Scafi in legno rivestiti con vetroresina
di Leonardo Massabò
di Leonardo Massabò
Domanda ricevuta via mail: "Sto trattando l’acquisto di un vecchio scafo in legno, è ben tenuto, ma si presenta con opera viva e opera morta rivestite in vetroresina. Il prezzo è interessante ed un amico sostiene che il rivestimento in vtr. Rende lo scafo praticamente eterno".
"Lo stesso amico ha effettuato la misurazione dell’umidità con uno strumento impiegato per trattare la sua barca contro l’osmosi; la carena è risultata essere asciutta ma all’interno l’umidità si sente a pelle, può darmi un parere in merito?"
Prima di addentrarmi nel discorso prettamente tecnico, mi preme farle notare che probabilmente, l’amico lo è più del venditore che suo.
In linea puramente teorica, uno scafo in legno ricoperto esternamente con vtr., potrebbe avere una durata maggiore nel tempo e minori problemi di manutenzione e conservazione; ciò solamente in via teorica; sicuramente i primi aspetti da mettere in evidenza sono:
- l’amico dovrebbe migliorare la sua formazione tecnica
- perché lo scafo è asciutto fuori ed umido dentro?
Intanto una prima domanda: cosa intende per vetroresina?
1 - Lo scafo in legno è stato impregnato con resina liquida?
se si, resina epossidica o una più economica poliestere?
2 - Lo scafo in legno è stato rivestito con tessuto di vetro impregnato?
se si, impregnato con epossidica o poliestere?
Queste due resine forniscono risultati molto differenti con costi differenti.
La laminazione, cioè la stesura degli strati di vetro imbevuti, concorre con la qualità tanto del tessuto che della mano d’opera, alla riuscita del lavoro di protezione dello scafo; il legno lo sappiamo, è un materiale con porosità esponenzialmente superiore a quella della VTR e contrariamente al laminato di vetro è fortemente igroscopico.
Presumiamo che lo scafo sia stato rivestito di tessuto di vetro impregnato, che il lavoro sia stato eseguito con mano d’opera di qualità e con prodotti epossidici, presumiamo anche che lo scafo sia stato perfettamente preparato per quanto concerne il livello d’umidità: presumendo tutto questo, la teoria della protezione con epossidica può trovare fondamento.
Ma qual è il primo e sicuramente più importante problema a cui nessuno di quelli che effettuano detti lavori presta attenzione?
Il modulo d’elasticità del legno è differente da quello del laminato.
Per fornire maggiori precisazioni, mi dovrebbe precisare se si tratta di costruzione in fasciame a tavole, lamellare o multistrato di compensato.
Il problema è rappresentato dal fatto che la parte in legno e quella in VTR si muovono in modo difforme tra di loro e questo fa si che le diverse sollecitazioni a cui sono soggetti i due materiali, portino al loro inevitabile distacco (scollamento), per cui l’acqua che con il procedimento di laminazione volevamo tener lontana dal legno, arriverà prima o poi ad infiltrarsi all’interno.
In prima analisi, il primo problema sarà rappresentato dalla camera d’aria che si verrà a creare tra legno e VTR.
In questa camera d’aria si formerà dell’umidità e questa inizierà ad essere assorbita dal legno, a tal proposito, potete vedere le foto, che più di ogni altra parola, rendono chiari i problemi causati da questa ASSURDA tecnica.
Purtroppo, per approfondire esaustivamente tutti i vari aspetti di questa domanda dovrei poter “toccare” lo scafo, ma di una cosa sono certo:
il fatto che le misurazioni sullo scafo a secco da tempo, rendano un livello d’umidità nullo all’esterno e contemporaneamente i legni interni siano umidi ed ammuffiti, indica INEQUIVOCABILMENTE che la VTR esterna è asciutta per logiche condizioni ambientali ed anche perché magari è stata laminata correttamente, mentre all’interno il legno è ZUPPO d’acqua che potenzialmente potrà ristagnare tra il laminato esterno ed il guscio interno in legno.
Si deve anche tenere conto del fatto che a meno di una ECCEZIONALE ventilazione, fatto su cui nutro molti dubbi, l’umidità esterna non potrà mai essere nulla, questo in quanto un ristagno d’acqua tra legno interno e laminato esterno, rappresenta l’ambiente migliore per permettere l’insorgere di un fenomeno osmotico.
Per concludere………scelga un’altra barca.
Leonardo Massabò
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