''Alakaluf Nomadi del Mare''
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
Tra le tante popolazioni che, in passato, traevano la loro sopravvivenza vivendo delle incerte risorse offerte dall’ambiente marino, ottenute con mezzi approssimativi e primitivi ed in perenne rischio della propria vita, gli Alakaluf risultavano la più misera e disperata ma a suo modo perfettamente integrata in un ambiente tra i più ostili della terra.
La “Terra del fuoco” così chiamata per la presenza di giganti dai grandi piedi dediti a canti e danze alla luce dei fuochi, così come narrato da Antonio Pigafetta membro dell’equipaggio di Magellano che intorno al 1520 percorse quelle acque circumnavigando per la prima volta il globo.
L’area compresa tra l’isola di Chiloe’ e capo Horn era abitata da popolazioni sparpagliate (Alakaluf, Ona, Yamana, Chono,..) in piccoli gruppi che si muovevano tra terre costiere e canali di complessi arcipelaghi rocciosi ed inospitali percorsi sulle loro canoe di corteccia recanti al centro su un letto di ciottoli e sabbia un fuoco, spesso accudito da bambini, e spinte da donne remiganti mentre l’uomo cacciava da prua otarie, piccoli mammiferi marini e pesci, armato di semplici arpioni.
Prendevano terra per brevi soggiorni e per integrare la dieta con mulluschi, alghe e i resti di balene spiaggiate. Prevalentamente nudi o vestiti di rozze pelli per gli inverni le cui temperature potevano scendere molto al di sotto degli zero gradi, si riparavano in precarie capanne destinate a non durare a lungo.
Tale realtà così umanamente faticosa venne descritta a più riprese dai tanti navigatori che in qualche modo entrarono in contatto con loro, usando spesso termini spregevoli. Dopo il massacro della spedizione di van Noort (1598) divennero solo spietati cannibali.
E’ indubbio che il contatto con la “civiltà” europea avrebbe determinato il loro progressivo estinguersi. Gli inglesi alterarono le risorse cacciando in gran numero le otarie il cui grasso serviva ad alimentare l’illuminazione pubblica di Londra.
Le malattie importate, il calo demografico dovuto anche alla consanguinità e all’alta mortalità infantile e gli stessi ordini religiosi (salesiani) produssero effetti devastanti. Basti pensare che la sostituzione delle loro pelli con abiti in tessuto, destinati a ricoprire perennemente le loro nudità, li costrinse, a quelle latitudini ed in qualsiasi stagione, a vivere costantemente nell’umidità più malsana.
Le loro vite vennero descritte con ampio dettaglio da Josè Emperaire nel libro “I Nomadi del mare” (1955) che ancora oggi, a estinzione avvenuta, rappresenta un’ imprescindibile testimonianza di come l’uomo nel suo peregrinare sulla faccia della terra sia riuscito, pur in condizioni proibitive, a trovare un equilibrio di vita ed una sorte di armonia con una natura avara ed ostile, provando le sue grandi capacità di adattamento, qualità inderogabile per la sopravvivenza del genere umano.
Fabrizio Fattori
In copertina: Propiedad intelectual: Obra protegida Tipo: Lámina Descripción física: Página 73 Materias: Alacalufes - Vida Social y Costumbres - Obras Ilustradas Año: 1945 Colección: Biblioteca Nacional de Chile Códigos BN: MC0018344 N° sistema: 391157 Temas relacionados: Alberto de Agostini (1883-1960)
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