Originali recuperi archeologici
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
La storia dei recuperi archeologici subacquei offre infinite storie tutte strettamente legate all’evolversi delle tecniche di scandaglio, mappatura, studio e recupero, e tutte condizionate dalle difficoltà ambientali alle quali, nel tempo, si è cercato di attenuare con soluzioni, a volte, brillanti.
Ma forse l’originalità del recupero effettuato dai giapponesi alla metà dell’ottocento è certamente quello che merita l’unanime riconoscimento di “problem solving” dell’intelligenza umana.
Una giunca imperiale con il ponte carico di preziosi vasi, aveva fatto naufragio nelle non facili acque del Mar del Giappone e adagiata a notevole profondità.
L’Imperatore aveva espresso il desiderio di recuperarli, o meglio aveva imposto, come in uso degli imperatori, il loro recupero.
I subacquei, per quanto esperti, valutarono l’impresa ben al di sopra delle loro possibilità e con l’obiettivo di non contrariare il “Figlio del Cielo” escogitarono una brillante soluzione.
Un numero considerevole di polpi venne catturato nella consapevolezza che, secondo le loro abitudini comportamentali, si sarebbero insediati all’interno dei vasi prendendone possesso energicamente con i loro molteplici tentacoli.
Assicurati ad una cima vennero calati sul relitto e, come da previsione, in tempi relativamente brevi tutti i preziosi vasi vennero recuperati per la non trascurabile gioia dell’Imperatore.
Fabrizio Fattori
In copertina di Kazahaya Shōshō - The Japanese book "天皇一二四代 (Tennō hyakunijūyondai)", in Bessatsu-Taiyo, Heibonsha, 1988, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7738317
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