Cecilia Zorzi conquista i Caraibi sulla Mini Transat: 2.600 miglia in solitario
Traversata oceanica in solitario da Les Sables d’Olonne ai Caraibi: undicesimo posto, terza donna italiana a completare la Mini Transat
Traversata oceanica in solitario da Les Sables d’Olonne ai Caraibi: undicesimo posto, terza donna italiana a completare la Mini Transat
La velista Cecilia Zorzi termina la Mini Transat in solitario con 11° posto, dopo una traversata di oltre 2.600 miglia dalle Canarie ai Caraibi, non senza incidenti e ostacoli naturali.
La vela di alto livello italiano festeggia un risultato storico: la velista Cecilia Zorzi, portacolori del Circolo Vela Arco, ha tagliato il traguardo ai Caraibi al termine di una traversata oceanica di oltre 2.600 miglia dalla partenza dalle Canarie. Il risultato, conseguito in poco meno di tre settimane, posiziona Zorzi a ridosso della top ten e la rende la terza donna italiana a completare la Mini Transat, regata transatlantica in solitario.
La Mini Transat, nata nel 1977, è una delle sfide più dure della vela d'altura. A bordo non sono ammessi computer, telefoni satellitari o GPS cartografici, e si naviga su imbarcazioni di soli 6,50 metri di lunghezza. Queste regole impongono una gestione pura della navigazione e una forte resistenza mentale e fisica, elementi fondamentali per attraversare l’Atlantico in solitario.
Questa edizione ha vissuto un profilo particolarmente impegnativo: nell'arco della prima tappa la regata è stata annullata durante il passaggio delle coste portoghesi a causa dell’uragano Gabrielle. I partecipanti sono stati costretti a riparare lungo le coste del Portogallo, rimandando la gara alla seconda tappa, che è diventata l’unica di questa edizione della Mini Transat.
Nel contesto della prima tappa, Cecilia Zorzi aveva mostrato una partenza promettente nel gruppo di testa prima di subire una collisione con un oggetto non identificato durante la seconda notte di regata, danneggiando irrimediabilmente il timone sinistro e la prua dell’imbarcazione.
Dopo l’annullamento della tappa, la flotta ha ripreso la rotta dal Portogallo verso le Canarie, dove Zorzi ha potuto sostituire il timone e riparare lo scafo, pronta per la partenza della seconda tappa, fissata al 25 ottobre. All’avvio della seconda tappa ha subito mostrato carattere, entrando nella top 5 nelle prime tre giornate nonostante venti molto leggeri.
Lasciato l’arcipelago delle Canarie, la flotta ha affrontato gli Alisei, entrando nel vivo della traversata. Condizioni insolite hanno costretto gli skipper a spingersi molto a sud per ottenere una forza del vento adeguata: Zorzi è arrivata a superare persino il quindicesimo parallelo, una scelta dettata dalla dinamica meteorologica e dall’esigenza di una andatura costante.
“Dalle previsioni meteo era chiaro che la rotta a nord fosse sbarrata, ma non era facile decidere quanto a sud andare; non avevo modo di conoscere la posizione degli avversari. Ci sono state giornate davvero difficili, sia mentalmente che fisicamente. Non mi aspettavo di soffrire così tanto, ma l’umidità e le temperature elevate hanno reso gli ultimi giorni quasi un inferno. All’arrivo comunque ho dimenticato tutto in un attimo, non capita tutti i giorni di arrivare ai Caraibi dopo essere riuscite ad attraversare l’oceano da sole!”
“Devo ammettere che dopo l’incidente avvenuto durante la prima tappa ero abbastanza demoralizzata. Dopo una campagna preparatoria già complicata l’ultima cosa che volevo era ritrovarmi sull’Isola di La Palma a dover gestire l’ennesima riparazione. Ma alla fine penso che questo ultimo ostacolo mi abbia dato la spinta giusta per affrontare la traversata con l’energia migliore, orientando la prospettiva verso le cose importanti. Ho cercato di dare il meglio di me stessa ricordandomi perché lo stavo facendo, e il risultato è venuto naturalmente”.
La navigatrice ha completato la traversata in 15 giorni e 20 ore, classificandosi all’undicesimo posto, alle spalle della prima donna in classifica Alicia De Pfyffer (della Svizzera). Nella storia dell’Italia, prima di Zorzi, solo Daniela Klein (2009) e Susanne Beyer (2011) erano riuscite a portare a termine questa impresa. Il traguardo sta diventando un faro per il progetto Cecilia in Oceano, che sostiene una vela inclusiva, aperta a tutti, indipendentemente dal genere.
Con questa esperienza, l’obiettivo è rafforzare la presenza italiana nel panorama della vela d’altura e stimolare una riflessione sull’accessibilità delle regate oceaniche, dove le condizioni estreme mettono a dura prova le capacità di gestire lo stress e la strategia di navigazione. La carriera di Cecilia Zorzi rimane una testimonianza di resilienza e dedizione: una storia che può ispirare le nuove leve della vela italiana e internazionale.
Per riferimenti e aggiornamenti, è possibile consultare fonti ufficiali e il profilo ceciliainoceano.com.
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