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Fourni e l'estetica dell'autentico

Fourni e l'estetica dell'autentico

di Francesca Carignani - Foto di Giovanni Rinaldi

Solo adesso, con così tanta Grecia nel mio portfolio di viaggio, realizzo qualcosa di fondamentale.

 

Qui, ma probabilmente non solo qui, raramente il bello coincide con l'autentico. I luoghi da cartolina sono immagini perfette staticamente parlando, quando poi ci entri dentro, ci cammini, respiri il loro odore, ti accorgi che sei immersa in una forte spersonalizzazione.

 

Sei improvvisamente caduto nell'estetica e hai la sensazione di aver perso l'anima delle cose, di essere arrivato, in qualche modo, troppo tardi.
 


 

La barca che collega Fourni alla vicina isoletta di Thimaina

 

La ragione, come sempre, è da ricondurre allo sviluppo turistico, non alla decadenza attuale, ma alla primaria valorizzazione turistica che la Grecia ha vissuto negli anni 60 e 70. Allora, quando si cominciava a viaggiare, a allontanarsi da casa e a aver voglia di scoprire mete nuove, gli esploratori moderni incontrarono alcuni luoghi che, vuoi per casualità, vuoi per disegno divino, avevano una bellezza estetica da lasciare senza fiato.

 

Santorini, Mykonos, Kastellorizo, Hydra. Ecco alcuni esempi di perfezione estetica. Ancora oggi ti sembra di entrare in un quadro e ad essere un po' superficiali sarebbe una gran bella sensazione.  Armonia delle forme e dei colori, simmetria delle linee, pulizia dei contorni. Poi però ti accorgi che nel momento in cui quei luoghi sono stati definiti perfetti dallo sguardo umano, hanno smesso di essere vivi. O meglio, hanno smesso di crescere di vita propria, diventando patrimonio universale e crescendo in maniera internazionale. Addio Grecia, benvenuta Unesco.
 

  
 

Bar sulla spiaggia al porto di Fourni

 

D'altro canto, invece, laddove vedo l'imperfezione e la convivenza di brutto e bello, di sporco e pulito, di curato e di trascurato, lì trovo la verità. In quell'equilibrio sommario e imperfetto, ciò che è anonimo è rimasto autentico, preservato dalla speculazione delle cartoline, inviso alle macchine fotografiche, dimenticato dai percorsi turistici. Sono pezzi di Grecia lasciati alla Grecia, meta per pochi e solo per chi i posti non li vuole guardare ma vuole viverci dentro, trovando il simile a se stessi nel diverso da sé.

 

Il benvenuto allo straniero non è urlato ma sussurrato e quanto più è sussurrato tanto più forte è sentito. Tanto più è autentico e disinteressato.
 

  
 

Vita locale al moletto del porto

 

Sono posti che hanno avuto poco dal turismo e quel poco lo hanno apprezzato, guardato con un sorriso e visto come un regalo. E poi hanno ripreso a lavorare.

 

Ecco, Fourni è un posto così. Autentico perché imperfetto, vero perché difficilmente raggiungibile, selvatico e umano allo stesso tempo.

 

Ci arriviamo dopo un paio di tappe veloci a Platì Gialos sulla costa nord di Lipsi e allo scoglio di Agrelousa nell'arcipelago di Arki. Anche nell'avvicinamento abbiamo scelto due angoli poco conosciuti dal mare, forti della nostra storia in questo arcipelago che ci vede ormai di casa, due angoli meno scenografici, meno universalmente belli, più volutamente anonimi.
 

  
 

In avvicinamento all'arcipelago di Fourni

 

I venti leggeri di questa strana stagione, rendono il nostro peregrinare verso nord piacevolmente tranquillo. Risaliamo a motore su un mare cristallo, la coperta è asciutta, gli oblò aperti, l'equipaggio impegnato a guardarsi intorno e libero dalle manovre.

 

A guardarle sulla cartina le isole Fourni appaiono come un arcipelago amico per i naviganti. Tre isole principali, Fourni, Thimaina e Ag. Minas, frastagliate e ricche di fiordi e anfratti. Quando ti avvicini, ti accorgi che invece, in normale stagione di Meltemi, possono essere per chi arriva in barca solo un luogo di passaggio: alte profondità e fondali rocciosi rendono quasi impossibili gli ancoraggi e concentrano le possibili soste in pochissimi fazzoletti di sabbia garantendo notti insonni a controllare la presa dell'ancora e adrenalinici momenti a fissare un anemometro che registra gli acuti del meltemi.
 

  
 

Pescatori a Thimaina

 

Colline tondeggianti con una vegetazione bassa e odorosa da macchia mediterranea, si alternano e si sovrappongono tra loro creando un insieme di baie, fiordi e rifugi che la resero nell'antichità il nascondiglio perfetto per i pirati. L'antico nome dell'isola, oggi nome del porto, Korseon, vuol dire appunto "corsaro".

 

Dopo il passaggio a Korseon, andremo a Thimaina, selvaggia isola di rara bellezza, con un piccolo borgo di pescatori sormontato dal monastero di Agios Georgios, racchiuso in una singolare cinta muraria circolare.
 

  
 

Ag. Gheorgios a Thimaina

 

Questo arcipelago è speciale al tramonto, il sole basso delinea le ombre sulle colline e l'atmosfera diventa inquietante e suggestiva come si addice a  un covo di pirati.

 

3 anni fa, nel nostro primo peregrinare egeo, ci fermammo solo nella baia meridionale di Vlichada  e poi nel tranquillo ancoraggio di Kambì, poche miglia a sud dell'irraggiungibile e esposto porto di Korseon. In entrambi i casi ci venne incontro l'autentico accompagnato da un autentico Meltemi e non dalla versione calmierata che ci grazia oggi. Kambì la ricorderò sempre per il miglior melitzana imam che abbia mai assaggiato. La grande insegna Estiatorio (Ristorante) senza denominazione ci attirò a questa terrazza 100 metri sopra la spiaggia. Arrivati lì, l'insegna ci apparve come casuale per una semplice casa greca, la signora quasi stupita del nostro arrivo, ci accompagnò in cucina e ci fece vedere cosa mangiava il marito: melitzana imam e un fritto di calamari. "Questo c'è, ragazzi, può andar bene?" ci disse - o credo ci disse - in idioma locale. Andava bene sì, lei ci guardava e sorrideva. L'unico problema fu avere il conto, davvero non sapeva cosa chiedere, chiese poco e raddoppiammo noi con la mancia.
 

  
 

Tramonto sul molo. Sullo sfondo, Thimaina

 

Stavolta dirigiamo diretti e impavidi verso il porto, consapevoli di vedere il canale tra Fourni e Thimaina come ai primi di settembre è raro che si conceda. Calma piatta laddove la strettoia esposta al nord fa di solito pensare al rafting.

 

Quando entri in un porto, ti aiuta vedere dove sono ormeggiate le altre barche da diporto. Anche in mancanza di informazioni sul portolano e di segnaletica, ti delimitano l'area in cui è possibile stare. Se però non c'è nessuno ormeggiato e se nessuno da terra ti fa cenni particolari, ogni luogo ti sembra possibile.
 

  
 

La continua e fruttuosa attività dei pescatori

 

Siamo in mezzo a centinaia di barche da pesca, bei gozzi colorati che ingombrano tutta l'area. Evitiamo il grande molo dove immaginiamo arrivi il traghetto e adocchiamo un posticino nell'angolo più riparato tra due piccole barche da pesca.

 

Controlliamo il fondale avvicinandoci di prua, facciamo manovra, metto i parabordi, buttiamo l'ancora e proprio mentre stiamo per raggiungere la banchina, vedo un portuale che ci fa cenno. "Over there, where you see the big tyres" e indica, come temevamo, il molo del traghetto. Sul lato destro, proprio davanti a due barche da pesca. Ci suggerisce di stare il più indietro possibile perché il grande traghetto che arriva a sera fa molta risacca.
 

  
 

Pescatore

 

Dopo ormeggiato, lo raggiungiamo in ufficio dove ci dà un caloroso benvenuto e ci dice che il pescatore dietro di noi sta uscendo e a quel punto potremmo arretrare ancora mettendoci franchi dall'area di corrente del traghetto in manovra.

 

Con 9,16 centesimi di Euro paghiamo la nostra sosta nell'autentico. Siamo l'unica barca a vela a Fourni, incastonata tra barche da pesca.

 

Fa uno strano effetto, ci sembra quasi di rovinare un quadro, esteticamente bello nella sua imperfezione e casualità. Irrompiamo in un quotidiano fatto di pesca e relax dei pescatori.

 

Ma ci sorridono e riprendono le loro attività, incuranti di noi.
 

  
 

Arrivano le ricciole!

 

Questo vuol dire che ci hanno accettato, facciamo parte del quadro anche noi, con la nostra abbondante dose di imperfezione. Korseon non è altro che una strada centrale dalla pavimentazione in pietra, con le fughe dipinte di bianco ormai sporco.

 

A intervalli irregolari, cambia il tipo di pietre e le fughe diventano rosse, di quel rosso dell'antivegetativa ricca di rame dei pescherecci. Troppo simile il colore per non pensare a questa casuale ottimizzazione.
 

  
 

Calze appese al peschereccio

 

Sulla strada si affacciano case, un paio di piccoli empori e un paio di bar. Dopo 100 metri, una chiesa e finisce la strada. Le vie laterali sono residenziali, con case essenziali e funzionali di pescatori, senza alcuna cessione alle esigenze estetiche.

 

Korseon è tutta qui, difficile trovarci uno scorcio esteticamente suggestivo, impossibile non lasciarsi affascinare dalla sua autenticità.

 

Sul lungomare, una fila di taverne con grandi pergolati all'ombra. Senza neanche guardare, entriamo in quello più vicino alla nostra barca, davanti al molo, Taverna O Nikos.
 

  
 

Nikos e figlio

 

Una lavagnetta ci informa che Nikos è il 13° dio, quello della cucina greca. Basta che non si sieda a tavola, penso, rabbrividendo al pensiero del terremoto olimpico alla sciagura del tredici a tavola. Più di questa autoaffermazione, ci convincono le foto di Nikos e dei pescatori del luogo con al centro prede degne di nota. E ancor di più Nikos stesso che apre il frigo e ci fa vedere quanto ben di dio (è il caso di dirlo) contiene.

 

Nikos e suo figlio, ci guardano, ci interrogano con gli occhi e a parole. Come sempre, al sentire che siamo italiani gli scappa un sorriso. Piacciono gli italiani ai greci, piacciono molto. Una faccia e una razza, forse, ma no, gli piacciamo da prima. Noi, invasori gentili o almeno poco cruenti.
 

  
 

Il lungomare di Korseon

 

"Hai una sorella uguale uguale a te?" Mi chiede il ragazzo. No, niente sorelle, ho due fratelli e mi piace pensare siano fisicamente molto diversi da me. "Strano, pochi giorni fa, c'era una ragazza italiana uguale uguale, ma proprio uguale uguale". Same-same, mi dice, nel suo stentato inglese.

 

E continua a guardarmi. Vorrei sciogliere il suo dilemma che è perfettamente comprensibile: qui, quattro turisti in croce in una stagione e due sono identiche. Chissà magari ho una gemella, o sono atterrata qui con il pensiero mentre volavamo sull'Egeo.
 

  
 

Lo sbarco delle ricciole

 

Nel pomeriggio, allo scalo del traghetto accanto a noi, approda un peschereccio e sbarca centinaia di grandi ricciole direttamente dentro un camion che partirà con il traghetto. Nel frattempo sono arrivati al molo un catamarano francese e una barca a vela turca. 2 persone a bordo di ciascuna barca, è finita la stagione dei vacanzieri ora il mare è tornato nostro.

 

Poi arriva il traghetto, una versione lievemente più piccola del Nel Lines che ci aspettavamo ma fa ugualmente una certa risacca. restiamo all'erta, i parabordi al lavoro, pronti a spostarli a seconda dell'onda. Pochi minuti e riparte. E torna il sereno.
 

  
 

Relax in spiaggia al tramonto

 

A sera, ci spostiamo a mangiare alla taverna alla fine della strada di pietre, proprio davanti alla chiesa. Anche a Korseon, dietro il lungomare si nascondono i posti più autentici sebbene la forbice qui sia notevolmente ridotta. Ottimo pesce da Nikos, ottima carne in questa taverna di cui non ricordo il nome. E in entrambi i luoghi una viva cordialità e curiosità.

 

A Fourni, ritroviamo ancora una volta, uno di quei tanti angoli di Grecia autentica, intatta, ignorata dal turismo di massa e graziata dal compromesso moderno. Staccarsi da qui è un dolore, come in tanti altri luoghi, la sua essenzialità e semplice vocazione ci hanno fatto sentire a casa.

 

L'estetica dell'autentico non è necessariamente simmetrica e armonica nelle forme, ma è definitivamente bella nell'anima.

 

Di Francesca Carignani - Foto di Giovanni Rinaldi

 

Tratto dal blog di Francesca Carignani P'aca' y P'alla'

 

Francesca è autrice del libro: ROTTA VERSO L'EGEO Edizioni Il Frangente

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Tags

Grecia, mar Egeo, isole dell'Egeo, arcipelago di Arki, Platý Gialos, scoglio di Agrelousa
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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 22/02/2020 06:55

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