Moby Dick, la balena bianca - Report - NAUTICA REPORT
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Isola San Francesco del Deserto (VE)
San Francesco del Deserto è un'isola della Laguna Veneta, con un'estensione di circa 4 ettari, situata tra Sant'Erasmo e Burano. Ospita un convento di frati minori, originariamente fondato dallo stesso San Francesco.  
Fonte: wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 25/09/2018 06:50
Report / Moby Dick, la balena bianca
Moby Dick, la balena bianca

Moby Dick, la balena bianca

Moby Dick, conosciuto anche come ‘La balena’, è un romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore statunitense Herman Melville.


 
Gregory Peck nelle vesti del Capitano Achab

La trama del libro si può riassumere assai brevemente come il viaggio di una baleniera, il Pequod, comandata dal Capitano Achab, a caccia di capodogli e balene, e in particolare della enorme balena bianca (in realtà un capodoglio) che dà il titolo al romanzo.

 

Tuttavia in Moby Dick c'è molto di più: le scene di caccia alla balena sono intervallate dalle riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche del protagonista Ismaele, alter ego dello scrittore, rendendo il viaggio un'allegoria e al tempo stesso un'epopea epica.

Come in Tristram Shandy di Laurence Sterne, il romanzo di Melville è enciclopedico ed allo stesso tempo fortemente digressivo: la lettura deve essere accompagnata dall'interpretazione, in quanto l'autore utilizza un gran numero di citazioni di storie epiche, shakespeariane, bibliche. Per questo motivo e per le numerose digressioni, Moby Dick può essere considerato un precursore del modernismo, in particolare di James Joyce.

 

 
Cesare Pavese

La lettura di Moby Dick provoca un forte senso di disorientamento, analogo al sentirsi smarrito tra le profonde oscurità dell'oceano. È stato tradotto in italiano per la prima volta dallo scrittore Cesare Pavese nel 1932, che nella prefazione del libro Racconti di mare e di costa di Joseph Conrad definisce il mare descritto da Melville "titanico e biblico".

 

All'epoca della sua prima pubblicazione, il libro non incontrò un'accoglienza favorevole, ma è oggi unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della narrativa statunitense.

Moby Dick fu pubblicato nel 1851, durante il periodo che è stato chiamato il Rinascimento americano, il quale vide la pubblicazione di opere letterarie come ‘La lettera scarlatta’ di Nathaniel Hawthorne (1850), ‘La capanna dello zio Tom’ di Harriet Beecher Stowe (1852) così come’ Walden’ (1854) di Henry David Thoreau e la prima edizione di ‘Foglie d'erba’ di Walt Whitman (1855).

Due avvenimenti reali costituirono la genesi del racconto di Melville. Uno fu l’affondamento nel 1820 della baleniera Essex di Nantucket, dopo che venne urtata da un enorme capodoglio a 3200 km dalla costa orientale del Sud America.
 


 

L'affondamento della baleniera Essex di Nantucket

 

Il primo ufficiale Owen Chase, uno degli otto sopravvissuti, riportò l’avvenimento nel suo libro del 1821 ‘Narrazione del naufragio della Baleniera Essex’ di Nantucket che fu affondata da un grosso capodoglio al largo dell’Oceano Pacifico.

 

L’altro evento fu la presunta uccisione attorno al 1830 del capodoglio albino Mocha Dick nelle acque al largo dell’isola cilena di Mocha. Corse la voce che Mocha Dick avesse venti o più ramponi conficcatigli nel dorso da altri balenieri, e che sembrava attaccare le navi con una ferocia premeditata. Una delle sue battaglie con una baleniera servì come soggetto per un articolo dell’esploratore Jeremiah N. Reynolds nel maggio del 1839 apparso sul The Knickerbocker.



 

Il capodoglio albino Mocha Dick diventato nel romanzo Moby Dick

 

Il Pequod è la romanzesca baleniera di Nantucket, del XIX secolo, del romanzo americano Moby Dick di Herman Melville.

 

Il Pequod e il suo equipaggio sono comandati dal capitano Achab, figura che a parte i primi capitoli, è quasi sempre presente nel corso dei tre lunghi anni di caccia alla balena. I personaggi sono per lo più membri dell'equipaggio, incluso il narratore Ismaele.
 


 

Un'interpretazione fumettistica (anni '50) del Pequod.

 

La nave è definita da Melville un « bastimento vecchio e inusitato... una nave della vecchia scuola, piuttosto piccola... Stagionata e tinta dalle intemperie di tutti e quattro gli oceani »


Una nave che il vecchio capitano Peleg aveva adornato in modo bizzarro, fatta di trofei.
« Un veliero cannibale, che si ornava delle ossa cesellate dei suoi nemici » Definita nobile e malinconica nello stesso tempo.

 

Qui - "seminascosto nel suo bizzarro alloggio" - Ismaele incontra Peleg e in seguito Bildad, riuscendo ad entrare a far parte dell'equipaggio. La nave, nonostante i continui tentativi di Melville di dimostrare la veridicità dei fatti, è inventata poiché non si hanno notizie di una nave affondata da una balena nel periodo citato da Melville.
 


 

Ismaele nella scena finale del Moby Dick di John Huston



Ismaele è il narratore ed è attraverso i suoi occhi che è vista quest'impresa. All'inizio è effettivamente il personaggio principale, ma egli è soprattutto un narratore onnisciente, che con la sua criticità e la sua profondità talvolta scompare dalla scena per narrare e poi inserire le sue riflessioni. Egli si auto-presenta con la nota frase «Chiamatemi Ismaele» (Call me Ishmael): il nome ha origine biblica, nel Genesi infatti è Ismaeleè, il figlio di Abramo e della schiava Agar cacciati nel deserto.

 

Sicché "Chiamatemi Ismaele" è come dire "Chiamatemi esule, vagabondo". Ismaele dice poco di sé stesso: solo che ha le spalle un po' larghe (La nave) e ch'è newyorkese (Parvenze, dice che va via da Manhattan menzionando gli abitanti). Solo all'inizio narra la sua avventura (Parvenze, L'amico del cuore, La sacca da viaggio, La nave), ma poi parla più che altro dei combattimenti tra uomini e balene.


 

Gregory Peck nelle vesti del Capitano Achab nel film del 1956 di John Huston

 

Il capitano Achab guida l'intero equipaggio attraverso la folle impresa di caccia del candido capodoglio-leviatano. Questo accanimento viene descritto da Melville come una monomania:
« Roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un'idea incurabile.»

Achab era assetato di vendetta nei confronti di quella candida balena, che, dopo aver sfondato tre lance, gli aveva tranciato e divorato una gamba. Moby Dick viene descritto come un essere maledetto e vendicativo, che distrugge le lance per puro piacere e davanti al quale anche i pescecani fuggono.


 

Il Capitano Achab

 

La sete di vendetta di Achab però, precisa Melville, non deriva tanto dalla mutilazione fisica subita, quanto da un'avversione maturata precedentemente. Melville dice: «venne allora che il corpo straziato e l'anima ferita sanguinarono l'uno nell'altra»

Dopo la mutilazione e il necessario ritorno a casa si sviluppò la monomania e
« ... Achab e l'angoscia giacquero coricati insieme nella stessa branda. » L'odio di Achab verso la balena si spinge così all'estremo che.. « ... se il suo petto fosse stato un cannone, gli avrebbe sparato al cuore ».

 

Il romanzo Moby Dick diventò nel 1956 un film diretto da John Huston adattato per il cinema da Ray Bradbury.

 

Leggi anche:  La tragica storia della Baleniera Essex

 

Fonte: Wikipedia e Nautica Report
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Herman Melville, Pequod, Capitano Achab, baleniera Essex di Nantucket
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