Krystyna Chojnowska-Liskiewicz, la prima donna a circumnavigare il mondo in solitaria
Una pioniera della vela: una barca costruita a mano, una rotta audace e venti che sfidano i confini della storia
Una pioniera della vela: una barca costruita a mano, una rotta audace e venti che sfidano i confini della storia
Krystyna Chojnowska-Liskiewicz è stata la prima donna a circumnavigare il globo da soli, a bordo del piccolo Mazurek, dimostrando che determinazione e ingegno possono superare pregiudizi e limiti tecnici. L’impresa, compiuta tra il 1976 e il 1978, resta un punto di svolta nella storia della navigazione femminile.
La storia della vela ha una protagonista che, pur non cercando gloria, ha segnato una pagina significativa: Krystyna Chojnowska-Liskiewicz è stata la prima donna nella storia a circumnavigare il mondo in solitaria.
Nata nel 1936 a Varsavia, in una Polonia segnata dalla guerra, Krystyna Chojnowska-Liskiewicz sognava il mare fin dall’infanzia. Studiò ingegneria navale all’Università di Danzica, una disciplina dominata da uomini, e fu tra le prime donne polacche a laurearsi in quel campo. Qui incontrò il marito, Wiktor Liskiewicz, appassionato di vela. Insieme condividevano un sogno: costruire una barca con le proprie mani e solcare gli oceani.
Negli anni ’70 la Polonia era ancora dominata dal regime comunista e partire per il mondo da soli era un’impresa ardua. Ma Krystyna non accettava limiti: «Ogni volta che guardavo una carta nautica, sentivo che le linee blu non erano confini, ma inviti».
Nel 1975, Krystyna Chojnowska-Liskiewicz e Wiktor Liskiewicz iniziarono la costruzione di un piccolo yacht in legno lungo 9,5 metri: Mazurek, dal nome di una danza popolare polacca. L’imbarcazione fu costruita nei cantieri di Danzica con materiali semplici, ma curata in ogni dettaglio: legno di quercia e pino, armo bermudiano, cabina compatta, e una disposizione interna studiata da Krystyna stessa, con tutto ciò che serviva a una sola persona per vivere mesi in mare.
La sfida non era solo tecnica. La Polonia non aveva mai sostenuto un’impresa del genere, ma il Club Marittimo di Gdynia decise di sponsorizzarla, spinto anche dall’orgoglio nazionale: per la prima volta una donna polacca avrebbe portato la bandiera bianca e rossa in tutti i mari del mondo.
La partenza avvenne il 28 marzo 1976, da Las Palmas, nelle Canarie, per iniziare la circumnavigazione. Aveva 40 anni, due sextant, un piccolo motore ausiliario e scorte di viveri per mesi. Nessun GPS, nessun radar. Solo carte nautiche, bussole e una volontà incrollabile. La sua rotta prevedeva il passaggio attraverso Panamá, Tahiti, l’Australia, il Capo di Buona Speranza e infine il ritorno nell’Atlantico.
Era completamente sola, ma il diario di bordo non trasmette mai paura: solo rispetto e una calma consapevole. «Il mare è vivo», scrisse, «e come ogni essere vivo, risponde a chi lo ascolta».
La traversata fu tutt’altro che lineare: il Mazurek affrontò tempeste nell’Oceano Indiano, rotture di vele e lunghi periodi di bonaccia. Durante il passaggio in Polinesia Krystyna trascorse settimane tra isole remote, dove fu accolta con stupore e affetto. La stampa locale iniziò a seguirla, e la sua impresa divenne uno dei simboli mondiali della tenacia femminile.
Attraversò i mari del Sud, toccò Fremantle e poi Capo Agulhas, il punto più meridionale dell’Africa. Le correnti e i venti contrari la rallentarono, ma non si fermò mai. Nella sua cabina annotava tutto: le coordinate, le emozioni, i pensieri. «Ci sono notti», scriveva, «in cui il mare mi sembra respirare insieme a me».
Dopo due anni di navigazione, il 21 aprile 1978, Krystyna tornò al punto di partenza, completando la prima circumnavigazione femminile in solitaria della storia. Aveva percorso più di 31.000 miglia nautiche.
Quando rientrò in porto, non la accolsero fuochi d’artificio né telecamere. Il mondo della vela occidentale stava già celebrando un’altra navigatrice, la britannica Naomi James, partita pochi mesi dopo e sostenuta da sponsor internazionali. Ma i documenti ufficiali dell’International Yacht Racing Union furono chiari: Krystyna Chojnowska-Liskiewicz fu la prima donna al mondo a circumnavigare il globo in solitaria.
In patria divenne un’eroina discreta, amata dai velisti e rispettata dagli ingegneri. Mai mondana, mai interessata al denaro o alla fama, continuò a navigare per decenni nel Baltico e a insegnare ai giovani. «Il mare», diceva, «non è un luogo da conquistare, ma da comprendere. È un maestro di umiltà».
Krystyna morì nel 2021, a Danzica, all’età di 84 anni, lasciando come patrimonio marittimo nazionale il Mazurek, simbolo di un’epoca in cui la vela era ancora fatta di legno, vento e coraggio.
La sua impresa resta un punto di svolta: non solo perché aprì la strada a una generazione di navigatrici, ma perché dimostrò che la determinazione e la grazia possono convivere nella stessa persona. «Il mare non giudica», scriveva. «Accoglie chi lo rispetta, respinge chi lo teme».
Scheda tecnica – Mazurek
Epiloogo: la storia di Krystyna Chojnowska-Liskiewicz è una memoria forte su come il mare possa essere al tempo stesso crudele e generoso. In un’epoca dominata dalla tecnologia, navigò con la sola forza della mente e del cuore, trovando nell’oceano una risposta alla domanda di libertà. Forse il vero significato della sua rotta non fu dimostrare qualcosa al mondo, ma dimostrare al mare di esserne degna.
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