Le Navi Antiche di Pisa
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
Alcune catastrofi naturali, pensiamo a Pompei, rappresentano tragedie incommensurabili per i contemporanei, dove perdite di vite umane, di beni e memorie, cambiano profondamente la vita di un gran numero di persone, ma rappresentano per i posteri una fonte inesauribile di conoscenza e per tanto non ci si più esimere di guardare a quegli eventi con quel cinico pragmatismo legittimato dal procedere degli studi e del sapere.
Alla fine degli anni “90 una “nuova Pompei” navale in questo caso, è affiorata a pochi centinaia di metri dalla piazza pisana dei Miracoli, durante i lavori per la costruzione di un nuovo centro di controllo delle linee ferroviarie tirreniche: i resti di circa 30 navi, sia marine che fluviali, databili tra il III secolo ed il VII secolo d.c. cariche di merci e complete nei loro arredi. Il luogo del ritrovamento comprende una vasta area all’ incrocio tra un canale ed il fiume Serchio (Auser in antico) in prossimità dell’antico porto della città, sottoposta nel corso dei secoli a violente inondazioni che hanno causato l’affondamento delle imbarcazioni.
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Le Navi Antiche di Pisa - Foto da www.lakinzica.it
Il buono stato di conservazione é attribuito ai depositi alluvionali che le hanno ricoperte e alla totale assenza di ossigeno che li caratterizzano. I materiali rinvenuti hanno consentito di individuare la provenienza delle navi testimoniando l’importanza commerciale dell’approdo pisano. Le anfore e i loro contenuti, oltre agli utensili, le ancore, i cordami le cesterie le monete e i gioielli, rendono questo ritrovamento rilevante per lo studio dell’antica marineria mediterranea.
Tra le imbarcazioni si evidenzia per la sua completezza la ALKEDO così identificata per l’incisione sul primo banco di voga (Alkdo = alcedo = gabbiano), che mantiene quasi intatti gli elementi strutturali come la chiglia i banchi di voga e la scassa d’albero. L’imbarcazione lunga 14 metri circa che era legata con una cima ad una palo infisso nell’argine, presenta ancora tracce di colore bianco e rosso oltre al citato nome indicato.
Negli “Arsenali medicei” è stato allestito un museo delle navi collegato ad un “Centro di restauro dei legni bagnati” che a tutt’oggi risulta essere un luogo d’eccellenza in questo specifico campo a livello europeo.
Fabrizio Fattori
Foto di copertina da ilgiornaledellarte.com
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