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Marittimi: il punto sulla formazione italiana

Marittimi: il punto sulla formazione italiana

“Molto sta cambiamo e molto sembra, contemporaneamente, rimanere lo stesso” verrebbe da dire. Ad un orizzonte, ormai più che prossimo, sono in arrivo infatti per la formazione marittima dei futuri ufficiali alcune novità che quantomeno meriterebbero un giusto commento e approfondimento non in ultimo per comprendere se, e quali passi, siano stati fatti su questa importante tematica.

 

È del 12 maggio infatti la notizia, pubblicata su Ansa mare, dove viene annunciata la stesura di uno “schema di decreto relativo alle linee guida per i percorsi degli Istituti Tecnici Superiori afferenti all'area della Mobilità sostenibile”.

 

In particolare il decreto prevede essenzialmente l'unificazione delle prove di verifica finale per il rilascio del diploma Its in abbinamento agli esami per il rilascio dei titoli professionali di ufficiale di navigazione e di macchina in un’unica sessione di esami.

 

Notizia che sicuramente farà star tranquilli molti candidati ma che, contemporaneamente, fa anche evincere il cronico ritardo, rispetto agli altri paesi marittimi, in cui versa il sistema formativo/normativo italiano, anche su queste tematiche.

 

Come è più o meno noto infatti, con il proliferare dei vari Its (oramai a quota 4 nel territorio nazionale ndr), sono essenzialmente aumentati gli anni di studio scolastico mantenendo allo stesso tempo un età media degli ufficiali di navigazione e di macchina che arrivano al conseguimento del titolo con un divario, sempre rispetto agli altri paesi (Regno Unito in primis), di ben 2/3 anni in più rispetto alla media con cui gli stessi coetanei conseguono il medesimo titolo ed iniziano ad imbarcare con la qualifica di ufficiale.

 

Il tutto non rendendo di certo competitivo, per età, contenuti professionali e costi, l’allievo italiano che, è bene ricordarlo, su bandiera italiana è comunque pagato, mediamente, almeno un 50% in più rispetto, ad esempio, ad un allievo inglese.

 

Altro problema, mai seriamente affrontato e risolto a tutti i livelli, sia ministeriale (MIUR e MIT) che armatoriale, è quello relativo ad una alternanza scolastica che possa permettere di conseguire i 12 mesi di navigazione da allievo all’interno del percorso di studi nautici permettendo, quantomeno, di “accorciare” il divario con l’estero e la stessa immissione nel mercato del lavoro dei neo diplomati nautici che come sempre devono poi avere una buona dose di fortuna nel trovare un imbarco da allievo…

 

Ultima questione su cui riflettere (benché assai nota) è probabilmente da ricercare nelle politiche armatoriali riguardanti l’impiego di personale di stato maggiore nazionale su unità battenti bandiera italiana che, salvo rare eccezioni, spesso preferisce l’impiego di personale extra comunitario per i risaputissimi motivi, ai più assai noti.

 

Tuttavia rimarrebbe da dirimere l’effettiva attenzione con cui dovrebbe essere formato l’allievo a bordo il quale, spesso, più che affiancato ed addestrato viene destinato esclusivamente (dunque neanche in parte) a mansioni sicuramente non prettamente formative al fine di conseguire il titolo professionale.

 

Basterà far fare un esame in meno ad un allievo per essere più competitivi in questo settore? Ai posteri l'ardua sentenza!

 

Daniele Motta
Perito e Consulente Navale
Tel. +39 389 006 3921
info@studiomcs.org
www.perizienavali.it

 

Foto di copertina da www.consulentidellavoro.pd.it

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 09/08/2020 07:25

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