Correva l’anno 2011, mese di dicembre, quando alla crisi Goldman Sachs per la nautica italiana seguì il colpo di grazia di Mario Monti. La tassa di stazionamento pensata, approvata ed eseguite dall’ex commissario europeo nominato Presidente del Consiglio dopo la caduta del governo Berlusconi.
Era l’era dello spread, parola che rimbalzava da colazione a cena nelle case degli italiani, che come il coronavirus oggi bisognava sconfiggere. La battaglia sacrosanta alla pandemia si combatte con la riduzione di fondamentali libertà come il diritto al movimento e all’impresa (chiusa per legge). Il fine giustifica naturalmente i mezzi, almeno a tempo determinato e fino a quando si raggiunge lo scopo.
Il presidente Mario Monti non fu meno tenero dal punto di vista economico. Lo sanno bene gli esodati che videro scivolare velocemente dalle mani la possibilità di entrare in pensione. Un’altra vittima furono i diportisti colpiti dalla tassa di stazionamento che provocò la fuga all'estero di circa 30.000 imbarcazioni favorendo la concorrenza estera.
La proposta inascoltata di UCINA
Per capire bene il fenomeno ricordiamo le parole di Anton Francesco Albertoni, presidente di UCINA – Confindustria Nautica: “I provvedimenti esposti ieri dal Governo e, nello specifico, le misure che prevedono l’introduzione di una tassa di stazionamento sui posti barca sono destinati ad avere ripercussioni fortissime sulle economie locali della filiera nautica, dei servizi, dei porti, del rimessaggio e del commercio legato al settore”.
Una richiesta che non si traduceva nell’abolizione della tassa, ma di una sua declinazione secondo la complessità del settore. Una richiesta tra barche a vela e barche a motore, una considerazione dell’anzianità delll’imbarcazione. Pagare si, ma ognuno secondo le sue possibilità.
Legislatura Letta: il primo ridimensionamento
Con il Governo Letta ci fu un forte ridimensionamento con la sua abrogazione per le barche dai 10 ai 14 metri. Per poi arrivare al suo superamento nel 2016 per le barche oltre i 14 metri. Una decisione tardiva che non sortì nessun effetto positivo.
La legge e l’effetto perverso
Il sociologo Raymond Boudon parla degli effetti perversi dell’azione sociale e fu così per la tassa Monti. Come viene in salita il socialismo in un solo paese, è dura anche per la tassazione in una sola nazione, ovvero molte barche presero il largo dall’Italia. Questo l’effetto perverso.
Anche in un giornale di sinistra come La Repubblica si leggevano, al momento dell’abrogazione della tassa, tutti i limiti della norma: “Non teneva conto dell'età delle imbarcazioni e soprattutto per quelle di piccole dimensioni la sua incidenza era particolarmente elevata rispetto al valore reale di mercato”.
Sicuramente non può essere quella tassa l’unico elemento che ha lasciato per anni in acque stagnanti la nautica italiana. Ma ha dato un suo contributo.
Un 2008 durato oltre 10 anni
L’Italia ha perso dal 2008 una parte fondamentale e ci sono voluti oltre 10 anni per iniziare ad uscirne. Ma con la pandemia stiamo assistendo ad un vero e proprio colpo di grazia.
Arriva il 2020 e si affonda con il Coronavirus
Il 2020 si annuncia un’estate con poco mare. L'urgenza di fermare i contagi ha provocato un vero e proprio fermo per il settore non solo produttivo. Il porto è ormai un’area off limits per i diportisti. Basta sfogliare i giornali locali. Un titolo per tutti: “Pescara, diportista in barca al Marina: sanzione di 500 euro. La propria barca lasciata ferma in porto da tanto tempo e per la quale c'è bisogno di manutenzione: non è un motivo grave e sufficiente per poter uscire di casa”.
Il caso Venezia
Ma riprendiamo il sociologo Boudon e gli effetti perversi dell’azione sociale. Ci spostiamo a Venezia dove il fermo delle barche ci racconta Gianni Darai di Assonautica Venezia è negativo per la stessa prevenzione della salute visto che: “Possono circolare i vaporetti del trasporto pubblico locale e le barche da lavoro ma ci sono limiti per i diportisti. Il caso più eclatante è l’avvocato multato di 500 euro perché è andato a fare la spesa in kayak. Se uno si sposta in barca evita così di salire sui vaporetti dove è difficile rispettare la distanza di sicurezza”.
Sono gli effetti perversi anche se per il coronavirus il destino si condivide con tanti altri settori che devono seguire il lock down e fermare le attività. Non è vita facile per la nautica da diport che rischia un ulteriore e pesante ridimensionamento.
Gian Basilio Nieddu
In copertina Foto di Free-Photos da Pixabay
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