Petrolio mon amour
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
L’uso esponenziale degli idrocarburi ha determinato in poco più di un secolo una significativa crisi ambientale che si riverbera quotidianamente sulla vita di tutti noi e sugli ecosistemi alterandoli in modo, spesso, drammatico.
Ma c’è stata una risorsa naturale che ha tratto beneficio dalla scoperta e dall’uso del petrolio e dei suoi derivati: le balene.
Da questi possenti mammiferi, presenti in migliaia negli oceani, l’uomo ha da sempre ricavato sostentamento, ma l’accanimento dell’industria baleniera, divenuta intorno alla metà dell’ottocento estremamente aggressiva avrebbe condannato, con buona probabilità, l’estinzione di questi splendidi mammiferi (la media delle catture in quel periodo era di 15.000 l’anno).
Le carni rappresentavano una fonte di proteine facilmente conservabile, l’olio veniva usato sia per l’illuminazione privata e pubblica sia per il riscaldamento, oltre che come lubrificante, funzione essenziale per ottimizzare i processi della nuova rivoluzione industriale, con particolare riguardo alle attività ferroviarie.
Ma altri usi minori, come la farmacopea, le candele, gli ombrelli, i busti femminili, il fissativo nell’industria dei profumi, i cordami tratti dagli intestini essiccati, garantivano guadagni importanti per gli addetti a tale attività, dagli armatori ai fiocinieri all’ultimo dei marinai.

Caccia alle balene - Foto da DEPOSITPHOTOS
L’industria baleniera arrivò, al suo culmine, a disporre di centinaia di navi dedicate, in buona parte (circa il 80% oltre 700) ancorate nel porto americano di Boston, dove affluivano i ricercatissimi esperti europei, dai paesi baschi alla Norvegia in competizione con le flotte scandinave altrettanto determinate.
Negli stessi anni la nascente industria petrolifera americana iniziava la produzione all’irrisorio ritmo di poche migliaia di barili l’anno, ma nel giro di qualche decennio le poche migliaia divennero giornaliere immettendo sul mercato un’infinità di prodotti alternativi a quanto prodotto dall’industria baleniera. In particolare l’“oil train” lubrificante industriale risultò essere fortemente competitivo.
Le lampade a cherosene si diffusero enormemente sviluppando un’industria di raffinazione sempre più sofisticata.
Questo processo di sostituzione e la rapida crescita del settore, determinò, conseguentemente la riconversione delle baleniere e lo spostamento di capitali e forza lavoro nelle nuove industrie estrattive del pertrolio, del ferro e delle costruzioni ferroviarie.
Questo inarrestabile processo portò un beneficio alle popolazioni di balene che ripresero a moltiplicarsi, marginalmente minacciate dalla caccia “scientifica” svolta da alcune nazioni incapaci di sopprimere un’atavico spirito predatorio.
Fabrizio Fattori
In copertina foto da DEPOSITPHOTOS
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