Terra Australis Nondum Cognita
di Fabrizio fattori
di Fabrizio fattori
I grandi flussi esplorativi e commerciali del XV e XVI secolo trascurarono questa parte di mondo, a lungo solo ipotizzato, forse per il fatto che le ricche e prospere regioni limitrofe erano in grado di soddisfare ampiamente le aspettative dei colonizzatori in materia di spezie, oro e altre mercanzie.
Un fortuito ritrovamento di legname sulle coste australiane forse riconducibile alla scomparsa flotta di Antonio de Mendoza, cosi come la rappresentazione di un canguro (?) su un manoscritto portoghese rimanda ai primi anni del XVI secolo.
Ma le prime certezze si hanno con il diario di bordo del “Duyfken”, una piccola nave olandese che navigò in acque australiane intorno al 1603 capitanata da Willem Janszoon.
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Willem Janszoon
Nel 1616 la “Eendracht” del capitano Dirk Hartog lasciò una prova del suo passaggio, un piatto di peltro con i nomi del suo equipaggio, poi sostituito nel 1697 da un altro navigatore ed ora inequivocabilmente esposto nel WA Maritime Museum. Gli approcci esplorativi all’Australia occidentale, terra quanto mai desolata, brulla, torrida ed abitata da popolazioni paleolitiche ostili, furono molto limitati, e per altro, in molte occasioni, furono del tutto casuali a seguito di burrasche o naufragi sulle barriere coralline.
Tra i naufragi in quelle acque ne vennero storicizzati almeno due per la loro complessa tragicità. Quello del “Tryall” (1622) ad opera dell’accertata negligenza del capitano Brookes, produsse l’abbandono di 150 componenti dell’equipaggio e la loro probabile morte, dopo che le aguzze rocce al largo della costa ne determinarono l’affondamento.
Anche quello del “Batavia” (1629) incagliatosi su un banco di coralli, per un abbaglio della vedetta e del capitano Jacobsz, con a bordo 340 persone, diede luogo ad un odissea nefasta. I superstiti vennero divisi su isolette di un inospitale arcipelago, altri si spostarono su scialuppe in cerca di acqua ed aiuto.
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Una replica del Duyfken
I soccorritori, per altro maggiormente interessati al cospicuo carico di argento, e arrivati mesi dopo, trovarono i superstiti arroccati sulle varie isolette ed in forte competizione tra loro per la pura sopravvivenza ed in un caso assoggettati ad un regime fortemente vessatorio da parte del folle vice comandante Jeronimus Cornelisz, che arrivò a trucidare i non pochi dissidenti pur di mantenere il controllo sulla scarsità di cibo e coltivare la sua paranoia di potere assoluto.
Recuperato l’argento e ritornato a Batavia (Giava) il vice comandante venne giustiziato insieme ai suoi scagnozzi, anche se alcuni vennero lasciati sulla costa in balia degli eventi a figurare come i primi europei stabilmente residenti, così come i resti di una struttura in pietra considerata la prima residenza europea del continente australiano. I successivi contatti ed esplorazioni confermarono che l’Australia o “Nuova Olanda” come iniziò ad essere chiamata, non offriva grandi opportunità di commercio e per tanto dovettero passare molti anni prima che si potesse parlare di una vera e propria colonizzazione operata prevalentemente sulle più precise osservazioni di James Cook.
Tale spedizione fortemente caratterizzata da un taglio scientifico, si avvalse di quanto mappato da altri navigatori come Torres , Tasman e altri le cui esplorazioni erano state comunque raccolte sulla “mappa Bonaparte” (1690), oggi conservata a Sydney, che completata con chiarezza determinarono l’Australia come entità geografica continentale a se stante, divisa dalla Zelanda e dall’isola di Tasmania, contrariamente a quanto ipotizzato precedentemente.
Fabrizio Fattori
Leggi anche: La ''Batavia'' qualcosa di più di un ammutinamento
In copertina Carta di Abramo Ortelio del 1570 che raffigura la Terra Australis Nondum Cognita come un vasto continente nella parte bassa della mappa, nonché un continente artico. Di Original uploader was Fuelbottle at en.wikipedia - From http://www.nla.gov.au/, The National Library of Australia, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4001478
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