Suzuki DF350A: una rivoluzione nell’innovazione
Genova, 22 settembre 2017
Genova, 22 settembre 2017
La storia di Suzuki come costruttore di motori per la nautica è costellata di premi, fra cui ben sette “award” attribuiti ai fuoribordo 4 tempi Suzuki dalla principale associazione di costruttori nautici, l’americana NMMA, che nel tempo ha premiato l’innovazione presente nella gamma dei fuoribordo suzuki.
Tali riconoscimenti hanno riguardato, ad esempio, il sistema d’iniezione elettronica per i fuoribordo 4 tempi presentato nel 1977; il DF250A, il primo fuoribordo 4 tempi da 250HP, nel 2003; il DF300A perché è stato anch’esso il primo al mondo, nel 2006, a segnare un nuovo limite per i motori 4 tempi, quello dei 300HP. E oggi il nuovo df350a da 350HP è un’ulteriore pietra miliare nella storia di Suzuki, “The Ultimate 4-Stroke Outboard”, la fabbrica dei migliori fuoribordo 4 tempi.
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INTRODUZIONE
COME SIAMO ARRIVATI AL DF350A
Il mercato attuale richiede motori fuoribordo di potenza sempre crescente.
Questo è un trend che ha spinto cantieri e progettisti di barche a disegnare scafi adatti a tali potenze, anch’essi più grandi, portando spesso a trasformare in “outboard” anche le barche che un tempo adottavano sistemi di propulsione entrobordo ed entrofuoribordo.
Per rispondere a questa necessità; per aumentare il feeling con i diportisti che hanno tale tipologia di scafi; per superare le implicazioni tecniche necessarie per continuare a realizzare il miglior fuoribordo possibile, anche se di potenza più elevata; Suzuki ha messo in atto un grande impegno a livello ingegneristico, volto a innovare continuamente la propria gamma di motori, sfidando un ambito, quello motoristico, dove la tecnologia è ai massimi livelli.
QUAL È IL LIMITE?
Come rendere più potente un motore non è più un mistero. L'aumento della cilindrata, l'utilizzo di una sovralimentazione o di un turbocompressore volumetrico danno più potenza. Tuttavia, l’uso di cilindrate più grandi implica una maggiore quantità di combustibile da bruciare e inoltre rende i motori più pesanti, fattore che porta con sé tutta una serie di problematiche sia per le imbarcazioni, strutturali e di assetto, sia per la componentistica legata al loro utilizzo, creando spesso problemi di affidabilità.
Oltre a ciò, è facile immaginare quanto la velocità dell'imbarcazione dipenda dal design dello scafo, dell’opera viva, dall’installazione dei fuoribordo e, non ultimo, dall'idrodinamica del piede del motore e dalle eliche.
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Nello sviluppo del nuovo df350a, per il progetto e l’ingegnerizzazione del motore, Suzuki è partita da zero, in modo da poter considerare tutti i possibili fattori negativi, risolvendoli senza condizionamenti.
Innanzitutto, Suzuki ha esaminato il tradizionale design di un fuoribordo con elica singola. È una soluzione tecnica efficace nel creare una spinta in avanti, ma che, come effetto secondario ma non trascurabile, specie quando si hanno molti cavalli da scaricare in acqua, ha un rendimento inferiore perché genera un consistente effetto evolutivo corrispondente al verso di rotazione dell’elica.
C'era un modo per convertire questo spreco di energia in potenza e migliorare l'efficienza dell'elica?
Altra riflessione è stata fatta sulla scatola del cambio. In navigazione la parte del piede fuoribordo che contiene la scatola degli ingranaggi, interrompe il flusso d’acqua sull'elica. Un motore con più potenza e coppia richiede teoricamente ingranaggi più robusti e grandi, necessari per trasmettere efficacemente le forze in gioco dall’albero di trasmissione all'elica.
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Quando si parla di motori grandi, dunque, i costruttori sono portati a utilizzare cambi più grandi, che comportano una forma del piede altrettanto voluminosa, che causa disturbo al flusso idrodinamico e genera acqua turbolenta verso l’elica.
Per tale motivo in Suzuki ci si è chiesti: possiamo migliorare tale condizione, progettando un cambio con ingranaggi altrettanto robusti ed efficaci ma più piccoli, in modo che il nostro piede sia più idrodinamico e garantisca una drastica riduzione del problema?
L’impegno degli ingegneri Suzuki in tal senso è stato totale, hanno utilizzato ogni strumento per trovare la soluzione, dalle simulazioni al computer ai test in mare. Alla fine, però, il piede del df350a, col suo cambio a rapporti ridotti ha risolto il problema, segnando un nuovo punto di riferimento sul mercato, migliorando significativamente il modo in cui un fuoribordo converte la potenza del motore in spinta subacquea.
Ufficio Stampa Suzuki Italia
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