Che l’arte sappia suscitare emozioni e le sappia orientare verso sensibilità virtuose è cosa ormai accertata da secoli.
Ed è da queste stimolate sensibilità che può attivarsi una serie di capillari azioni politiche e di comportamenti diffusi in grado di rallentare il degrado che turba i naturali equilibri di molti ecosistemi.
La “Thyssen Bornemisza Art Contemporary del XXI secolo”, attraverso la Fondazione e l’Accademia, mira a sensibilizzare, attraverso le opere d’arte di artisti attenti alle problematiche ambientali, una vasta opinione pubblica intorno agli ecosistemi oceanici tra i più fortemente minacciati dalle attività antropiche.
Le iniziative si basano prevalentemente su performance artistiche ed installazioni di arte contemporanea, ma anche incontri tra varie discipline con l’obbiettivo di produrre una sinergia innovatrice al punto da determinare cambiamenti e generare collettive azioni virtuose.
L’ “Ocean Space” luogo dedicato alle attività di ricerca e confronto, ha sede a Venezia in un gioiello barocco recuperato dopo più di un secolo di abbandono: la chiesa di San Lorenzo nel sestiere Castello. All’interno dei suoi spazi trovano posto, sin dal 2019, installazioni artistiche a tema.
Dal nove di aprile troveranno ospitalità due opere, tra scultura, immagini e suono. La prima: “The Soul Expanding Ocean” dell’artista portoghese Diana Policarpo denuncia la trasformazione di alcune alghe che sotto lo stimolo dell’inquinamento hanno sviluppato un elevato grado di tossicità per gli altri animali marini. L’altra, della sudafricana Dineo Seshee Bopape, ha per tema il ruolo degli oceani nella diffusione del commercio schiavista nell’era coloniale.
Fabrizio Fattori
In copertina The Current II: Deep Sea Minding, guidata da SUPERFLEX, 2018. Foto: Francesca Thyssen-Bornemisza
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