Azimut Seadeck 9: il Seadeck che fonde ponte e mare
Nuovo 26 metri con piscina a filo, Hotel Mode da 60 kWh e scafo planante in carbonio per ridurre consumi fino al 30%
Nuovo 26 metri con piscina a filo, Hotel Mode da 60 kWh e scafo planante in carbonio per ridurre consumi fino al 30%
L'Azimut Seadeck 9 è un 26 metri pensato per trasformare il rapporto con il mare: due terrazze a gradoni, piscina a filo e una piattaforma trasformabile da 7 m². Costruito con il 40% di carbonio e dotato di un impianto IPS triplo compatibile ibrido, integra un pacco batterie da 60 kWh per l'Hotel Mode, garantendo fino a 8 ore di autonomia silenziosa notturna. Scafo ottimizzato e soluzioni di layout puntano a benessere, spazio e navigazione efficiente.
Azimut Seadeck 9 apre mostrando la scala biforcuta e la piscina a filo: due elementi che raccolgono lo sguardo e riassumono l'intento progettuale — trasformare il ponte in un prolungamento del mare. È un'immagine che torna più volte, come un sipario che si apre e si richiude sullo stesso panorama.
Lungo la poppa il percorso è studiato per sorprendere. La doppia rampa richiama la teatralità di una villa ma con un'organizzazione funzionale immediata: si scende, si è già sul bordo dell'acqua. La continuità tra esterno e salone principale non è soltanto una scelta estetica, è un'operazione spaziale che modula la fruizione del tempo a bordo — movimento, sosta, conversazione, nuoto. Il risultato è uno spazio che misura il benessere con gesti semplici, ripetibili, progettati per essere vissuti quotidianamente.
La firma di Alberto Mancini è evidente nella ricerca di aperture e nel gioco di volumi che fanno del ponte una piattaforma osmotica verso l'orizzonte. Le ali laterali si estendono senza soluzioni di continuità, i prendisole scorrono e la piscina a filo crea una soglia liquida: il bordo in vetro diventa cornice e prolungamento visivo del mare.
La reinterpretazione della Fun Island si traduce in un Pool Deck organizzato come un anfiteatro: la seduta integrata convoglia lo sguardo oltre la vasca; il tavolo centrale è pensato per mutare funzione con facilità, da area lounge a sala da pranzo. La piattaforma trasformabile di 7 m² è concepita per essere realmente operativa: funge da swim platform, facilita l'entrata in acqua, ospita i water toys e connette il tender. L'idea è semplice e precisa: offrire più modi di stare a contatto con l'acqua, senza barriere.
Gli interni di Matteo Thun & Antonio Rodriguez puntano su matericità e misura. Qui non si cerca la spettacolarità, ma la qualità tattile: una sedia in bamboo Bonacina all'ingresso è un gesto che dichiara la relazione tra mano e ambiente. Le finiture privilegiano superfici sottratte, dettagli calibrati e palette studiate per durare nel tempo.
Il Main Deck sfrutta finestrature a tutta altezza e una porta scorrevole in vetro completamente scomparsa, che elimina il confine tra interno ed esterno. L'altezza libera accentua la percezione dello spazio e offre una fruizione degli ambienti che varia con la luce. Due palette — noce chiaro e rovere pallido — definiscono toni diversi ma coerenti: entrambe puntano alla sobrietà, entrambe lasciano spazio agli oggetti personali dell'armatore.
Il Lower Deck disegna una zona notte pensata come un piccolo ritiro: la Master Cabin è organizzata con lavabi integrati che diventano elementi scenografici della suite, non semplici dotazioni nascoste. Un desk incassato nella libreria suggerisce che la vita a bordo può alternare relax e lavoro senza soluzione di continuità. Completano l'assetto una cabina VIP, due cabine ospiti e percorsi equipaggio discreti, studiati per garantire efficienza nelle operazioni e riservatezza negli spostamenti.

Lo scafo, sviluppato con Names, è pensato per planare precocemente e mantenere un buon rendimento su una vasta gamma di velocità. L'uso del carbonio su circa il 40% della struttura abbassa il peso strutturale e contribuisce a una risposta più pronta in navigazione: accelerazioni più rapide, inerzia ridotta, consumi sotto controllo.
La propulsione è una tripla installazione Volvo Penta IPS predisposta per integrazione ibrida. Abbinata a uno scafo leggero e a una gestione energetica progettata, questa configurazione permette di ottenere riduzioni di consumi ed emissioni fino al 30% su anno medio rispetto a soluzioni tradizionali con scafo convenzionale e linea d'asse. Sul campo significa meno carburante consumato nell'uso quotidiano e una navigazione che privilegia efficienza e comfort.
Il pacco batterie da 60 kWh abilita l'Hotel Mode, una modalità che spegne i generatori e lascia che i servizi di bordo funzionino in silenzio. Con i generatori spenti la nave mantiene stabilizzatori, climatizzazione, prese 220V, sistemi di intrattenimento e l'uso occasionale della cucina: un set di funzioni che copre la vita quotidiana a bordo senza rumore indisturbante.

Il valore pratico è chiaro: soste all'ancora più piacevoli, minori vibrazioni e meno impatto acustico per l'equipaggio e gli ospiti. L'Hotel Mode modifica l'esperienza di sosta, rendendola più compatibile con baie affollate o approdi sensibili dal punto di vista ambientale.
La Seadeck 9 è la più grande unità realizzata nello stabilimento di Avigliana, nato da un investimento di 50 milioni di euro nel potenziamento del cantiere. L'assemblaggio incorpora pratiche produttive consolidate insieme a scelte pensate per il benessere a bordo e per un'implicita responsabilità operativa: layout conviviale, materiali compositi, sistema elettrico ausiliario e una piattaforma planante che si legge come una dichiarazione d'uso più che un puro dato tecnico.
La combinazione di lifestyle e attenzione all'impatto operativo fa della barca uno spazio dove convivono percezione estetica e prestazione tecnica: un equilibrio che si manifesta tanto nell'uso quotidiano quanto nella catena di montaggio che l'ha generata.
Ritornando all'immagine iniziale: la scala biforcuta e il bordo in vetro della piscina non sono solo dettagli formali. Quel vetro, che incornicia l'orizzonte, riporta il senso dell'intero progetto — una misura dell'acqua che diventa misura dell'esperienza. Alla fine, quel dettaglio tecnico prende valore: è la cornice che trasforma un momento di bordo in una vera prova di progetto.
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