Libia, ''La Storia siamo noi''
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
Le spregiudicate avventure coloniali dell’occidente, di cui ancora oggi paghiamo prezzo altissimo, coinvolsero l’Italia sin dal 1911 quando il governo Giolitti inviò, al margine della guerra italo turca, poche centinaia di marinai al comando del capitano Cagni alla facile conquista di Tripoli segnando così la presenza Italiana nei territori libici.
Iniziò un lungo periodo di espansione territoriale cui si oppose uno stato di guerriglia permanente con le popolazioni locali che resero alquanto instabili le conquiste italiane anche se imposte aspramente con mezzi non proprio degni di un paese civile per quanto belligerante.
Nomi come Volpi, Graziani, Badoglio, rimandano a efferati crimini di guerra caratterizzati da rappresaglie sui civili, uso di gas asfissianti, deportazioni, campi di concentramento e marce forzate che causarono migliaia di morti.
Grazie a questo o malgrado questa politica oppressiva la Libia divenne una colonia italiana a tutti gli effetti che accolse migliaia di immigrati italiani che apportarono notevole sviluppo in campo agricolo, urbanistico, infrastrutturale, e dei servizi oltreché in termini di tolleranza religiosa, tutela archeologica ed iniziative culturali.
Con la fine della seconda guerra mondiale l’Italia fu costretta a rinunciare ai suoi possedimenti d’oltremare, territori d’interesse anche per Gran Bretagna e Francia, rendendosi, successivamente, disponibile ad una nuova fase di relazioni commerciali, motivata al punto da considerare richieste indennitarie da parte del nuovo leader Gheddafi.
Ricordiamo che nel 2009 il colonnello, despota della Libia dopo un colpo di stato del 1969, al suo arrivo in Italia ostentò, cucita sul petto insieme alle non poche decorazioni, la foto di Omar Al-Muktar leader simbolo della resistenza libica, ad ulteriore conferma di quanto il suo paese reclamasse ristoro dei danni patiti nel corso di decenni di colonizzazione.
Gheddafi rimane una figura controversa nel corso della sua oltre che quarantennale dittatura, vilipeso od osannato dall’occidente, accusato di terrorismo internazionale, al comando di forze militari dal bombardamento facile, ma anche oggetto di ossequio e baciamani, oltre che di proficui accordi petroliferi, è stato drammaticamente cancellato dalla storia nel 2011 dalle forze ribelli che emulando la “primavera araba” attivatasi, in quegli anni, in altri paesi nord africani, ne hanno decretato la scomparsa, non senza che paesi come la Francia dessero sostegno all’iniziativa.
Anche in questo caso la politica estera delle grandi potenze ha sostenuto e armato leader politici capaci solo di mantenete lo status quo geo politico di vasti territori, specie se ricchi di risorse, abbandonandoli poi al loro destino non appena venuto meno lo specifico interesse o risultato essere troppo impegnativo il loro sostegno.
La Libia oggi appare lacerata tra Cirenaica, Tripolitania e un sud frammentato tra tribù, tutti tesi a trarre vantaggio dalle risorse petrolifere, dal commercio di armi e di esseri umani al di fuori di un progetto unitario che stante le risorse e le economie indotte potrebbe fare della Libia un paese leader del Mediterraneo.
L’Italia che in funzione del passato coloniale in quei territori, mira a mantenere in una sorta di relazione previlegiata, inalterati i rapporti commerciali in termini di gas e petrolio, pur nella difficoltà di un valido e affidabile interlocutore, è altresì interessata alla stabilizzazione democratica del paese anche al fine di un controllo dei flussi emigratori che guardano alle coste libiche quali terminali ideali di vaste aree di disagio politico ed economico sub sahariane e che la vede porsi, suo malgrado, al centro di una rete di transiti per l’Europa, non privi di presenze terroristiche, fenomeno che almeno in parte trae origine dalle profonde ferite perpetrate, nel corso dei secoli, dall’occidente a molti paesi più deboli in un quadro di sfruttamento economico ed utilizzo politico che pare non tramontare mai.
Fabrizio fattori
Foto di copertina tratta da gennarocarotenuto.it
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