"Bisogna conoscere la Sardegna vera". Un ritornello che rimbalza spesso tra operatori turistici, attivisti politici, cittadini e umanità varia che pretende che il turista si innamori anche dell'entroterra sardo. L'ambizione è lodevole e valorizzare il menù mare/terra un buon proposito etico. Sul tema si è fatto tanto in questi ultimi 30 anni con tutela e visite guidate nei siti archeologici, poi valorizzazione di grotte, canyon, fiumi e montagne, l'esplosione delle società dedicate alle escursioni e al turismo attivo, dal ciclismo al parapendio. Tutto bene.
Peccato che la narrazione a volte stoni per eccesso di ancestrale e, come scriverebbe lo storico marxista Eric Hobsbawm, per la "tradizione inventata". Il quadro storico offerto è dominato da nuraghi, dolmen, menhir, costante resistenziale sarda, saperi pastorali, carnevale barbaricino, tenores e balli tradizionali, maialino arrosto e cannonau..Tutto vero e tutto bello. Peccato che si dimentichi e finora si sia cancellata una parte di storia molto bella da conoscere.
Per fortuna ci ha pensato lo scrittore Francesco Abate, responsabile delle pagine culturali del quotidiano l'Unione Sarda, a farci scoprire o ricordare che la Sardegna porta nel suo grembo anche una storia urbana e industriale con tutti gli annessi e connessi: lotta di classe, lotta di genere e di emancipazione grazie alle prime femministe. Una Sardegna dove si mangia il pesce, si stampano giornali, si forma una piccola e media borghesia attenta a quello che succede nel mondo e a Cagliari si fa il pieno di locali moderni per l'intrattenimento. Bordello (con tutto il suo carico di disumanità) compreso.
Francesco Abate
La belle époque isolana, ma senza dimenticare le dure condizioni di vita degli operai della manifattura e delle saline, che Abate ha il merito di aver ben documentato in "I delitti della Salina". Finalmente un'immagine più, marina, multietnica e mediterranea della Sardegna.
il libro non è un saggio, ma un bel romanzo. Un giallo con colpi di scena, azione, suspence. Tutti gli ingredienti che rendono molto gradevole conoscere Clara Simon, figlia del melting pot, giornalista investigativa (la prima e l'unica al tempo) e femminista. Seguendo la protagonista si scopre la determinazione delle operaie della manifattura tabacchi, lo sfruttamento del lavoro minorile e degli uomini del bagno penale, gli anarchici toscani, la comunità cinese e un potere che usa tutti i mezzi necessari per soffocare nel sangue e nell'irrelevanza le richieste di una migliore qualità della vita
Il libro per i tipi di Einaudi è del 2020 e quest'anno Abate ha dato alle stampe Il complotto dei Calafati. Protagonista sempre Clara Simon e una Sardegna inedita senza per forza essere nuragica o pastorale. Ve ne parleremo presto.
Gian Basilio Niedddu
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