Leros, l'isola italiana: viaggio nel Dodecaneso e nell’architettura dimenticata
di Sacha Giannini
di Sacha Giannini
Leros è una piccola isola nel mar Egeo, non lontano dalla Turchia. Nel 1912, in seguito alla guerra italo turca, l’isola fu costituita a « possedimento » italiano, una terra d’oltremare e base navale nel Dodecaneso.
Quest’isola ha il privilegio di ospitare la cittadina di Portolago (in greco Πορτολαγο), oggi Lakki e diversi edifici decentrati realizzati secondo i canoni dell’architettura razionalista italiana.
Noi italiani, studiosi di architettura o d’altro, semplici viaggiatori, diportisti itineranti veniamo riportati immediatamente al ventennio fascista e ne testimoniano prepotentemente gli edifici e la struttura urbana sorti per esigenze di comando militare e per soddisfare le velleita’ coloniali durante il regime.
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Lakki vista dal mare
Venendo dal mare l’impatto è unico ed emozionante e allo stesso tempo malinconico, come trovarsi in sospensione nel tempo.
Una memoria dimenticata e spesso ignorata si distende alla fine di una delle più profonde insenature naturali del mediterraneo.
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Leros - La Baia di Pandeli vista dal Castello
Personalmente non ho ricordi simili e ne’ memorie dell’incredibile visione dell’Architettura che si avverte avvicinandosi in barca alla citta’ di Lakki. Ci si trova immersi e avvolti in una suggestiva e decadente parentesi metafisica fuori dal tempo e dalla madrepatria.
Nel panorama internazionale dell’Architettura della “Terre d’Oltremare” il Dodecaneso rappresenta uno straordinario esempio di Architettura coloniale italiana, un incredibile dizionario linguistico e variegato che contiene Eclettismo, Neoclassicismo, Accademismo e Razionalismo all’interno di una “mappa” culturale aderente ai grandi schieramenti ideologici della madrepatria.
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Lakki - Scuola elementare - Lakki - Edifici commerciali
Un linguaggio architettonico noto ma confuso da declinazioni linguistiche, mimetismi folcloristici e personali e raffinate interpretazioni dell’Architettura locale.
Intorno alla seconda meta’ degli anni ’20 in Italia si affermano due tendenze architettoniche contrapposte, nate da una stessa matrice europeista del Movimento Moderno ( International Style ).
Da un lato un Razionalismo radicale d’Avanguardia ( Gruppo 7: Terragni, Libera, Rava, Figini, Pollini, Piccinato ) in sintonia con le tendenze europee del funzionalismo e dall’altro un Monumentalismo accademico di stampo neoclassico di aderenza al regime ma “semplificato” ( Marcello Piacentini ), con una forte caratterizzazione scenografica d’identita’ nazionale e di gigantismo delle parti ( particolari classici, colonnati, ritmici porticati, archi, rivestimenti marmorei e volume chiusi e bloccati in una simmetria statica ).
Il dibattito e la polemica su questa nuove tendenze architettoniche si riflette nei territori coloniali con esiti architettonici differenti per aree geografiche.
Nel Dodecaneso i semplici volumi geometrici della tradizione edlizia locale trovano una buona corrispondenza nei dettami della moderna architettura europea ( razionalismo d’avanguardia ), in una mediterraneita’ caratterizzata anche da contaminazioni eclettiche modernamente reinterpretate ( Arch Florestano Di Fausto ) in una commistione e coesistenza di stili, almeno fino al 1936 ( anno della proclamazione ufficiale dell’ « Impero italiano » ) e alla successiva e conseguente “romanizzazione“ dell’Architettura e delle colonie d’Oltremare, esplicitata attraverso una celebrazione della romanita’ imperiale.
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Roma - Quartiere EUR
Il linguaggio del classicismo come espressione del dominio fascista rappresento’ maggiormente il carattere autoritario del regime.
Una classicita’ in senso atemporale, ideologica, come volonta’ di cercare un ordine, una misura, una modulazione per rendere le forme architettoniche chiaramente percepibili e coerenti tra loro, come parti di una stessa unità.
In questo scenario stilistico, a cavallo degli anni ’30, si inserisce l’esperienza urbanistica ed edlizia di Portolago ( Lakki ).
Concepita , a mio giudizio, in aderenza ai canoni di un espressionismo “cubista – deco’” e ad un razionalismo d’avanguardia privo di accademismi trionfanti, Portolago rappresenta un caso particolare ed unico di citta’ di nuova fondazione specializzata e predisposta per la vita sociale e civile di una popolazione in crescita composta da militari e dalle rispettive famiglie.
Il suo impianto progettuale aveva un carattere unitario sia nell’impostazione urbanistica che nella configurazione dei singoli edifici che risentivano fortemente della cultura architettonica razionalista dell’epoca.
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Lakki - Veduta aerea 1940 - Città di Lakki 1940
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Lakki - Mercato coperto - Torre orologio – Edificio commerciale
Ogni edificio era subordinato al disegno generale e alla forma degli isolati urbani e al di la’ delle tipologie ( edifici pubblici rappresentativi, edilizia abitativa, edilizia militare ), rientrava in una composizione urbana di bianchi volumi il cui rigore geometrico e cromatico veniva smussato ed ingentilito dall’uso frequente di linee e superfici curve proprie di un retaggio europeista del movimento moderno ( art noveau, cubismo e neoplasticismo ) anche attraverso la semplificazione di ogni componente emotiva ed estetizzante in una purificazione della forma da apparati decorativi superficiali.
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Lakki - Ex Municipio - Lakki - Municipio 1938
A Portolago si ritrovano tutti i canoni del razionalismo italiano, dall’essenzialismo della forma che deve seguire la funzione, al rigetto dell’ornamento ricco, all’adozione di grandi aperture orizzontali, all’uso del cemento armato e dell’acciaio nelle balaustre lineari.
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Lakki - Villino sottoufficiali - Lakki - Portico scuola
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Lakki - Progetto originale Mercato - Torre 1931
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Lakki - Case ufficiali marina militare
I progettisti rimasero legati ad un linguaggio essenziale e in qualche edificio c’e’ il ricordo alla tradizione locale, ma sono segni lievi, quasi impercettibili e non rimarcati come in diversi edifici a Rodi o Kos.
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Particolari decorativi
In patria il cosidetto « neoclassicismo semplificato » , simbolo degli « edifici-manifesto » realizzati, rappresentava l’Architettura parlante della modernità italiana ( vedi l’EUR ). A Portolago invece gli edifici furono realizzati secondo i modelli di alcune città d’avanguardia di bonifica di nuova fondazione ( vedi Sabaudia ) secondo i modelli europei.
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Planimetria di Sabaudia Planimetria di Portolago
Gli Architetti razionalisti, vollero realizzare un’architettura moderna ma anche italiana.
Nel trovare una contestualizzazione, un’aderenza morfologica geografica ed urbanistica, abbandonarono molti eccessi di un estremismo d’avanguardia per ritrovare una ricucitura con la tradizione dell’area mediterranea rivisitata pero’ alla luce dei principi del movimento moderno, in un’architettura contestuale attenta all’uso razionale dei materiali, al rapporto con l’ambiente e a soluzioni per il controllo climatico, sotto una logica comune di razionalita’ costruttiva e stilistica e ad una forte corrispondenza tra gli aspetti strutturali e funzionali.
Quindi Classicismo, nella sua definizione metodologica, Mediterraneita’ geografica e culturale e Italianita’ nell’opera civilizzatrice che il regime fascista perseguiva dall’eredita’ imperiale come culto della romanita’, furono I principi di una piattaforma ideologica sulla quale costruire l’identita’ nazionale della nuova architettura coloniale moderna.
Le matrici comuni degli architetti coloniali razionalisti si manifestarono, cosi’ come anche nell’intero dodecanneso, attraverso realizzazioni, ora contaminate da influssi mediterranei e da tracce di labili orientalismi di confine e di memoria storica, ora con impronte di una monumentale romanita’ classicista di regime e ancora da altri incontaminati esempi di un razionalismo di nicchia di derivazione europea e purificati dal carattere imperialista.
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Lakki - Cinema - teatro
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Lakki - Progetto Casa Balilla 1935
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Lakki - Mercato coperto 1935 Lakki - Chiesa di S. Francesco
Queste espressioni furono certamente influenzate nella loro adozione anche da diversi fattori concomitanti. Rilevante furono le diverse personalita’ e le figure dei vari Governatori dell’Egeo e il loro atteggiamento colonizzante e la loro aderenza al regime che influenzo’ e spesso detto’ l’espressione architettonica delle diverse colonie.
Dall’altra le economie e le finanze messe a disposizione dai ministeri romani per l’attuazione delle politiche di sviluppo influenzate da interessi e priorita’ strategico – militari e/o di rappresentanza per la MadrePatria.
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Portolago ebbe un limitato appoggio economico da parte di Roma ma grazie al governatore Mario Lago ( da cui il nome Portolago ), alla sua insistenza per migliorare la qualita’ di vita della base navale di leros e agli architetti italiani Armando Bernabiti e Rodolfo Petracco fu realizzato un impianto urbano ed edilizio unico nel suo genere.
Credo sia possibile ritrovare, come componente non trascurabile, proprio nell’aspetto finanziario anche una risposta a questa semplificazione linguistica adottata e privata da quelle forti cariche estetizzanti e ” marmoree” del regime ma ricca di straordinari significati e simbolismi unici e rari.
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Leros - Baia di Pandeli
Il resto dell’isola, incredibilmente greca, ha mantenuto nelle piccole località sparse da nord a sud quel carattere tipico di mediterraneità che noi tutti riconosciamo e amiamo: i colori, le case-cubo bianche stereometriche arroccate a formare vicoli e scale, i profumi e tutta quella tradizione che racconta della Grecia e che ci si aspetta di trovare.
Leros oggi è una realtà poco conosciuta, poco turistica e poco alla moda.
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Scorci pittoreschi dell’isola
Nonostante tutto è un’isola autonoma con una popolazione stabile durante tutto l’anno. Ha scuole, un ospedale grande ( costruito durante l’occupazione italiana con tutte le caratteristiche di una moderna ed efficiente struttura dell’epoca), un’aereoporto con voli diretti da e verso Atene, una grande marina privata moderna con tutti i servizi necessari, un cimitero, strade larghe e facilmente carrabili di collegamento da nord a sud e da est a ovest (costruite dagli italiani), alberghi, supermercati e negozi di tutti generi, insomma tutto ciò che serve per poter vivere sia una vacanza che una vita intera.
Arch Sacha Giannini
Fonti fotografiche :
Vassilis Kolonas in his book “Italian Architecture in the Dodecanese Islands (1912-1943)
Archivio storico del Dodecaneso
Sacha Giannini
In coopertina Foto di ivabalk da Pixabay
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