La Repubblica di Libertalia
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
Realizzare le proprie utopie non sempre risulta agevole e spesso queste sono destinate a rimanere tali. A volte solo un’estrema casualità permette, al contrario, che prendano forma anche se spesso con effimera vita.
Gli ideali di libertà, giustizia ed uguaglianza, già in nuce nella cultura francese a fine XVII secolo, animano gli appassionati ideali di un aristocratico provenzale, Bartholomè Misson, che approdato a Napoli, quale membro dell’equipaggio di una nave da guerra, “La Victoire”, incontra, successivamente a Roma, le infervorate prediche radicali di un frate domenicano: Caraccioli.
I due si sentono accomunati nei loro ideali e si imbarcano sulla “Victoire” senza un preciso progetto se non quello di diffondere i principi di eguaglianza in assenza di costrizioni economiche e personali, realizzati in piena democrazia. Già durante la navigazione verso le Americhe, molti marinai si sentono attratti e coinvolti da tali proposte e sarà il successivo scontro con una nave da guerra inglese, la “Wirichester” ad offrire l’opportunità di mettere in pratica gli ideali a lungo covati.
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Nello scontro, malgrado la palese vittoria, il gruppo di comando della nave francese perde la vita e questo condurrà all’ammutinamento dell’equipaggio che capitanati dai due idealisti inizierà l’avventura. Una nuova bandiera viene issata sul pennone più alto con il motto “Per Dio e per la libertà”. Di fatto l’attività di questa gruppo di utopisti, infervorati dalle sapienti arringhe del frate domenicano, sarà una “pirateria gentile”, fatta di arrembaggi condotti con il minimo spargimento di sangue e di rapine, essenziali al proseguo del viaggio e della vita a bordo. Naturalmente le navi prese di mira sono prevalentemente inglesi, gli avversari storici di quegli anni.
Gli scontri si inaspriscono se le navi abbordate, come le olandesi, hanno a bordo schiavi da commerciare che liberati ampliano l’equipaggio. Tali processi di crescita sia nel numero degli adepti sia delle ricchezze in qualche modo accumulate, costringono Misson e Caraccioli ad individuare una base sicura dove fondare la propria “Repubblica dei Liberi”. L’isola Johanna, nell’arcipelago delle Comore a nord del Madagascar, sembra un luogo ideale anche grazie alla buona accoglienza degli indigeni.
Ma alcuni sfortunati scontri con altri navi evidenziano la fragilità di quel posizionamento ed inducono la comunità a trasferirsi sull’estrema punta nord del Madacascar presso la baia di Diego Suarez. Il nuovo insediamento sarà fortificato e più sicuro, organizzato secondo principi massimamente democratici, le cariche elettive con precise regole di rappresentanza e di uguaglianza. I beni accumulati e le terre sono divise equamente, la lingua parlata è frutto della mescolanza, anch’essa democratica, dei vari idiomi parlati nella collettività.
In questa comunità fa l’ingresso un vero pirata, Thomas Tew, che dopo i primi entusiasmi aspira ad un ritorno delle vecchie abitudini piratesche, creando tensione con Misson e Caraccioli. A questo si sommano uragani che affonderanno la “Victoire” e parte della flotta nel frattempo costruita, oltre a sanguinosi e distruttivi attacchi delle comunità guerriere locali non totalmente pacificate. Caraccioli muore negli scontri, Misson perirà in un naufragio sulla via del ritorno verso la Francia e Tew riprenderà a pieno la sua attività di pirata sino alla morte. La “Bella Utopia” ha termine. Le grandi potenze se ne compiacciono.
Fabrizio Fattori
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