Porto di Aquileia - Emporio Cosmopolita dell'Impero Romano - Report - NAUTICA REPORT
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Isola di Procida - I. Flegree (NA)
Procida è un comune italiano della provincia di Napoli in Campania. Il territorio comunale comprende interamente le isole di Procida e Vivara.   Le origini del nome dell'isola si perdono tra realtà e leggen
Fonte: www.procida.net e Nautica Report
Titolo del: 21/05/2018 07:10
Report / Porto di Aquileia - Emporio Cosmopolita dell'Impero Romano
Porto di Aquileia - Emporio Cosmopolita dell'Impero Romano

Porto di Aquileia - Emporio Cosmopolita dell'Impero Romano

A partire dal periodo immediatamente successivo alla fondazione della colonia romana nel 181 a. C. Aquileia svolse un ruolo fondamentale nei commerci marittimi dell’area del nord Adriatico.

 

Tuttavia, per due secoli circa, i rapporti commerciali coinvolsero soltanto la via marittima e una limitata parte dell’entroterra della città.
 


 

Aquileia - Foro romano

 

La città era a capo del sistema viario della regione per la sua posizione all’incrocio di più strade, tra cui le maggiori erano la via Postumia, la via Iulia Augusta e la via Gemina; era inoltre il punto di partenza delle strade che si diramavano verso il bacino danubiano e la via dell’ambra che giungeva dal mar Baltico.

 

Anche il porto di Aquileia ebbe un forte sviluppo, soprattutto grazie alla sua posizione geografica che lo collocava come naturale apertura al mare: divenne infatti lo sbocco dei principali traffici marittimi del Mediterraneo che risalivano l’Adriatico fino al suo porto fluviale.
 


 

Aquileia - Porto fluviale

 

La città fu a partire dall’epoca imperiale un emporio cosmopolita e un luogo di incontri di genti diverse, oltre che ad un centro di ampia apertura culturale anche dal punto di vista religioso.

 

Lo studio delle anfore ha permesso di ricostruire i commerci di alcuni prodotti come il vino, l’olio e il grano: si è infatti notato che l’area i cui venivano prodotte le anfore corrispondeva all’area di produzione delle merci esportate, e che i vari tipi di anfora erano in stretta relazione con i prodotti da esse contenuti. 
 


 

Aquileia - Antiche anfore al museo archeologico

 

L’agricoltura della regione produceva principalmente cereali e frutta, soprattutto olive e uva; quindi i prodotti maggiormente esportati dovevano essere olio, vino, olive e forse anche il grano.Tra i vari prodotti l’olio era quello privilegiato, perché poteva essere esportato con molta facilità in tutta la Valle Padana, grazie all’intensa rete fluviale. 

 

Alcune tra le maggiori famiglie istriane produttrici di olio provvedevano loro stesse al trasporto del prodotto fino ad Aquileia; in seguito la parte che non era utilizzata per il fabbisogno locale veniva smistata nelle altre regioni, sotto il controllo delle grandi case aquileiesi, come quella dei Barbii, che avevano delle filiali anche a Trieste e a Pola, e dei Cantii; in alcuni casi, tuttavia, erano gli stessi commercianti stranieri ad assumersi la spesa del trasporto.
 


 

Aquileia - Arte romana

 

Il ferro, che veniva importato dalle miniere del Norico, veniva poi lavorato ulteriormente nelle officine della città; la stessa cosa accadeva per il vetro che era poi esportato fin nelle regioni danubiane. Vi erano inoltre industrie che si occupavano della trasformazione del legname, proveniente dalle più diverse regioni dell’impero.

 

Un altro importante prodotto era la lana, che giungeva dai grandi pascoli dell’Istria interna e prima di essere esportata veniva lavorata nei vestiarii della città; sempre riguardo all’industria tessile, vi erano anche famose tintorie.



 

Aquileia - Foro romano

 

Aquileia sfruttò moltissimo anche la pietra proveniente dall’Istria e con essa costruì quasi tutta la città imperiale, ad eccezione di alcuni monumenti, per i quali si avvalse invece del marmo. L’artigianato locale era specializzato nella lavorazione di pietre dure da ornamento, nella scultura figurata e ornamentale in marmo e in pietra, nell’arte del mosaico.

 

Oltre all’oreficeria, anche l’ambra che giungeva dalle lontane spiagge del mar Baltico veniva lavorata nelle officine locali. Sempre per quanto riguarda l’industria artigianale, vi erano anche fabbriche di vasi, lucerne ed anfore in terracotta.



 

Aquileia - Il porto fluviale

 

La presenza di un fiume navigabile è stato un elemento determinante per la scelta del luogo in cui fondare la colonia di Aquileia; attraverso i resti che ci sono pervenuti possiamo notare che la costruzione di punti di approdo fu pressoché contemporanea alla creazione della città. La rete idrografica comprendeva diversi corsi d'acqua e alcuni canali.
 

Il canale Anfora, chiamato così dal Medioevo per le anfore ritrovatevi, fu costruito subito dopo la fondazione della colonia per bonificare il territorio circostante: questo canale, insieme con le altre opere idrauliche di scolo, mantenne il clima salubre e permise così il successivo sviluppo agricolo.
 

Inoltre l'Anfora era collegato alla portualità di Aquileia poiché congiungeva la sua zona occidentale con il mare, rendendo possibile la risalita delle barche tramite l'alaggio: le imbarcazioni erano trascinate con funi lungo tragitti costruiti appositamente, le viae helciariae, qualora non fosse possibile sfruttare la forza del vento e le maree.



 

Aquileia Romana

 

Il bacino del porto era formato dalla confluenza di due corsi d’acqua, che si univano nella zona dell'attuale frazione di Monastero; è stato possibile stabilire ciò grazie al ritrovamento nella zona settentrionale di due ponti che segnalano il passaggio di due distinti corsi d'acqua destinati a confluire più a sud. Uno di questi era un fiume di risorgiva, che oggi attraversa ancora la frazione di Monastero, chiamato Roggia della Pila. L’altro aveva una portata maggiore perché riceveva le acque del Natisone e del Torre. Attualmente il Natisone non attraversa più la città, poiché confluisce nell'Isonzo; invece ciò che rimane del vecchio corso d'acqua è il fiume Natissa.

 

La rete di canali artificiali unita ai corsi fluviali presenti rese facile nell'antichità il collegamento con il mare e probabilmente consentì la circumnavigazione della città. Infatti su quasi tutti i lati sono state ritrovate delle strutture portuali collegate fra di loro; è incerta solamente la presenza di un percorso verso ovest.



 

Aquileia - Il fiume Natissa

 

I primi scavi sono stati svolti a partire dalla fine dell'Ottocento con tecniche che non includevano ancora le osservazioni stratigrafiche; perciò molti elementi di valutazione e datazione riguardanti il porto di Aquileia sono andati perduti.

 


 
Giovanni Brusin

Durante gli scavi Giovanni Brusin ha scoperto delle strutture probabilmente databili all’età repubblicana, coperte dalle costruzioni del porto monumentale: questi ritrovamenti consistono in due fasce di lastricato e tre gradini che risalgono verso il fiume, interpretati come la prima sistemazione delle rive, e delle tavole sostenute da pali di legno, che potrebbero essere i primi tentativi di arginare il fiume.
 

Grazie a studi recenti siamo venuti a conoscenza del fatto che questo primo porto era più a occidente rispetto a quello attualmente visibile: ciò è dovuto allo spostamento del fiume verso est.


 

Aquileia - La via Sacra

 

Si giunge al porto fluviale percorrendo la via Sacra, una passeggiata archeologica posta nell’alveo del fiume e lunga circa un chilometro, che è stata creata con la terra di risulta degli scavi e lungo la quale sono stati collocati resti architettonici e monumentali provenienti dagli scavi delle mura e del foro.

 

Il porto, scoperto nella parte orientale della città, ha un bacino largo 48 metri e dista dal mare circa 10 chilometri; sono state ritrovate e scavate entrambe le sponde, ma quella occidentale, la più vicina alla città, ha rivelato di essere quella meglio attrezzata e perciò è quella ancora oggi visibile.



 

Aquileia - Porto fluviale

 

Il porto fluviale è stato scavato per la prima volta verso la fine dell’Ottocento da Enrico Maionica, poi l’opera è stata portata avanti da Giovanni Brusin negli anni Trenta; gli scavi sono tutt'ora oggetto di studi e di convegni, poiché rimangono ancora molti aspetti da specificare.

 

La sistemazione del porto monumentale risale probabilmente alla fine del I secolo d. C. Giovanni Brusin l'aveva ipotizzato studiando i moduli dei mattoni, riferibili all'età di Claudio per la struttura e anche per la fama di questo imperatore in campo di impianti portuali. Inoltre si può anche osservare che l’area abitata settentrionale fu abbandonata verso la fine del I secolo a. C. con l’inizio della grande impresa edilizia. Invece non sappiamo se la costruzione della banchina orientale fu contemporanea a quella occidentale.
 


 

Porto fluviale - Banchina occidentale

 

La banchina della sponda occidentale del porto è lunga 380 metri ed è costituita da lastre verticali in pietra d’Istria. Vi è un primo piano di carico sovrapposto a questi lastroni e composto da blocchi con grandi anelli di ormeggio a foro passante verticale; il secondo piano di carico, che si trova circa 2 metri più in basso, è costituito da un marciapiede lastricato largo circa 2 metri e fornito di anelli di ormeggio a foro passante orizzontale. Il fatto di avere due diversi piani di carico rendeva possibile sia che fossero accolte imbarcazioni di stazza grande o piccola, sia che il porto venisse utilizzato anche nei periodi di bassa marea.
 

Dalla banchina partono tre vie di accesso alla città che conducono ognuna ad un diverso decumano: l’accesso posto più a sud è costituito da una gradinata, mentre gli altri due sono strade lastricate in pendio (questo perché l'angolazione delle vie con la linea del porto non permettesse la salita dell'acqua in caso di piena del fiume); queste ultime due strade sono dotate di coppie di rampe perpendicolari che conducono ai magazzini
 
 

 
Aquileia - La riva orientale del porto
 
La riva orientale è stata scavata per un breve periodo negli anni Trenta e ne sono stati riportati alla luce poco più di 150 metri, anche perché ad un certo punto la struttura sembra interrompersi brutalmente. La banchina è molto stretta e composta da parallelepipedi di pietra, vi si notano solo quattro scalinate inserite nel muro e alcune pietre di ormeggio; dietro sono situati degli edifici, possibili magazzini o uffici.
 
Analizzando le diversità di struttura tra le due banchine, Brusin è giunto alla conclusione che quella occidentale sia anteriore; bisogna anche notare che la banchina orientale si trovava in una zona suburbana, mentre quella occidentale era più vicina al foro e al centro della città così da necessitare forse di un aspetto monumentale.
 
 
Giuliano l'Apostata
Il porto ha subito nel tempo diverse modifiche che dimostrano la vitalità del centro e anche i molti sforzi per adeguarsi agli avvenimenti storici del tempo.
 
Le prime opere di difesa, che sono state realizzate sulla banchina occidentale, risalgono quasi sicuramente al 238, anno del bellum aquileiese, e riflettono la crisi politica e militare del tempo; in seguito queste strutture hanno anche influito sulla costruzione dei magazzini retrostanti.
 
Probabilmente nel 361, quando la città si schierò con Costanzo II e fu assediata da Giuliano l’Apostata, il fiume fu deviato per motivi strategici e di conseguenza la portata d’acqua diminuì. Queste opere provocarono poi un’alluvione, che fu la causa dell’abbandono del quartiere orientale.In epoca tardo-antica, verso la fine del IV secolo, furono realizzate altre opere difensive e di queste mura è stato ritrovato il lato orientale sulla banchina; si pensa che queste fortificazioni siano state costruite in grande fretta, anche perché i materiali utilizzati sono stati quelli recuperati da altre strutture (trabeazioni marmoree, iscrizioni votive e onorarie, colonne, ...).
 
L’intero porto fluviale, anche in seguito alle numerose invasioni barbariche (quella di Alarico nel 410, di Attila nel 452, di Teodorico nel 489 e infine dei Longobardi nel 568) e alle lotte dei pretendenti per il trono di Roma, fu così trasformato in una pura opera difensiva.


 
Aquileia - Scavi al porto
 
Analizzando il periodo che va dal IV al VI secolo d. C., si può osservare che Aquileia era il porto principale dell'alto Adriatico all'inizio, mentre sembra essere del tutto scomparso alla fine di quest'epoca.
 
Sono molte le testimonianza letterarie riguardanti il IV secolo e tutte tendono a sottolineare la grande vitalità di Aquileia, soprattutto per il suo ruolo commerciale: punto di partenza dei grandi itinerari marittimi e centro di esportazione di molti prodotti. Erano molto importanti e frequenti i rapporti con l'oriente, anche perché nella città vi erano comunità orientali molto dinamiche che erano ancora presenti nel V secolo.
 

 
Aquileia - Pavimento della basilica - 1a metà del IV secolo
 
 
Tuttavia già verso la fine del IV secolo il ruolo di Aquileia sembra essere cambiato: alcune grandi importazioni, come quelle di grano, scompaiono dalla città in favore di altri centri; continua invece il commercio di beni di lusso. Altri elementi che testimoniano l'evoluzione funzionale del porto di Aquileia sono episodi militari che caratterizzano la storia della città: infatti questa struttura assume uno scopo difensivo a scapito delle attività portuali poiché viene riempita progressivamente con le mura.
 
A partire dal VI secolo Aquileia e il suo porto cominciano a non essere più citati nelle opere letterarie, probabilmente perché Grado, Venezia e Ravenna assunsero sempre più importanza come scali marittimi.
 
A sud della città antica, nel tratto in cui il fiume Natissa scorre da est verso ovest, è stato ritrovato un complesso che è stato riconosciuto come il mercato pubblico; studiando il materiale usato e la sua struttura, si pensa che sia stato attivo per moltissimo tempo, dall’inizio dell’età imperiale fino a quella tardo-antica.
 
 

 
Aquileia - Uno splendido mosaico
 
Il complesso ha forma quadrata, con il lato di circa 150 metri, ed è composto da due parti collegate tra loro: in entrambe vi sono degli ambienti porticati, dei corridoi e degli absidi disposti intorno ad un cortile in lastre di arenaria, quadrato nel caso della parte settentrionale, rettangolare nell’altro; si può ipotizzare che alcuni di questi ambienti fossero usati come magazzini o come uffici.
 
 
I magazzini sono situati a sud della Basilica e sono stati ritrovati da Giovanni Brusin scavando sotto le fondamenta del Palazzo Patriarcale; questi edifici furono identificati come horrea, cioè magazzini di grano, in seguito al ritrovamento di alcuni strati di grano bruciato.
 

 
Aquileia - Basilica di Santa Maria Assunta
 
 
L’edificio è rettangolare, di circa 90 metri per 66, ed è costituito da due spazi allungati separati da un cortile centrale. Probabilmente la copertura del magazzino era sorretta da robusti pilastri, disposti in relazione con i rinforzi delle pareti esterne per conseguire un corretto sistema statico. Secondo la ricostruzione di questo edificio, nella parte settentrionale si trovavano gli accessi dal cortile centrale e la comunicazione tra le due ali del magazzino, mentre nella parte meridionale si trovava un corridoio trasversale.
 
Questo edificio sottolinea anche le grandi capacità dei costruttori romani verso la fine del III secolo d. C. poiché, oltre alle caratteristiche già riportate, possedeva anche spessi muri perimetrali che raggiungevano i 2 metri e profonde fondamenta, almeno a 5 metri sottoterra.
 
 

Fonte: lcavour.gov.it e Nautica Report
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Friuli-Venezia Giulia, nord Adriatico, via Postumia, via Iulia Augusta, via Gemina
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