C’è un momento, nelle grandi navigazioni, in cui la fine non è ancora “vicina” ma smette di essere astratta. Per la flotta della McIntyre Mini Globe Race quel momento ha un nome preciso: Recife. L’Atlantico Sud è stato attraversato, le barche sono entrate in porto, le mani hanno finalmente mollato scotte e timone… eppure nella testa di tutti rimbalza già la stessa domanda: e adesso?
Perché il conto alla rovescia è iniziato davvero: mancano 2.500 miglia alla National Sailing Academy, l’arrivo che può trasformare questa regata in un pezzo di storia della vela “piccola” e gigantesca insieme.
Da Sant’Elena al Brasile: la tappa che doveva essere “alisei e poppa”… e invece
Sulla carta, tra Saint Helena e Recife doveva essere una lunga scivolata in poppa: vento portante, ritmo, chilometri che entrano da soli. Nella realtà è stata una tappa fatta di caldo duro, mare spesso scomodo, scelte tattiche e quel tipo di solitudine che non si misura in miglia, ma in notti.
E in mezzo, una flotta che si è divisa quasi naturalmente in due film paralleli: davanti, rivalità strette e controlli reciproci; dietro, un’andatura più “filosofica” ma non meno intensa, con la stessa fatica e la stessa necessità di proteggere la barca e la testa.
Un leader che non molla la testa della generale (e numeri che impressionano)
A Recife il primo a mettere piede a terra è Renaud Stitelmann (#28 Capucinette / CH):
25 giorni, 21 ore, 29 minuti e 23 secondi, su circa 3.500 miglia, a 5,63 nodi di media e 135 miglia/giorno.
All’estremo opposto, il più “lento” della tappa è Josh Kali (#157 Skookum / US), a 4,47 nodi e 107 miglia/giorno. Ma qui non è una classifica di velocità fine a sé stessa: è una fotografia di quanto cambino strategia, comfort, rischio e gestione del mezzo su barche minuscole in oceano grande.
Il dato che pesa davvero è quello cumulato: in 21.600 miglia e 164 giorni da Antigua, Stitelmann ha viaggiato a 5,49 nodi e 131,8 miglia/giorno. Per un ALMA Globe 580 autocostruito è il tipo di numero che costringe anche gli scettici ad abbassare la voce.
Eppure la regata non è chiusa: Dan Turner (#05 Immortal Game) è a 3 giorni e 2 ore; Keri Harris (#47 Origami) è a 6 giorni e 9 ore dietro Dan, con Pilar Pasanau (#98 Peter Punk) a 1 giorno e 18 ore da Harris. Tradotto: basta un errore, un guasto, un tratto di bonaccia o una scelta sbagliata nel “nero” per riscrivere tutto.

La flotta #MGR2025–26 ormeggiata in sicurezza alla Marina di Recife
Le barche sono in porto, finalmente. E per qualche giorno il mare smette di essere una stanza senza porta.
Credito: Christine Turner
Il “blues prima della fine” e l’ombra lunga del Pot au Noir
C’è una frase del comunicato che suona vera: tutti soffrono del post-evento prima ancora che l’evento sia finito. È un sentimento tipico dei grandi viaggi: quando capisci che stai arrivando, inizi già a perdere qualcosa.
E mentre a Recife esplode l’energia del Carnevale, sullo sfondo restano domande concrete: vele fragili, usura, e soprattutto le incognite dell’ultima tratta — Pot au Noir, correnti, detriti trascinati dall’Amazon River. Non è la parte “facile” di una storia: è l’esame finale.

Il blues del “dopo” prima ancora che sia finita — e a Recife intanto è Carnevale
Si festeggia, certo. Ma sotto la musica c’è una consapevolezza nuova: la fine è reale, e fa un po’ paura.
Credito: Arzu Beskardes
Don McIntyre: “È epico. Ora parliamo di arrivo”
Don McIntyre, che ha immaginato la Mini Globe come ultimo capitolo di una trilogia (dopo Golden Globe e Ocean Globe), nel comunicato mette a fuoco il sentimento più raro: lo stupore di vedere diventare possibile ciò che per anni è stato dato per impossibile.
Il senso è tutto lì: costruire queste barche è stato duro, portarle fin qui lo è di più, e adesso si può davvero pronunciare la parola “arrivo” senza scaramanzie.
La danza oceanica: davanti la guerra, dietro la filosofia
In testa, Stitelmann e Turner hanno navigato in una bolla stretta, quasi sempre entro 20–30 miglia, con due approcci opposti ma efficaci: il primo più “meccanico” nella disciplina e nella gestione dei pesi; il secondo più concentrato sul benessere della barca e del marinaio, senza smettere di mordere.
Subito dietro, il braccio di ferro tra Pasanau e Jakub Ziemkiewicz (#185 Bibi / IE) ha raccontato un’altra verità dell’altura: non vince sempre chi spinge, spesso vince chi non rompe. Jakub, con un alloggiamento della deriva fessurato e una condotta conservativa, ha scelto l’integrità del mezzo come priorità assoluta.

Pilar Pasanau a bordo di Peter Punk
In oceano, tra una vela e l’altra, c’è tempo anche per domandarsi “che senso ha tutto questo?”. E spesso è lì che si decide quanto sei davvero forte.
Credito: Pilar Pasanau / MGR2025
Caldo da forno e una regata nella regata: Marsh vs Harris
Più indietro, la sfida tra Eric Marsh (#79 Sunbear / AUS) e Harris ha avuto il sapore della commedia e la durezza del reale: scambi di leadership, battute in radio, e una cabina che supera i 33°C. Harris, annoiata dalla poppa, riempie il tempo con astronomia nautica e persino portoghese. Marsh, istrione, regala energia a chi segue da casa. Ma quando la barca rolla e il sonno è a pezzi, la leggerezza è una risorsa tecnica.

Eric Marsh, “decano” della flotta, arriva a Recife
La vela d’altura non allunga solo le miglia: a volte ringiovanisce anche lo sguardo. E Marsh lo dimostra.
Credito: Christine Turner
Dolore, timone a mano e pilota che non ne vuole sapere
Christian Sauer (Argo) ha dovuto convivere con una spalla che fa male davvero, e con un mare incrociato che spesso impone il timone a mano. In coda ai duelli, ha comunque trovato una linea pulita e regolare, arrivando a precedere Adam Waugh (Little Wren), a sua volta stanco dello “stato di mare terribile” e dei limiti del pilota automatico in onda confusa.

Il rito serale di Christian Sauer: una tazza di tè in mare
Piccole abitudini, grandi effetti: comfort mentale e “carburante del benessere” quando l’oceano non fa sconti.
Credito: Christian Sauer / MGR2025
Chi sembra farla facile (e chi sceglie la rotta della contemplazione)
Beskardes (Trekka) attraversa la tappa con un’aria quasi serena: vele a prua, sonnellini, provviste fresche da amici di Sant’Elena. Jasmine, tra problemi pratici (rollafiocco e spinnaker) e recupero fisico dopo l’impresa a nuoto che le è valsa una medaglia del governatore, continua passo dopo passo.
E poi c’è Kali: ultimo in mare, ma non ultimo nello spirito. Sceglie una rotta più a nord per sfruttare corrente e comfort, e trasforma gli ultimi giorni in una meditazione fatta di lune e tramonti, con la sensazione di vivere “giorni uguali”, come in un loop.

Arrivo a Recife: birra fresca e accoglienza caldissima in marina
Sueli e Manolo accolgono la flotta; grazie anche a Yannick Ollivier di FPVela per il contatto. La regata è dura, ma gli arrivi si celebrano come si deve.
Credito: Arzu Beskardes
La sequenza degli arrivi: una processione che diventa festa
Il finale di tappa è un piccolo film: Stitelmann arriva alle 09:29 UTC del 30 gennaio, Turner alle 14:08 UTC dello stesso giorno. I due rivali-amici finiscono sul pontile con una birra meritata e oltre 30°C addosso. Pasanau firma il terzo posto il 31 gennaio; Ziemkiewicz entra più tardi per il quarto; Sauer chiude quinto il 1° febbraio e Waugh arriva subito dopo per il sesto.
Il duello Harris–Marsh si risolve a favore di Harris, con Marsh che celebra cantando ai follower un brano originale, “Lonely Sailor”. Nel frattempo Jasmine prosegue regolare, Beskardes naviga comodo, e Kali — pur ultimo — registra la velocità massima della flotta in un tratto, rosicchiando lentamente.
Oltre la barca: l’elemento umano
È qui che il comunicato diventa più vero: preoccupazioni familiari, dolore fisico, nostalgia anticipata della compagnia che sparirà quando tutto finirà, nuove priorità che emergono proprio quando la fatica dovrebbe “spegnere” i pensieri.
L’oceano è un equalizzatore: non guarda il curriculum, non premia le intenzioni. Misura materiale, strategia e mente con lo stesso metro.

Jasmine “travestita” da Christian (??)
Un gesto ironico che vale oro: quando sei stanco, ridere è una forma di manutenzione.
Credito: Jasmine Harrison / MGR2025
Rotta su Antigua: l’ultimo esame
Dopo bistecche, cerveja e riparazioni, i skipper ripartono il 19 febbraio a mezzogiorno (ora locale) per l’ultima tappa: 2.400–2.500 miglia verso nord. Calmi equatoriali, correnti contrarie, possibili venti in prua: il tratto finale è famoso per essere il più “capriccioso”.
Ed è anche il tratto che può far diventare tutto questo una frase che resterà: undici persone, barche autocostruite in compensato, un giro da 28.000 miglia che sta per chiudersi dove era iniziato.
Ancora una volta. Fino in fondo.
Ti Potrebbe Interessare Anche
Il mare della comunità
Il porto conosce due giornate diverse, ogni anno. Non le distingue il calendario, ma il respiro dell’aria e il modo in cui la città...
Regata oceanica: 18 miglia in 9 ore nella notte offshore
03:10 UTC. 27 nodi da Ovest. Prua 112°. J2 e un terzarolo in randa. Il log segna 18,4 nodi medi sull’ultima ora. 0,8 miglia recuperate sul battistrada,...
Nave Italia: Via col Vento porta 12 giovani a bordo dal 16 giugno
Nave Italia salpa dal porto di Brindisi il 16 giugno con a bordo dodici giovani per una navigazione pensata come intervento educativo e riabilitativo:...
Idrovolanti Trieste: il ritorno dopo 90 anni
1 aprile 1926: partirono i primi idrovolanti commerciali italiani. Oggi, a novant'anni di distanza, la rotta tra Idrovolanti Trieste e Torino è...
Storie di mare/ Suez non è solo un Canale, è memoria. Anche italiana
Ho seguito con particolare interesse l’incontro dedicato al Canale di Suez organizzato dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di...
AIL & ARIA: vela, memoria e rinascita in mare
La bussola originale del 1935 giace sul tavolo come se avesse appena smesso di battere; il metallo è scurito, i numeri consumati, la lancetta punta...
Ocean Globe Race 2027: il ritorno al mondo senza autopiloti
Niente GPS, niente autopiloti: nel 2027 l’Ocean Globe Race torna a misurare il coraggio umano contro l’immenso degli oceani, restando fedele...
The Ocean Race Atlantic: Clapcich annuncia l'equipaggio
The Ocean Race Atlantic torna a muovere i venti sull’Atlantico con una presentazione ufficiale del Team Francesca Clapcich Powered by 11th Hour Racing,...
Missione Naxos 2026: Suzuki e Club del Gommone Milano
La Missione Naxos 2026 parte da una scena concreta: al sorgere del sole, il Zar Formenti Naxos 23 lascia Varazze. A bordo, il Suzuki DF200AP è pronto...