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Dal blues allo spazio: Alan Lomax, l'uomo che registrò il mondo

Dal blues allo spazio: Alan Lomax, l'uomo che registrò il mondo

Tutto il blues nasce e si sviluppa in seguito alla schiavitù delle comunità nere. Il fenomeno della mercificazione della forza umana riguardava l’America sin dalla sua colonizzazione da parte dell’Europa e arricchiva i mercanti africani, i trasportatori europei e  i distributori americani.

 

Ma solo quasi tre secoli dopo fu possibile sentire la voce di questa massa umana sradicata dalla propria terra, frustrata nelle più elementari aspettative di vita, disperata in una inferiorità mantenuta con le armi e sancita dai black codes. All’inizio fu poesia tramandata oralmente.
 


 

La tratta degli schiavi

 

Poi, intorno al 1870 la poesia incontrò la musica e fu canto di profonda, esistenziale malinconia di chi non trova alle sue spalle alcuna tradizione, vede nel suo presente nient’altro che la possibilità di adattarsi al costume del suo prevaricatore che gli ha tolto anche gli dei e gli spiriti protettori, e nel futuro solo angoscia, per sè e per i propri figli.

 

Accadeva che i neri insediati nel territorio della Louisiana godessero di qualche maggiore libertà rispetto a quelli capitati nei possedimenti inglesi e puritani.  Questo spiraglio di libertà spiega perché i primi blues nascessero a New Orleans e sulle rive del Missisipi. E’ qui che la tristezza e il dolore quotidiano mischiati ad una vaga speranza di futuro si esprimono inizialmente con canti accompagnati dal battito delle mani dai testi semplici ma che sanno esprimere in poesia una condizione di aspro rammarico e desolata nostalgia.
 


 

New Orleans 1800 - Una blues band - Da hedgy.com

 

In seguito il canto viene accompagnato dal suono di rudimentali chitarre costruite dai contadini stessi nei momenti di pausa del lavoro. Sono chitarre a sei corde che man mano vengono suonate con tecniche originalissime che daranno vita ai virtuosismi del fingepicking, al lirismo delle slideguitars dai lunghissimi suoni ottenuti scorrendo sul manico bottiglie o frammenti di vetro, agli accentuati ritmi del boogie.
 

L’area geografica si espande subito interessando Arkansas, Louisiana, Texas, e Tennessee. E soprattutto diventa “stile”, per cui artisti nati altrove vengono considerati comunque esponenti di questo genere.
 

Se oggi si conosce questo patrimonio di musica e poesia, lo si deve al lavoro di ricerca di Alan Lomax.
 


 

Alan Lomax

 

Nato ad Austin, nel Texas, nel 1915, Lomax nel 1933 iniziò il suo appassionato lavoro di ricerca seguendo il padre, John Avery Lomax, pioniere della documentazione folklorica. Armati di un ingombrante sistema di registrazione montato su di un camion, padre e figlio attraversarono per anni tutto il Sud e tutto il Sudest degli Stati Uniti, raccogliendo sul campo una messe di preziosi materiali musicali, che altrimenti sarebbero andati perduti.

 

Il vechio Lomax era un ricercatore tradizionale: quanto registrato sul campo doveva fare da fonte di riferimento per una serie di trascrizioni, del testo come della musica a scopo di pubblicazione. Questo lavoro aveva portato nel 1910 alla pubblicazione della raccolta Cowboy Songs and Other Frontier Ballads, un testo che conferiva una fisionomia culturale al cosiddetto singing cowboy e alla pratica della musica country negli Stati Uniti, contribuendo in modo determinante, negli anni a seguire, allo sviluppo dell'Archive of Folksong presso la Libreria del Congresso a Washington.
 


 

John Avery Lomax - Da www.knowla.org

 

Lomax figlio, però, oltre a registrare brani musicali, prese a  intervistare i musicisti, evitando di limitarsi alla sola descrizione dei materiali musicali, e investigando le vite pubbliche e private, il contesto storico e sociale, i costumi di altre epoche, avvertendo in determinate vicende della cultura americana una rilevanza politica che spesso era andata o andava volontariamente perduta.

 

Nel 1934, assieme al padre, Lomax pubblica American Ballads and Folksongs, cui segue, nel 1936, Negro Folk Songs as Sung by Leadbelly, uno fra i primi tentativi, nella storia della letteratura americana, di studiare un autore popolare.
 


 

Alan Lomax - Da www.johnnydepp-zone.com

 

Nel 1938, Alan Lomax, che nel frattempo aveva continuato a percorrere l'America assieme anche alla moglie Elizabeth Lyttleton Harold, registra sulla scia del lavoro fatto con Leadbelly più di otto ore di conversazioni ed esecuzioni di e con Jelly Roll Morton, materiale che, arricchito da ulteriori incontri con Leonard Bechet, Alphonse Picou, Johnny St. Cyr e altri, darà vita nel 1949 al volume intitolato Mister Jelly Roll.

 

Fra il 1939 e il 1940 scrive e dirige American Folk Songs, una trasmissione radiofonica realizzata dalla CBS cui partecipano artisti come Burl Ives, Leadbelly, Woody Guthrie, Aunt Molly Jackson e che, sotto altra veste, con il titolo Back Where I Come From (con la collaborazione di Nicholas Ray), otterrà diffusione nazionale l'anno dopo.
 


 

John e Alan Lomax - Da www.snipview.com

 

Nel 1946 realizza una serie di incisioni e di interviste con Memphis Slim, Big Bill Broonzy e Sonny Boy Williamson  che, raccolte sotto il titolo Blues in the Mississipi Night, costituiscono testimonianze di eccezionale rilevanza sulla storia della musica americana. Lomax, cui si deve la "scoperta" di artisti come, per l'appunto, Leadbelly, Woody Guthrie, Pete Seeger, Muddy Waters, fu tra i primi a capire la rilevanza dell'incontro sempre più esplicito fra la tradizione africana in America e quella d'estrazione anglosassone.
 

Viaggiatore instancabile  questa straordinaria figura di intellettuale e ricercatore fu, fra il 1950 e il 1958,  anche in Inghilterra, in Scozia e in Irlanda, dove il suo interesse e le sue ricerche sul folklore locale stimolarono quel folk revival che presto si sarebbe diffuso in tutto il paese, estendendo la sua influenza anche sulla musica commerciale del luogo. Fra il 1954 e il 1955 operò perfino in Italia, dove stabilì una fruttuosa collaborazione con Diego Carpitella, etnomusicologo collaboratore del nostro Ernesto De Martino.
 


 

Alan Lomax e Diego Carpitella

 

Né può dimenticarsi il lungo viaggio compiuto nel 1959 in tutto il sud degli Stati Uniti, che dette vita a una leggendaria e ricchissima serie di incisioni, The Southern Heritage Series   (ripubblicate nel 1993 sotto il titolo Sounds of the South) e Southern Journey.

 


Il progetto Voyager

Negli anni sessanta Lomax sviluppò presso la Columbia University una serie di tecniche, Cantometrics, Choreometrics e Parlametrics, ideate per un'analisi incrociata delle molte tradizioni musicali d'origine folklorica, e nel 1977 venne incaricato di scegliere le musiche incluse nel progetto Voyager, che avrebbe portato nello spazio testimonianze della civiltà dell'uomo. E lui scelse Blind Willie Johnson, Louis Armstrong, Bach, Mozart, Beethoven, canti andini e Navajo, musiche polifoniche dei Pigmei e canti del Caucaso georgiano. Usava infatti dire “A folksinger can reveal the character of his whole country”.
 

Premiato con il National Book Award nel 1993 per il suo volume di memorie The Land Where the Blues Began, negli ultimi anni della sua vita dedicò intensi sforzi al progetto Global Jukebox, un software in grado di raccogliere il più alto numero possibile di testimonianze sulle culture popolari del pianeta, una vera e propria mappatura del genoma musicale umano.

 

Muore in Florida nel 2002, ma grazie a lui gli Stati Uniti hanno potuto conoscere la propria storia più nascosta, il contributo degli esclusi, degli umili, dei dimenticati, dei segregati e perseguitati. Una storia non bella e scomoda, che scopre uomini come quello sceriffo di una sperduta contea nel Mississipi, che obbliga Lomax ad allontanarsi dalla città con la forza, solo per essersi permesso di appellare "Mister" il noto blues-man Son House. Ma una storia essenziale e imprescindibile.

 

Tratto da: arciarcobaleno.it
 

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blues, registrazione, John Lomax, Louisiana, New Orleans, canti di schiavi
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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 16/07/2019 07:00

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