonio tecnologico e l'opportunità di integrare competenze civili e militari nella ricerca e sviluppo. L'attrazione di investimenti mirati al monitoraggio continuo dei fondali e alla manutenzione delle reti sottomarine è vista come leva per rafforzare la filiera nel suo complesso.
La costituzione dell'Osservatorio Nazionale Underwater è pensata per trasformare il Rapporto in uno strumento permanente di analisi: l'Osservatorio dovrà sostenere aggiornamenti periodici e fornire valutazioni sullo stato della filiera, con dati utili a istituzioni, imprese e centri di ricerca.
Il Rapporto completo è disponibile online: costituisce l'avvio di una mappatura sistematica del settore, con numeri che, dai brevetti al capitale umano, descrivono competenze e specializzazioni già oggi misurabili e pronte per essere monitorate nel tempo.
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